Roma, 16 luglio 20205 – Quanto pesano i dazi annunciati per il settore agricolo italiano?
“Tanto, troppo. Con i dazi al 30% parliamo di 2,3 miliardi di euro di costi in più per le famiglie americane e per le aziende agroalimentari italiane – è netto Vincenzo Gesmundo, segretario generale della Coldiretti –. Sarebbe un colpo mortale per molte filiere del cibo Made in Italy e dobbiamo evitarlo in ogni modo. Oggi esportiamo negli Stati Uniti 7,8 miliardi di euro di agroalimentare e puntiamo ai 9 miliardi, ma il falso made in Italy vale 40 miliardi e rischia di aumentare ancora. Dopo la decisione europea di aumentare il proprio contributo alla Nato per superare quello degli Stati Uniti, la scelta americana di colpire il nostro agroalimentare con dazi punitivi appare ingiusta e del tutto asimmetrica”.

Quali sono i comparti più colpiti nell’agroalimentare?
“I formaggi avrebbero un dazio del 45% e sarebbe un ulteriore via libera al parmesan, visto che i nostri prodotti diventerebbero più cari. Sul vino abbiamo già oggi un grande problema a sostenere i dazi a più del 10%, perché gli importatori statunitensi non hanno la liquidità necessaria per lo sdoganamento. Anche sull’olio extravergine d’oliva temiamo forti contraccolpi”.
Come deve agire l’Europa in questa fase negoziale e n caso di fallimento del negoziato?
“Serve trovare un accordo. La presidente von der Leyen non si è vista, deve spendersi a difesa delle imprese e delle famiglie europee. Serve buon senso da parte di tutti, i balletti di queste ore creano solo ulteriore incertezza. E la risposta non sono i controdazi. L’alleanza di lunga data con gli Stati Uniti va fatta pesare sul tavolo, senza affidarsi a una diplomazia di facciata e senza imboccare strade pericolose di muro contro muro”.
Voi siete critici anche con l’Europa sul fronte delle misure interne: che cosa contestate?
“La tecnocrazia della von der Leyen ci costa più dei dazi Usa. Per questo siamo in piazza a Bruxelles e a Roma in queste ore con una mobilitazione forte e senza tregua. Portiamo un disordine virtuoso per contestare le scelte che penalizzano gli agricoltori, facendo sparire il fondo dedicato alle politiche agricole che esisteva dal 1962. Confluirà in un fondo unico il cui acronimo è Eetsrmspsf. Credo basti a capire la complessità… e non si tratta solo di una questione economica”.
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Che cosa è in gioco?
“È in gioco la democrazia, perché è in atto una deriva che sembra sempre più a uno sbandamento autocratico da parte della presidente. Si parla con allarmante leggerezza di riarmo, si vogliono pagare i carri armati con i soldi dei contadini. Il Parlamento viene narcotizzato assieme anche al ruolo di molti Commissari, mentre gli Stati membri non vengono ascoltati. Paradossalmente per frenare questo scivolamento nella tecnocrazia, l’unica modalità rimasta sta nell’aggrapparsi a quella che fino a ieri veniva giustamente considerato uno dei principali limiti dell’agire europeo: il principio di unanimità, quello per cui su determinate materie serve il consenso di tutti gli Stati”.
Che cosa si dovrebbe fare?
“Cambiare, semplificare, togliere quel dazio occulto che è la burocrazia dei tecnocrati che ruba un terzo del tempo a una azienda agricola ogni giorno. Abbiamo bisogno dell’Europa come il pane, ma non di questa Europa. Noi lottiamo per una Ue vicina ai popoli, democratica, libera. E lo ricordiamo anche qui a Bruxelles con tanti giovani agricoltori: contro i contadini non si governa!”.
Che cosa deve fare il governo italiano?
“Al governo italiano abbiamo chiesto di impegnarsi per la difesa del nostro settore, come ad esempio l’introduzione dell’obbligo di origine su tutti gli alimenti in Europa e la modifica della regola dell’ultima trasformazione del codice doganale, che permette a un prodotto importato di diventare magicamente made in Italy. Il ministro Francesco Lollobrigida, insieme ad altri 15 ministri europei, si è apertamente schierato contro il fondo unico che la von der Leyen sta proponendo in queste ore. Per noi la sicurezza, la difesa partono proprio dalla sicurezza alimentare, perché senza produzione di cibo, l’Europa diventa più fragile ed esposta. Per questo la nostra mobilitazione è permanente fino a che non otterremo risultati concreti per le nostre imprese e a difesa della salute di tutti i cittadini a cui garantiamo cibo sano, di qualità e distintivo”.