Roma, 17 settembre 2025 – La Commissione europea ha annunciato la proposta che prevede la sospensione delle concessioni commerciali con Israele e sanzioni contro i ministri estremisti del governo israeliano e i coloni violenti, nel contesto della guerra in corso nella Striscia di Gaza.
“Voglio essere molto chiara. L’obiettivo non è punire Israele. L’obiettivo è migliorare la situazione umanitaria a Gaza”, ha affermato l’Alta rappresentante per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza dell’UE, Kaja Kallas durante una conferenza stampa a Bruxelles.
Come sottolineato da Kallas, “tutti gli Stati membri concordano sul fatto che la situazione a Gaza sia insostenibile”. Per l’Alta rappresentante la “guerra deve finire” e “le sofferenze devono cessare e tutti gli ostaggi devono essere rilasciati”.
Le misure previste dalla Commissione europea, che devono ancora essere approvate dai Paesi membri, mirano a imporre dazi su circa 5,8 miliardi di euro di beni importati da Israele, nonché a sanzionare due membri intransigenti del governo del primo ministro Benjamin Netanyahu: il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir e il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich.
Per quanto riguarda i rapporti commerciali, la Commissione ha proposto una decisione del Consiglio sulla sospensione di alcune disposizioni dell’accordo di associazione UE-Israele. In pratica, significa che le importazioni da Israele perderanno il loro accesso preferenziale al mercato dell’UE. A queste merci saranno pertanto applicati dazi doganali pari a quelli applicati a qualsiasi altro Paese terzo con cui l’UE non abbia un accordo di libero scambio.
In merito alle sanzioni, il pacchetto è composto da 4 progetti di atti giuridici con 9 proposte di inserimento nell’elenco dei ministri e dei coloni (ai sensi del regime globale di sanzioni per i diritti umani dell’UE), nonché da un pacchetto rafforzato di inserimenti nell’elenco di 10 membri del politburo di Hamas, sulla base di un nuovo criterio di inserimento nell’elenco ai sensi del regime di sanzioni di Hamas.
Come sottolinea la Commissione, le proposte fanno seguito a una verifica del rispetto da parte di Israele dell’articolo 2 dell’accordo, che stabilisce il rispetto dei diritti umani e dei principi democratici come elemento essenziale di tale accordo.
Bruxelles precisa di aver rilevato che le azioni intraprese dal governo israeliano rappresentano una violazione di elementi essenziali relativi al rispetto dei diritti umani e dei principi democratici, autorizzando l’UE a sospendere unilateralmente l’accordo.
La Commissione ha inoltre annunciato l’intenzione di sospendere il suo sostegno bilaterale a Israele, ad eccezione del sostegno alla società civile e a Yad Vashem. Ciò inciderà sulle future assegnazioni annuali tra il 2025 e il 2027, nonché sui progetti di cooperazione istituzionale in corso con Israele e sui progetti finanziati nell’ambito del Fondo di cooperazione regionale UE-Israele.
Il possibile calcolo di Ursula von der Leyen
La proposta di imporre sanzioni contro Israele è stata annunciata con forza dalla presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen, lo scorso 10 settembre durante l’annuale discorso sullo Stato dell’Unione, segnando un cambio di rotta da parte dell’esecutivo europeo, che dall’inizio della guerra a Gaza è stato molto diviso e timido nel prendere una posizione contro Israele.
Secondo un’analisi di Euractiv.com, la mossa di von der Leyen avrebbe più a che fare con il mantenimento della pace all’interno del Collegio di commissari caratterizzato da divisioni – soprattutto con la vicepresidente esecutiva Teresa Ribera – e con il placare gli Stati membri critici nei confronti delle azioni di Israele a Gaza.
Infatti, secondo l’analisi che cita fonti vicine alla Commissione von der Leyen, sarebbe pienamente consapevole che le possibilità di far approvare un pacchetto così ambizioso di misure restano esigue.
La domanda centrale, sottolinea l’analisi, è piuttosto perché von der Leyen abbia scelto di procedere in questa direzione. Considerata per lungo tempo una convinta sostenitrice di Israele e del suo diritto a difendersi, il suo cambio di tono ha destato sorpresa e anche irritazione, soprattutto in Germania.
L’iniziativa, inoltre, si inserisce in un contesto politico delicato: von der Leyen si prepara ad affrontare due mozioni di sfiducia al Parlamento europeo e, pur essendo quasi certa di sopravvivere, appare intenzionata a consolidare i consensi tra gli eurodeputati socialisti.
Non è un caso, osserva Euractiv.com, che in un momento in cui la campagna militare di Israele a Gaza suscita emozioni fortissime, la scelta di proporre sanzioni appaia come il modo più diretto per attrarre il sostegno del centro-sinistra, rappresentato da leader come il premier spagnolo Pedro Sánchez, che non ha esitato ad accusare Israele di “genocidio”, un’accusa respinta con forza da Tel Aviv.
Ma questa spinta, pur utile nel breve periodo, non è priva di rischi politici: non solo ha alimentato scetticismo tra i cristiano-democratici tedeschi, ma anche malumori all’interno della stessa Commissione, dove diversi commissari hanno protestato perché non informati in anticipo della svolta annunciata a Strasburgo.
Inoltre, resta il nodo dei numeri: la sospensione di parti dell’accordo di associazione UE-Israele o l’imposizione di sanzioni richiedono maggioranze qualificate o addirittura l’unanimità in Consiglio, obiettivi difficili da raggiungere viste le resistenze di Paesi come Germania, Italia, Austria e Ungheria.