NUOVO STUDIO: GONFIATE LE PROIEZIONI DELL’IPCC SULL’INNALZAMENTO DEL MARE – ECCO LA VERITÀ NASCOSTA!

NUOVO STUDIO: GONFIATE LE PROIEZIONI DELL’IPCC SULL’INNALZAMENTO DEL MARE – ECCO LA VERITÀ NASCOSTA!

Articolo di Enzo Ragusa – Mercoledì 3 Settembre 2025 – Tempo di lettura 5 minuti

In un mondo sempre più allarmato dai cambiamenti climatici, un nuovo studio pubblicato sulla rivista Journal of Marine Science and Engineering getta una luce critica sulle proiezioni dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) relative all’innalzamento del livello del mare. Il paper, intitolato “A Global Perspective on Local Sea Level Changes” e firmato dall’ingegnere olandese Hessel Gerrit Voortman, confronta per la prima volta le stime locali dell’IPCC del 2021 con osservazioni reali sul campo. I risultati? Sorprendenti e potenzialmente rivoluzionari per chi progetta infrastrutture costiere.

Ma andiamo con ordine: cosa dice esattamente questo studio e perché potrebbe cambiare il nostro approccio alla crisi climatica?

Le Proiezioni IPCC e la Realtà Osservata

Nel 2021, l’IPCC ha rilasciato il suo sesto rapporto di valutazione (AR6), fornendo per la prima volta proiezioni dettagliate sull’innalzamento relativo del livello del mare a livello locale. Queste stime sono cruciali per ingegneri e urbanisti che devono progettare dighe, porti e città costiere resistenti al futuro. Ma, come sottolinea Voortman, un progettista prudente non si limita alle previsioni: vuole confrontarle con i dati reali. Fino ad oggi, questo confronto mancava. Lo studio analizza due grandi database globali di misurazioni del livello del mare: il Permanent Service for Mean Sea Level (PSMSL) e il Global Sea Level Observing System (GLOSS). Questi set di dati includono registrazioni da stazioni di marea in tutto il mondo, coprendo decenni di osservazioni. L’obiettivo? Valutare il tasso di innalzamento nel 2020 e verificare se c’è un’accelerazione, come ipotizzato dai modelli climatici globali.

Una Copertura Globale Imperfetta:

Una delle prime rivelazioni dello studio è la scarsa qualità e copertura dei dati disponibili. Solo il 15% circa delle stazioni nei due database soddisfa i criteri per un’analisi affidabile: almeno 60 anni di registrazioni continue e dati aggiornati fino al 2020 (o vicino). Questo significa che, su migliaia di punti di misurazione, solo una frazione è utilizzabile per stimare trend recenti. La distribuzione geografica è ancora più problematica: la maggior parte delle stazioni idonee si trova nell’emisfero settentrionale, con una forte concentrazione in Europa, Nord America e parti dell’Asia. L’America Latina e l’Africa sono “gravemente sottorappresentate”, lasciando interi continenti senza informazioni affidabili. Questo squilibrio rende difficile una prospettiva davvero “globale” ed evidenzia la necessità di investire in reti di monitoraggio più estese nei paesi in via di sviluppo.

Nessuna Accelerazione nel 95% dei Casi:

Utilizzando un modello di regressione statistica che include fattori come l’accelerazione e le oscillazioni mareali pluriennali, lo studio ha testato l’ipotesi di un innalzamento accelerato del livello del mare. I risultati sono chiari: in entrambi i database, circa il 95% delle località idonee non mostra un’accelerazione statisticamente significativa. Nei rari casi (circa il 5%) in cui un’accelerazione è rilevata, lo studio suggerisce cause locali e non climatiche. Ad esempio:

  • Movimenti tettonici: Spiegano cambiamenti improvvisi in alcuni siti.
  • Aggiustamento isostatico glaciale: Causa innalzamenti o abbassamenti graduali ma rapidi.
  • Carico di sedimenti o estrazione di acque sotterranee: Influenzano il tasso locale, specialmente in aree urbane o deltizie.

Questi fenomeni geologici o antropici locali, come l’estrazione eccessiva di risorse o il peso di edifici su suoli morbidi, sembrano spiegare le anomalie senza invocare un’accelerazione globale dovuta al riscaldamento climatico.

Le Proiezioni IPCC Sono Sovrastimate:

Il confronto diretto tra i tassi osservati e quelli proiettati dall’IPCC è il cuore dello studio. In media, il tasso di innalzamento previsto dall’IPCC per il 2020 è distorto verso l’alto di circa 2 mm all’anno rispetto ai dati empirici. In altre parole, le proiezioni overestimate il rischio in molti luoghi. Secondo Voortman, i tassi di innalzamento a lungo termine derivati dalle osservazioni nel 2020 sono in maggioranza inferiori a quelli proiettati dall’IPCC. Le proiezioni attuali possono quindi essere considerate “conservative”, ovvero prudenziali, in quanto assumono un innalzamento maggiore del reale per garantire sicurezza. Tassi osservati più bassi si riscontrano solo in località influenzate pesantemente da processi geologici. Questo non significa negare il cambiamento climatico: lo studio riconosce che l’innalzamento globale è in corso, ma enfatizza che i modelli IPCC potrebbero essere troppo pessimistici a livello locale, almeno basandosi sui dati disponibili.

Consigli per i Progettisti in Futuro:

Lo studio non si limita a criticare: offre raccomandazioni pratiche. I professionisti dovrebbero condurre analisi locali sui dati osservati, confrontandoli con le proiezioni IPCC. Per un’analisi affidabile:

  • Usare serie di dati di almeno 60 anni.
  • Incorporare segnali mareali a lungo termine per evitare falsi positivi su accelerazioni.
  • Considerare le condizioni locali (geologia, idrologia, uso del suolo) per interpretare i cambiamenti.

In un contesto di risorse limitate, questo approccio potrebbe ottimizzare gli investimenti in adattamento, evitando sovradimensionamenti basati su proiezioni gonfiate. Ad esempio, in aree senza accelerazione evidente, le infrastrutture potrebbero essere progettate con margini più realistici, risparmiando miliardi.

Critiche e Contesto Globale:

Questo studio arriva in un momento di dibattito acceso sul clima. L’IPCC, nel suo AR6, proietta un innalzamento globale medio di 0,28-0,55 metri entro il 2100 sotto scenari di basse emissioni, fino a 0,63-1,01 metri in scenari alti. Ma avverte che processi incerti, come la fusione accelerata delle calotte glaciali, potrebbero portare a livelli estremi (fino a 2 metri nel peggiore dei casi).

Osservazioni recenti confermano un’accelerazione globale dal 1900, con un tasso attuale di circa 3,7 mm/anno, guidato da espansione termica e fusione dei ghiacci.

Tuttavia, il paper di Voortman sfida l’idea di un’accelerazione ubiqua, attribuendola spesso a fattori locali. Critici potrebbero obiettare che la selezione rigorosa dei dati (solo 15% idonei) escluda evidenze contrarie, o che i modelli IPCC incorporino incertezze future non catturate dalle osservazioni passate. Uno studio recente su Earth System Science Data (2024) ricostruisce cambiamenti del livello del mare dal 1900, confermando contributi da ghiaccio e espansione termica, ma con variabilità regionale.

In ogni caso, questo lavoro sottolinea l’importanza di dati locali affidabili. Come nota l’autore, una “chiara comprensione delle condizioni locali è utile per giudicare correttamente i cambiamenti osservati”. In un’era di allarmi climatici, studi come questo invitano a un approccio bilanciato: agire con urgenza, ma basandosi su fatti, non solo su modelli. Se confermato, potrebbe influenzare politiche globali, riducendo l’allarmismo in alcune regioni e focalizzando risorse dove il rischio è reale. Resta da vedere come l’IPCC risponderà nel prossimo rapporto – ma una cosa è certa: il dibattito sul livello del mare è appena accelerato!

Fonte: MDPI

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