Articolo di Enzo Ragusa – Mercoledì 28 Maggio 2025 – Tempo di lettura 5 minuti
Un recente studio di Green e Soon (2025) mette in discussione le basi scientifiche delle politiche climatiche promosse dall’IPCC, sostenendo che non ci sia una base probatoria sufficiente per utilizzare le emissioni di anidride carbonica e altri fattori antropogenici (definiti collettivamente come “Anthro” nello studio) come variabili principali per le politiche climatiche. Gli autori accusano l’IPCC di praticare da decenni una “ricerca di advocacy”, ovvero una forma di ricerca antiscientifica volta a sostenere un’ipotesi predefinita, anziché basarsi su un’analisi obiettiva dei dati.
Lo studio confronta i modelli climatici dell’IPCC, che attribuiscono il cambiamento climatico principalmente alla combustione di combustibili fossili (modelli Anthro), con un semplice modello di benchmark che prevede le temperature future basandosi esclusivamente sulla mediana storica. I risultati sono sorprendenti: i modelli IPCC mostrano errori di previsione significativamente maggiori rispetto al modello di riferimento. In molti casi, gli errori dei modelli IPCC sono risultati “molte volte maggiori” rispetto a quelli del modello semplificato, che si limita a proiettare temperature future uguali alla media storica.
In particolare, i modelli Anthro dell’IPCC, che prevedono un pericoloso riscaldamento globale guidato principalmente dall’aumento di CO2, hanno sovrastimato il riscaldamento globale tra il 1970 e il 2019 di un intervallo compreso tra 1,8°C e 2,5°C. Gli errori specifici di previsione per questo periodo, definito dagli autori come “l’era di preoccupazione per il riscaldamento globale causato dall’uomo”, sono stati quantificati come segue:
- 1,8°C (AVL)
- 1,7°C (AVSL)
- 2,3°C (AVR)
- 2,5°C (AVSR)
Ancora più significativo è il confronto per il periodo 2000-2019: gli errori di previsione dei modelli Anthro sono risultati 16 volte maggiori rispetto a quelli del modello di benchmark. Utilizzando 50 anni di dati storici (1850-1899) per stimare le previsioni per il 2000-2019, i modelli IPCC hanno prodotto errori assoluti mediani (MdAE) di circa 17°C, pari al 1600% in più rispetto all’errore di 1°C del modello di benchmark.
Al contrario, gli autori hanno riscontrato che i modelli climatici basati sull’irraggiamento solare totale (TSI, Total Solar Irradiance) mostrano una validità predittiva molto maggiore, con intervalli di errore significativamente più piccoli rispetto ai modelli Anthro. Questo suggerisce che fattori naturali, come le variazioni dell’attività solare, potrebbero avere un ruolo più rilevante nel cambiamento climatico rispetto a quanto finora considerato dall’IPCC.
Data l’entità degli errori nei modelli basati sulle emissioni di CO2, Green e Soon concludono che l’inaffidabilità dei modelli Anthro dell’IPCC “sembrerebbe vanificare la loro rilevanza politica”. In altre parole, le politiche climatiche che si basano su questi modelli per giustificare interventi contro le emissioni antropogeniche potrebbero essere fondate su presupposti errati, spingendo a riconsiderare le strategie globali di mitigazione del cambiamento climatico.
Questo studio rappresenta una critica significativa al consenso scientifico dominante e invita a un dibattito più approfondito sul ruolo delle emissioni di CO2 e di altri fattori naturali nel cambiamento climatico. Sebbene controverso, solleva domande importanti sulla validità dei modelli climatici e sull’approccio attuale alle politiche ambientali.

Fonte immagine: Green and Soon, 2025
Le previsioni dei modelli climatici sono utili per le decisioni politiche? Effetto della scelta delle variabili sulla affidabilità e la validità predittiva
Abstract: Per essere utile nelle decisioni politiche, un modello non può basarsi solo sull’adeguatezza statistica. È necessaria l’evidenza che il modello fornisca previsioni fuori dal campione di stima più accurate e affidabili rispetto a quelle di modelli alternativi plausibili, incluso un semplice benchmark. L’IPCC delle Nazioni Unite consiglia i governi con previsioni della temperatura media globale tratte da modelli basati su ipotesi di causalità, in particolare il riscaldamento causato dall’uomo, principalmente dalle emissioni di anidride carbonica (Anthro), mitigato dagli effetti delle eruzioni vulcaniche (Volcanic) e dalle variazioni dell’energia solare (Solar). Le previsioni fuori campione di quel modello, con e senza la misura di Solar preferita dall’IPCC, sono state confrontate con quelle di modelli che escludevano l’influenza umana e includevano Volcanic e una delle due misure indipendenti di Solar. I modelli sono stati utilizzati per prevedere le temperature terrestri dell’emisfero settentrionale e—per evitare gli effetti dell’isola di calore urbana—solo le temperature rurali. Le previsioni benchmark sono state ottenute estrapolando le temperature mediane del campione di stima.
I modelli solari indipendenti hanno ridotto gli errori di previsione rispetto a quelli del modello benchmark in tutte e otto le combinazioni di quattro periodi di stima e le due variabili di temperatura testate. I modelli che includevano la variabile Anthro dell’IPCC hanno ridotto gli errori solo in tre delle otto combinazioni, producendo errori di previsione estremi nella maggior parte dei periodi di stima del modello. La correlazione tra l’adeguatezza statistica del campione di stima e l’accuratezza delle previsioni è risultata essere -0,26.
Ulteriori test potrebbero identificare modelli migliori: è stato testato solo un modello di estrapolazione e solo due delle molte possibili misure solari indipendenti, e non sono state esaminate combinazioni di previsioni da metodi diversi. L’inaffidabilità dei modelli antropogenici sembrerebbe invalidarne la rilevanza politica. In pratica, anche i modelli validati in questo studio potrebbero non migliorare l’accuratezza rispetto a previsioni ingenue a causa dell’incertezza sui valori futuri delle variabili causali. I nostri risultati sottolineano che gli errori di previsione fuori campione, non l’adeguatezza statistica, dovrebbero essere utilizzati per scegliere tra modelli (ipotesi).
Fonte: NUOVO STUDIO: I MODELLI IPCC SUL CAMBIAMENTO CLIMATICO ANTROPOGENICO MANCANO DI VALIDITÀ PREDITTIVA (Autore: Enzo Ragusa)
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