Roma, 18 luglio 2025 – Guido Grimaldi, presidente di Alis, Associazione Logistica dell’Intermodalità Sostenibile, dal suo punto di osservazione privilegiato, che riflessi stanno avendo sul settore marittimo le attuali crisi geopolitiche in atto?
“Le crisi geopolitiche internazionali degli ultimi tempi, in particolare in Medio Oriente e nel Mar Rosso, stanno mettendo sotto pressione l’intero sistema logistico e marittimo globale. Gli attacchi alle navi mercantili, il blocco o la deviazione di rotte strategiche, la minaccia di chiusura dello Stretto di Hormuz e l’instabilità nei rapporti tra grandi potenze economiche stanno comportando un aumento generalizzato dei costi. Il settore marittimo, che rappresenta oltre il 90% degli scambi commerciali globali, è tra i più esposti agli effetti diretti di queste tensioni. In questo contesto, auspichiamo una maggiore incisività dell’Europa nei negoziati di pace. Naturalmente gli imprenditori italiani hanno il dovere di proteggere gli interessi economici nazionali e, considerando la posizione unica dell’Italia nel bacino mediterraneo, dobbiamo continuare ad investire anche diversificando le rotte e consolidando i collegamenti con Mediterraneo orientale e Asia, come nel caso delle recenti tratte avviate dal Gruppo Grimaldi dal porto di Trieste verso i porti di Gemport e Ambarli in Turchia, che sta vivendo una trasformazione economica straordinaria e sta diventando un hub sempre più strategico verso Asia Centrale e Medio Oriente”.
Lei teme più i conflitti o le conseguenze delle incertezze sulle politiche dei dazi?
“Entrambi i fattori sono fonte di grave instabilità e preoccupano tutto il mondo imprenditoriale oltre alla società civile. Le guerre in corso stanno causando numerose vittime, militari e civili, e non possiamo sottovalutare o ignorare ciò che accade. Dal punto di vista delle politiche economiche, i dazi, introdotti e modificati più volte, stanno alterando in modo significativo i mercati e la competitività degli operatori. La guerra commerciale tra Usa e Cina, o le recenti tensioni sul fronte dell’import-export di prodotti strategici, insegnano quanto il protezionismo possa danneggiare non solo il commercio globale, ma anche l’intera filiera logistica e manifatturiera europea. Il rischio è quello di una frammentazione del mercato globale che penalizza soprattutto le economie più aperte e interconnesse, come quella italiana. Ricordiamo che il nostro Governo, in tema di esportazioni italiane, ha dato un obiettivo sfidante: raggiungere i 700 miliardi di export entro la fine della legislatura”.
E, allora, veniamo alle vicende del nostro Paese. Su che cosa deve puntare il trasporto marittimo per affrontare un mercato ricco di insidie ma anche di opportunità?
“Il trasporto marittimo deve puntare con decisione su tre pilastri: innovazione tecnologica, sostenibilità e semplificazione amministrativa. Abbiamo un sistema portuale con potenzialità enormi, ma che va reso più efficiente, interconnesso e digitalizzato. Serve accelerare sulla logistica integrata, migliorare i collegamenti tra porti e retroporti, investire su carburanti alternativi e navi green, senza dimenticare la formazione di figure professionali adeguate. L’Europa e l’Italia devono scommettere sulla loro vocazione marittima: con il giusto supporto in termini di politiche industriali e investimenti pubblici, possiamo cogliere opportunità significative, soprattutto nel bacino del Mediterraneo dove siamo protagonisti”.
Però, l’Europa continua a farsi male da sola: mi riferisco alle misure che impattano direttamente su questo ambito. Crede che ci sia ancora un approccio troppo ideologico al green deal e alla sostenibilità?
“Purtroppo spesso prevale una visione ideologica che non tiene conto della realtà produttiva e delle specificità settoriali. Alcune misure europee, pur nate con la buona intenzione di decarbonizzare, stanno penalizzando la competitività del settore rispetto ad altri player extra-Ue non soggetti agli stessi vincoli, vanificando gli sforzi di tutte le imprese che, come i soci Alis, investono in intermodalità e sviluppo della sostenibilità. Mi riferisco, ad esempio, all’estensione dell’Ets al trasporto marittimo. Questo sistema di tassazione è un paradosso perché danneggia le imprese che stanno investendo concretamente nella transizione ecologica, con conseguenze anche per i cittadini. Per questo abbiamo ribadito al Governo e all’Europa che “ciò che proviene dal mare deve tornare al mare”. Secondo noi infatti i proventi dell’Ets, che per il settore marittimo sono stimati a livello europeo ad oltre 15 miliardi di euro nel triennio 2024-2025-2026, devono essere reinvestiti nel settore, ad esempio attraverso l’aumento della dotazione finanziaria per l’incentivo Sea Modal Shift per il quale auspichiamo lo stanziamento di 100 milioni di euro annui”.
Nel frattempo Alis sta crescendo, ampliando anche il perimetro delle imprese che vi aderiscono. Con quali prospettive?
“Alis oggi conta 2.400 realtà associate che, con oltre 425.000 lavoratori, rappresentano trasversalmente i principali settori tradizionali ed emergenti dell’intera filiera logistica e dell’industria italiana ed internazionale. Cresciamo perché offriamo un luogo di confronto serio, una rete di relazioni solide, un punto di riferimento per chi, come noi, crede in valori solidi e lavora per offrire un futuro migliore ed opportunità concrete alle nuove generazioni. Il nostro obiettivo è duplice: da un lato, accompagnare le imprese nella transizione ecologica e digitale, dall’altro portare in sede istituzionale le istanze reali dei settori di riferimento”.