Articolo di Enzo Ragusa – Martedì 9 Settembre 2025 – Tempo di lettura 4 minuti
In un’epoca in cui il dibattito sul cambiamento climatico domina le discussioni globali, un nuovo studio scientifico getta una luce controversa sulle cause dell’aumento della concentrazione di anidride carbonica (CO₂) nell’atmosfera. Pubblicato sulla rivista Science of Climate Change, lo studio intitolato “Multivariate Analysis Rejects the Theory of Human-caused Atmospheric Carbon Dioxide Increase: The Sea Surface Temperature Rules” utilizza un approccio statistico rigoroso per dimostrare che le emissioni umane da combustibili fossili non sono il fattore principale dietro questo fenomeno. Al contrario, la temperatura della superficie del mare (SST) emerge come il determinante indipendente.
Il Contesto del Dibattito sul Clima
Da quando l’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) è stato fondato nel 1988, la narrazione dominante attribuisce il riscaldamento globale principalmente alle attività umane, in particolare alle emissioni di CO₂ derivanti dalla combustione di carburanti fossili. Rapporti come il sesto assessment dell’IPCC nel 2021 affermano con certezza che l’impatto umano è innegabile. Tuttavia, non mancano voci critiche: petizioni come il Global Warming Petition Project, rapporti del NIPCC (Nongovernmental International Panel on Climate Change), dichiarazioni di CLINTEL e persino un appello di 90 scienziati italiani mettono in dubbio questa visione. Recentemente, il premio Nobel per la Fisica John Clauser ha pubblicamente negato qualsiasi influenza significativa dell’uomo sul clima.
Lo studio in questione si inserisce in questo contesto, sfidando il consenso con dati empirici. Gli autori sottolineano come i cicli oceanici naturali, che coinvolgono circa 330 gigatonnellate di CO₂ all’anno, superino di gran lunga le emissioni umane (37 gigatonnellate nel 2021, secondo l’IEA). Inoltre, criticano la ricostruzione dei livelli di CO₂ pre-1959 basata su carote di ghiaccio, che potrebbe sottostimare i valori storici del 30-50%.
Un’Analisi Statistica Robusta
Per testare l’ipotesi, gli ricercatori hanno impiegato un’analisi multivariata, specificamente la regressione lineare multipla, utilizzando dati pubblici da fonti affidabili come NOAA (per i livelli di CO₂), NASA-GISS, UK-HADLEY Centre e UAH (per le SST), e IEA/OWID (per le emissioni umane). L’analisi si è concentrata su due periodi: dal 1979 in poi (quando disponibili i dati satellitari UAH-SST) e dal 1959 (inizio delle misurazioni dirette di CO₂ a Mauna Loa).
I passaggi chiave includono
- Correlazioni di Pearson tra variazioni annuali di CO₂, SST e emissioni.
- Regressioni multiple con la variazione di CO₂ come variabile dipendente, e SST/emissioni come variabili esplicative.
- Previsioni dei livelli di CO₂ basate solo su SST, utilizzando equazioni come ΔCO₂ = B × T + Co, dove T è l’anomalia SST.
Gli strumenti utilizzati sono accessibili, come Microsoft Excel e EZR (un software statistico basato su R), per garantire riproducibilità. Il livello di significatività è stato fissato a P ≤ 0.05.
I Risultati Principali: SST Domina, Emissioni Umane InsignificantiI findings sono chiari e supportati da statistiche solide. Nel periodo post-1979:
- La SST (UAH) mostra una correlazione forte con l’aumento di CO₂ (r = 0.749, P < 8e-9), mentre le emissioni IEA hanno una correlazione più debole (r = 0.581, P < 5e-5).
- Nella regressione multipla, solo la SST è significativa (coefficiente B = 1.964, P < 4e-5), con il modello che spiega il 57.1% della varianza (R² = 0.571, P < 5e-8). Le emissioni non contribuiscono in modo rilevante (B = 0.013, P = 0.35).
Estendendo l’analisi al 1959, utilizzando dati HAD-SST e GISS-SST:
- Il modello con GISS-SST spiega il 66.3% della varianza (R² = 0.663, P < 7e-15), con B = 2.406 (P < 0.0002) per SST, e emissioni non significative.
- Le previsioni basate su HAD-SST dal 1960 correlano quasi perfettamente con i dati reali (r = 0.9995, P < 3e-92), con una differenza di soli 1.45 ppm nel 2022.
I dataset di SST sono altamente correlati tra loro (ad esempio, HAD vs GISS r = 0.993 post-1959), e lo stesso vale per i dati sulle emissioni (IEA vs OWID r = 0.9996).
Conclusioni
Lo studio conclude che l’aumento annuale di CO₂ è un fenomeno naturale guidato dalla SST, senza un impatto significativo dalle emissioni umane. Questo suggerisce che le fluttuazioni di CO₂ siano parte di cicli oceanici e non antropogeniche, mettendo in discussione le politiche basate sull’assunto opposto.
Sebbene controverso, questo lavoro invita a una riflessione più profonda sui dati empirici e sulla complessità del sistema climatico. Futuri studi potrebbero esplorare ulteriori variabili, come i cicli lunari o altri fattori oceanici, per raffinare queste conclusioni. In un mondo dove il clima è al centro di decisioni politiche ed economiche, ricerche come questa ricordano l’importanza di un approccio basato su evidenze scientifiche solide.
Fonte: Science Of Climate Change
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