Articolo di Eros Cococcetta – Martedì 12 Agosto 2025 – Tempo di lettura 6 minuti
- La temperatura globale e locale è determinata dalle Forze della Natura:
- dal Sole: variazioni della potenza solare (più macchie solari significa più radiazione solare) e moti orbitali della Terra – vds. moti di Milankovich;
- dagli oceani, che contengono più del 99% dell’energia termica superficiale del pianeta (sono il nostro “termosifone planetario”), e dalle correnti oceaniche (El Nino, La Nina e correnti atlantiche); ad esempio è noto che quando El Nino raggiunge il suo picco (circa ogni 6 anni) la temperatura globale aumenta di circa un grado.
- dai vulcani terrestri e sottomarini; un esempio recente è la gigantesca eruzione sottomarina del vulcano Hunga Tonga del 15 gennaio 2022 che ha scaraventato in atmosfera una quantità enorme di vapore acqueo (il gas serra assolutamente dominante), causando un aumento del 15% del vapore acqueo in atmosfera con conseguente aumento dell’effetto serra e della temperatura globale con effetti duraturi.
- dalle nubi e correnti atmosferiche; le nubi possono ridurre la temperatura fino a un 30% (copertura nuvolosa estesa) ma la loro formazione è un fenomeno complesso perché si possono facilmente incontrare situazioni in cui, pur essendo l’aria sovra satura di vapor acqueo, questo non riesce a condensare in goccioline. Questa condensazione viene favorita dai raggi cosmici che sono ionizzanti, i quali però vengono inibiti dal vento solare, che devia i raggi cosmici. Quindi una maggiore attività solare (più macchie solari) scherma la Terra dai raggi cosmici deviandone la traiettoria; il risultato finale di questa lotta astronomica è scarsità di nubi e aumento del riscaldamento globale (vds. teoria del fisico danese Henrick Svensmark, molto accreditata nella comunità scientifica).
Ad esempio il caldo degli ultimi giorni di giugno e primi di luglio del 2025 è stato causato dall’anticiclone africano, ma da domenica 6 luglio sono arrivate le previste correnti nordiche e le temperature hanno subito un calo significativo.
Vorrei sottolineare che in tutte queste variazioni di temperatura la CO2 è sempre la stessa a 420 ppm (0,042% dei gas in atmosfera), la cui parte antropica è soltanto 16 ppm (0,0016%). Una prova schiacciante che la CO2 con la temperatura non ha niente a che vedere, ossia nessuna correlazione.
Inoltre secondo diversi studi scientifici la CO2 raggiunge il punto di saturazione a 400 ppm e, pertanto, qualsiasi ulteriore incremento della CO2 risulta del tutto ininfluente ai fini dell’effetto serra, ma comunque è molto beneficio per l’agricoltura e l’incremento dei raccolti.
E aggiungo che, in ogni caso, l’incidenza della CO2 sull’effetto serra è veramente modestissimo/irrisorio; questo perché l’effetto serra è dominato dal VAPORE ACQUEO – H2Ovap che ha una concentrazione in atmosfera che varia tra i 10.000 ppm (in inverno) e i 20.000 ppm (in estate a causa della temperatura più alta e quindi della maggiore evaporazione e umidità), ossia tra l’1% e il 2% dei gas in atmosfera.
Quindi H2Ovap è da 24 a 48 superiore alla CO2 complessiva (420 ppm) e da 625 a 1.250 volte superiore alla CO2 antropica (16 ppm). Già questi numeri dicono tutto sulla irrilevanza della CO2 complessiva e antropica in particolare ai fini dell’effetto serra.
Anche sulla temperatura globale vale lo stesso discorso. Infatti i grafici della temperatura globale, dal 1900 (ossia da quando le emissioni di CO2 antropica hanno iniziato ad avere un minimo di rilevanza) a tutt’oggi, mostrano che la temperatura per 3 o 4 anni sale e per i successivi 3 o 4 anni scende. Ma in questi continui saliscendi della temperatura di 6 – 8 anni la CO2 è sempre aumentata. Un’altra prova schiacciante che tra la CO2 e la temperatura non c’è correlazione.
E lo stesso dicasi per la storia del clima della Terra: per centinaia di milioni di anni la temperatura scendeva mentre la CO2 saliva o viceversa (nessuna correlazione), anche quando la CO2 era 10 volte superiore a quella attuale.
Gli allarmisti climatici sostengono che l’aumento della CO2 in atmosfera causerebbe il riscaldamento degli oceani e dell’atmosfera, ma questo è semplicemente FALSO perché è esattamente l’opposto. Infatti le rilevazioni sperimentali mostrano che prima varia la temperatura degli oceani, dopo pochi mesi varia la temperatura dell’atmosfera e sempre per ultima, dopo 10 – 12 mesi, varia la CO2 (vds. climate4you.com, grafici maggio 2025, pg. 52, 53 e 61); questo perché quando gli oceani si scaldano aumenta l’evaporazione sia del vapore acqueo che della CO2 disciolta (degassamento degli oceani).
In ogni caso occorre sempre ricordare che la CO2 è il gas della vita sulla Terra perché è il cibo delle piante, fornisce ossigeno per gli esseri viventi e non è un inquinante. Più CO2 vuol dire piante più grandi e rigogliose, raccolti più abbondanti e un pianeta più verde (e i falsi Verdi non lo sanno?). Non a caso le aziende agricole immettono CO2 nelle serre per migliorare la produzione agricola.
Aggiungo che l’UE considera una minaccia anche il metano CH4, il gas naturale, per cui vorrebbe chiudere gli allevamenti di mucche che con le loro flatulenze aumenterebbero il metano nell’atmosfera. Ma l’UE non dice mai che il metano ha una concentrazione nell’atmosfera di 1,8 ppm, cioè su un milione di molecole nell’atmosfera il metano non arriva nemmeno a 2 molecole, una nullità assoluta ai fini dell’effetto serra.
Concludo con l’Unione europea che ha deciso di portare avanti una vera e propria crociata anti CO2, il gas della vita sulla Terra, costi quel che costi, cioè la distruzione dell’industria europea in settori strategici (auto, siderurgia, ecc.) con conseguente delocalizzazione delle imprese europee nel resto del mondo (dove ridono delle balle climatiche europee) e rilevante aumento della disoccupazione e della povertà. Ma forse è proprio questo l’obiettivo cercato ossia il Grande Reset, molto agognato dal World Economic Forum, infatti il loro motto è: “non avrai nulla e sarai felice”, perché diventerà tutto di proprietà delle élite finanziarie e delle multinazionali.
E allora facciamo due conti per chiarire bene come stanno le cose. Le emissioni di CO2 antropica a livello globale sono 36 Gt all’anno che corrispondono a 4,6 ppm; infatti per formare 1 ppm di CO2 in atmosfera occorrono 7,8 Gt di emissioni di CO2 (vds. equazione di Poyet – articolo del Prof. Daniele Mazza).
Le emissioni di CO2 della UE sono di 2,6 Gt all’anno (il 7,2% delle emissioni globali); quindi la UE impiega esattamente 3 anni per formare 1 ppm di CO2 antropica: 2,6 Gt x 3 anni = 7,8 Gt = 1 ppm di CO2. Questa sarebbe la GRANDE MINACCIA per il pianeta.
Si precisa che il periodo di permanenza della CO2 in atmosfera è di 3,5 anni, dopodiché viene assorbita dalla Natura (oceani e piante).
Quindi dei 16 ppm di CO2 antropica globale in atmosfera (4,6 ppm l’anno x 3,5 anni) quella emessa dalla UE è soltanto 1 ppm (per l’esattezza 1,16 ppm). Pertanto anche se, per ipotesi, al 2050, l’anno del Net Zero, la UE dovesse azzerare le emissioni antropiche di CO2 eliminerebbe UNA SOLA PARTICELLA DI CO2 SU UN MILIONE DI PARTICELLE. Ma comunque questo Net Zero è un obiettivo impossibile e al massimo nella UE ci sarà una riduzione di 1/4 di particella.
È chiaro che a livello globale non cambierebbe nulla perché il resto del mondo sta aumentando le emissioni di CO2 antropica e ride della stupidità autodistruttiva della UE.
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