E’ del tutto inconfutabile che il cammino del Milan dopo il lockdown di marzo sia stato eccezionale: in 36 partite complessive, tra campionato e coppe, ha raccolto 25 vittorie e 10 pareggi, subendo l’unica e ininfluente sconfitta in Europa League col Lille, per un totale di 86 gol segnati e 38 subiti. Di questo percorso formidabile sono state date varie spiegazioni: tecniche, psicologiche, ambientali, anagrafiche, societarie. Ma la spiegazione più convincente potrebbe essere un’altra: quella tattica. Lo conferma, alla luce di prove e controprove in serie, l’analisi dei dati raccolti dalla Lega di A sulle prestazioni della squadra di Pioli. Sia i parametri sul posizionamento dei giocatori del Milan nelle varie fasi di gioco sia quelli sulla valutazione della loro efficienza tecnica e fisica convergono infatti verso la stessa conclusione: è l’atteggiamento in campo, proposto dalla squadra con sempre maggiore convinzione e con riflesso ormai mnemonico, ad averne determinato i successi, permettendole di fronteggiare con la stessa sicurezza anche le rivali considerate in partenza più forti. Il gioco del Milan è molto verticale, improntato al coraggio e al dogma europeo attuale nel calcio di vertice: l’occupazione della metà campo avversaria col maggior numero possibile di uomini e nel minore tempo possibile. Non è una rivoluzione alla Sacchi, piuttosto una riuscita elaborazione delle tendenze tattiche europee.
Vincere adesso e costruirsi il futuro, il Milan dei giovani e il segreto del successo
di
Enrico Currò

Un gioco verticale
Quanto più l’attacco alla porta è massiccio e rapido, tanto più è alta la probabilità di entrare in area con pericolosità. E’ il risultato, solo apparentemente ovvio, che Pioli ottiene attraverso il classico pressing alto di attaccanti e centrocampisti, in particolare del trio di trequartisti guidato da Çalhanoglu alle spalle di Ibrahimovic, ma anche grazie alla velocità con cui si spingono in avanti contemporaneamente i due terzini. Nella potenziale formazione titolare, quando il Milan ha il pallone, capita spesso che ben 8 giocatori si trovino oltre la linea di metà campo. In pochi secondi raggiungono Ibrahimovic (o il suo eventuale sostituto, Rebic o Leao) altri 7 milanisti: si aggiungono al centravanti i due esterni d’attacco (Saelemaekers a destra, Rebic o Leao a sinistra), il trequartista (Çalhanoglu), il regista (Bennacer), l’incursore (Kessié), i terzini (Calabria e l’ala di fatto Hernandez). E’ un atteggiamento spregiudicato, ma il più delle volte paga, come attesta la media di quasi 2 gol e mezzo segnati a partita, firmati da 17 marcatori diversi. Il fronte dell’attacco è così ampio che per l’allenatore avversario diventa difficile studiare in anticipo le contromisure a un’azione che, da destra a sinistra, potrebbe svilupparsi ovunque.

Il tramonto del tikitaka
Al lungo palleggio preparatorio orizzontale, stile tikitaka al tramonto, Pioli preferisce l’affondo rapido in verticale. Ogni giocatore sa che può anche non ricevere il pallone, ma ugualmente si catapulta in attacco – l’esempio, dati alla mano, è Saelemaekers ogni tanto ignorato dall’azione – perché sa che la sua sola presenza aumenta il ventaglio delle soluzioni offensive e soprattutto mette preoccupazione alla difesa altrui, costretta a coprire in affanno più spazi. Ovviamente tutto questo turbinio è ancora più efficace se il centravanti è Ibrahimovic, capace di tenere occupati due marcatori e di conservare il possesso del pallone col gioco di sponda, e se un terzino è Hernandez, capace di raggiungere la linea di fondo in poche falcate e di crossare, tirare o cercare imbucate con la stessa naturalezza tecnica. Il contemporaneo assalto con i due terzini è una caratteristica del calcio contemporaneo – lo ha praticato benissimo il Bayern nella Final Eight di Champions – ma comporta una percentuale di rischio, che il Milan accetta di correre consapevolmente: l’uno contro uno in difesa, sul contropiede avversario, è l’altra faccia dell’offensivismo e un pericolo che la coppia centrale titolare Kjaer-Romagnoli sa di dovere affrontare. Un portiere fuoriclasse come Donnarumma aiuta ad attenuare il rischio. Questa tattica non è ispirata a un modello specifico: si è sviluppata a poco a poco, fino a diventare un marchio. Il paragone più calzante non è il Bayern di Flick, provvisto di maggiore palleggio rispetto al Milan, ma l’Ajax di due stagioni fa, capace di eliminare dalla Champions Real Madrid e Juventus, prima di scivolare all’ultimo istante in semifinale col Tottenham.

Parametri da scudetto
L’allenatore dell’Ajax Ten Hag, riducendo lo spazio tra i suoi giocatori d’attacco grazie al sovrannumero, preparava l’imbucata improvvisa attraverso le loro rotazioni di posizione. E’ una prassi sempre più evidente anche nel gioco del Milan, che è certamente migliorato per intensità e ritmo, nel dopo lockdown, secondo i dati non pubblici in possesso della Lega di A. Nello scorso campionato, tra pre e post lockdown, è infatti la squadra che più è migliorata nelle percentuali dei cosiddetti parametri evoluti, adatti a classificare la correlazione tra dati tecnici, fisici, tattici e risultati: sono parametri da scudetto. Il suo indice di efficienza tecnica (principale unità di misura è la velocità del pallone in fase di possesso, che attesta il controllo del gioco) è salito dall’88,7 al 91,4, alle spalle di Atalanta e Juventus e alla pari col Napoli. Anche l’indice di efficienza fisica (principali unità di misura sono le accelerazioni, tipiche della squadra che controlla il gioco, e le decelerazioni, tipiche di chi è costretto alla difensiva) è salito: dall’89,5 al 91,5, dietro Atalanta e Juventus. L’indice della potenza metabolica (sintesi tra le fasi di gioco, alta velocità, sprint, tempo di recupero tra le azioni) è infine rimasto inalterato: 10,8, alle spalle di Napoli e Roma e alla pari con Inter e Udinese, ma in controtendenza col calo di tutte le squadre, con le sole eccezioni di Napoli e Udinese. Nel campionato in corso i dati sono ancora provvisori, ma è già significativo per ora l’incremento della distanza percorsa in sprint, aumentata del 22,7%. Il Milan va all’attacco e lo fa alla svelta: è una scelta tattica chiara. E nel 2020 è stata vincente.