ROMA – Paesi emergenti, tornano gli investimenti. Dopo un anno difficile, in seguito alla frenata economica causata dalla pandemia, i grandi capitali tornano a investire. Una inversione di tendenza che non è sfuggita agli analisti più attenti: nelle prime tre settimane di gennaio, un gruppo di almeno 30 paesi delle economie che rappresentano i maggiori tassi di crescita, hanno raccolto 17 miliardi di dollari destinati al sistema industriale e soprattutto societario.
Per certi versi, si tratta di una ulteriore conferma del ritorno alla normalità. Per un motivo molto semplice: gli investitori sono tornati a scommettere sulla ripresa dei mercati, azionario in primis – per cercare alternative al reddito fisso, frenato dai tassi sempre prossimi allo zero delle banche centrali. Esattamente come avveniva prima dello scoppio della pandemia a livello globale.
Investimenti, a marzo il punto più basso
A segnalare il ritorno degli investimenti sugli emergenti è stato l’Institute of International Finance, prontamente ripreso dal Financial Times. L’istituto di ricerca ha calcolato come nella prima parte dell’anno la fuga di capitali dagli emergenti, in particolare dai mercati asiatici, fosse stato drammatico, con una punta massima di deflussi che è avvenuta a marzo, quando vennero ritirati oltre 90 miliardi di dollari.
Il dato dei primi tre mesi dell’anno, conferma quanto già avvenuto nell’ultima parte del 2020, con oltre 180 miliardi di dollari tornato sugli emergenti nell’ultimo trimestre dell’anno. Un dato che ha consentito di chiudere l’anno comunque in positivo: l’indice mondiale dei principali titoli quotati nelle borse dei mercati emergenti ha guadagnato nei dodici mesi il 2,7 per cento.
Rendimenti interessanti nei bond in Asia
Le banche d’affari si interrogano su quanto potrà accadere nei prossimi mesi. Per la maggior parte, gli analisti ritengono che la crescita economica dovrebbe proseguire sostenuta, come si può leggere negli ultimi report di Goldman Sachs e Jp Morgan. Quest’ultima ritiene che nell’ultimo scorcio del 2020 sia salita la propensione al rischio da parte degli investitori, anche grazie alla partenza delle campagna vaccinali.
Per la banca svizzera Ubs il fatto che i governi debbano finanziare la ripresa economica offrirà occasioni per investire nei titoli di stato degli emergenti in Asia e non solo nelle azioni: nei paesi emergenti, meno “protetti” da istituzioni come Fed o Bce, dovranno offrire rendimenti più alti per attirare capitali.