

L’editore olandese Ambo Anthos ha deciso di sospendere la pubblicazione del libro “Chi ha tradito Anna Frank” in cui viene rivelato che probabilmente la persona che aveva tradito la famiglia della giovane ebrea tedesca Anna Frank nel 1944 fu Arnold van Den Bergh, un notaio della comunità ebraica olandese.
Ambo Anthos ha fatto sapere che non stamperà più copie del volume, firmato da Margaret Sullivan fino a quando gli autori non offriranno prove più concrete di quelle finora pubblicate.
“Avremmo dovuto avere un approccio più critico”, ha detto la casa editrice. Negli Usa il libro è stampato da HarperCollins che non ha fatto ancora commenti.
Dopo la pubblicazione del volume, storici olandesi avevano gettato dubbi sulle conclusioni dell’inchiesta coordinata dall’ex agente dell’FBI Vincent Pankoke che, insieme a un team di esperti, aveva puntato i riflettori sul notaio Arnold van den Bergh. “Offrono informazioni che meritano approfondimento, ma nessuna base per l’accusa centrale”, aveva detto Ronald Leopold, il direttore della casa-museo di Anna Frank che ha deciso di presentare le scoperte del gruppo di Pankoke come “una delle tante teorie” considerate nel corso degli anni.
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Molti avevano poi contestato il peso dato dall’inchiesta al Jewish Council di Amsterdam, un comitato di collaborazionisti di cui van den Bergh era stato tra i fondatori e che, secondo gli investigatori, avrebbe tenuto liste dei nascondigli degli ebrei come quello dove si erano chiusi i Frank. In particolare, a far storcere il naso l’aver accusato un ebreo di aver tradito la famiglia Frank: “Ancora una volta abbiamo una narrativa in cui sono gli ebrei ad essere i colpevoli“.
Era il 4 agosto del 1944 quando i nazisti fecero irruzione presso l’edificio Prinsengracht 263, sede della società Opekta Pectacon ad Amsterdam, dove da anni la famiglia Frank e altri ebrei avevano trovato rifugio per sfuggire alle persecuzioni. Anna aveva 15 anni quando è morta in un campo di concentramento, ma il suo diario che raccontava la quotidianità nel nascondiglio, è diventato uno dei testi più letti sulla Shoah.
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