Thor: Love and Thunder, Marvel ci casca di nuovo: la pericolosa tendenza dei post-credit

Senza le scene post-credit (ormai rigorosamente due) il Marvel Cinematic Universe non sarebbe lo stesso. Ma con l’avvio della Fase 4 sta reiterando un problema narrativo non da poco, che denota una certa arroganza sul futuro e crea non poca delusione nell’immediato. Ecco perché ha sbagliato anche in Thor: Love and Thunder.

Care vecchie scene post-credits: le abbiamo amate, aspettate e hanno fatto rimanere seduta in sala per ore e ore – alla somma totale – un’intera generazione che al cinema non ci andava neanche più. Dal lontano quel 2008, da quando cioè un Samuel L. Jackson nella semioscurità ci annunciava che Iron Man era appena entrato a far parte di un mondo più grande, le post-credit della Marvel hanno contribuito a intessere il più grande universo espanso di sempre, sicuramente quello in più rapida espansione. Certo, pochi esempi precedenti c’erano stati, ma questo modo di usarli come strumenti narrativi ricorrente è stato brevettato dalla Marvel per poi essere esportato nel sempre crescente panorama delle saghe, dei franchise e dei sequel.

Oggi le usano tutti, rendendole anche un po’ inflazionate. Ma chi sta sbagliando di più – anche se è il tempo a dovercelo dire – è proprio la Marvel. L’ultima volta proprio di recente, con l’ultimo capitolo dedicato al Dio del Tuono, sul quale seguiranno importanti spoiler assieme a quello sul Doctor Strange. Se non li avete recuperati, consigliamo di interrompere qui la lettura. Il film appena uscito non è stato accolto nel migliore dei modi se non per Christian Bale, che però (assurdo) si è visto tagliare tantissime scene in Thor Love and Thunder. Abbiamo fatto la conoscenza di nuovi pantheon – e Taika Waititi potrebbe aver citato Star Wars in una inquadratura dell’Olimpo – e alla fine del film anche di un nuovo eroe cruciale nei fumetti.

Si tratta di Ercole, figlio di Zeus interpretato da Russel Crowe, che viene chiamato a raccolta dal padre per sconfiggere Thor: non si sa quando, non si sa come. È proprio questo il problema. Un tempo infatti, le post-credit Marvel servivano a interconnettere i film a breve distanza o a strapparci una risata per qualche gag di contorno. O gettavano le basi per il tassello subito successivo, così da farci comprendere di essere in presenza di un universo collegato (nella primissima Fase 1 non era ancora del tutto chiaro, andava ribadito), oppure per un sequel sullo stesso personaggio ma comunque già nei progetti della fase successiva. Per esempio, in questo caso, poteva anticipare Guardiani della Galassia 3 e sarebbe stato naturalissimo.

Ora invece, le post-credit ci introducono personaggi enormi senza avere un’idea ben chiara su quando verranno effettivamente utilizzati, ottenendo come effetto quello di farci saltare sulla sedia al momento, ma facendoci poi disamorare di figure che dovranno diventare cruciali. È successo qui con Ercole, precedentemente con la Clea di Charlize Theron in Doctor Strange 2 e prima ancora con Starfox di Harry Styles in Eternals. Variety, che ha ragionato sapientemente su questo problema, conclude: “È un segno di profonda fiducia (con un sano pizzico di arroganza) che i Marvel Studios utilizzino queste scene per presentare nuovi personaggi senza anche indicare con precisione dove stanno andando. Rischia di esacerbare la lamentela secondo cui stare al passo con l’MCU sta iniziando a sembrare meno divertente e più come fare i compiti. Forse i Marvel Studios hanno appena superato la necessità di scene post-credits: non c’è più bisogno di anticipare quando sappiamo già che è tutto connesso. I rituali, tuttavia, sono difficili da rompere, anche quando sono ormai inutili”.