Camporini: Mosca provoca. “Ci saranno altre incursioni. Così si rischia l’incidente”

Roma, 19 settembre 2025 – Provocazioni che hanno una precisa agenda politica e che potrebbero diventare ‘di routine’, con tutti i rischi di incidenti che ne conseguono. I meccanismi di intercettazione della Nato sono efficienti e ben rodati, ma l’imprevisto e tutto quello che ne consegue può essere dietro l’angolo. Il generale Vincenzo Camporini, ex capo di Stato maggiore delle Forze Armate, ha spiegato perché le incursioni di Mosca vanno gestite con calma e buon senso.

Generale Camporini, altri due sconfinamenti russi plateali nei cieli della Nato in pochi giorni. Quanto ci dobbiamo preoccupare?

“Sono manovre di testo per verificare la prontezza della difesa aerea avversaria. La Nato non si comporta così. Rientra nella mentalità russa e questi sconfinamenti hanno chiaramente una matrice politica ben precisa”.

Generale Vincenzo Camporini
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Come si reagisce a queste provocazioni?

“Con calma e buon senso. Dal punto di vista pratico, li intercetti, fai capire loro che li hai visti e li scorti fino alla frontiera”.

Putin, insomma, si diverte a provocare. Ma quali possono essere le conseguenze?

“L’incidente può sempre capitare e se capita poi rimediare diventa difficile. Basti ricordare quello che accadde anni fa in Siria, con la Turchia che decise di abbattere un jet russo dopo che erano stati registrati quattro sconfinamenti. Fu proprio una specie di agguato, con tutte le note diplomatiche e le proteste del caso. Ma, anche in assenza di un abbattimento, può capitare altro”.

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epa12390557 Russian President Vladimir Putin chairs a meeting of the Military-Industrial Commission at the the Motovilikha Plants defense enterprise in Perm, Russia, 19 September 2025. EPA/GAVRIIL GRIGOROV/SPUTNIK/KREMLIN POOL MANDATORY CREDIT

Per esempio?

“Le operazioni di intercettazione sono svolte in una condizione di grande stress. Il rischio di collisione non è poi così remoto e da quello poi può nascere lo scontro per l’attribuzione di responsabilità”.

I quotidiani estoni scrivono che i caccia russi non avevano presentato il piano di volo e avevano la radio spenta. Cosa significa?

“Che non avessero presentato il piano di volo è ovvio, visto che stavano comunque intraprendendo un’azione di sconfinamento e di provocazione, violando lo spazio aereo di un altro Paese potenzialmente ostile. Il fatto che la radio fosse spenta è la dimostrazione che volevano essere notati subito. Per vedere quanto ci impiega la difesa aerea a reagire in presenza di una minaccia si spegne il trasponder”.

Di media, quanto impiegano gli aerei Nato ad alzarsi in volo in una situazione simile?

“Le procedure di velivoli intercettori sono molto chiare, efficienti e collaudate nel tempo. Si tratta di una procedura chiamata Qra, Quick reaction alert. È dai tempi della Guerra Fredda che velivoli della difesa aerea sono mantenuti sempre in prontezza. Non so precisamente quanto impieghino ora, parliamo in ogni caso di pochissimi minuti dall’allarme al decollo”.

Quindi diciamo che lato Nato siamo protetti, ma quanto può andare avanti la Russia con queste provocazioni?

“Si tratta di attività che si svolgono in un contesto di grande tensione. Diventa quasi normale che questi episodi si ripetano. È difficile dire quanto la Russia possa andare avanti. Potrebbero addirittura diventare attività di routine”.