L’ambasciatore Stefanini: “Trump prende tempo. Con lo zar non ha rotto”

Roma, 24 settembre 2025 – Stefano Stefanini è un diplomatico di lungo corso e consigliere dell’Ispi. E vede un rapporto fra Usa e Russia tutt’altro che archiviato, al di là delle utlime parole.

Stefano Stefanini

Ambasciatore Stefanini, come colloca le parole del presidente Trump alle Nazioni Unite sull’Europa?

“La strategia, non nuova, è quella di dividere l’Europa, costringendola a scelte più in linea con le sue. Trump mette in atto una vera e propria ingerenza nella politica interna europea, appoggiando fra l’altro partiti vicini alla sua linea in occasione di elezioni”.

Adesso però accusa alcuni Paesi Europei, fra cui un suo grande sostenitore, di comprare ancora gas dalla Russia. Vuole solo venderci energia?

“Ci possono essere varie motivazioni, ma la principale è proprio quella di rinviare le sanzioni americane alla Russia. Le minaccia, a non le realizza”.

Ma quanto può andare avanti?

“A tempo indeterminato. Nel discorso alle Nazioni Unite si è essenzialmente limitato a dire ‘tocca agli europei per primi smettere di comprare gas dalla Russia’, spiegando che così Mosca finanzia la sua guerra”.

Quindi il rapporto con Putin, al di là delle ultime dichiarazioni, rimane ancora più interessante per il presidente americano?

“La sua ambiguità favorisce Putin. Non dimentichiamo poi che la disponibilità ad aiutare l’Ucraina continua a essere una disponibilità a vendere all’Ucraina; quindi, non l’aiuta gratis come ai tempi di Biden. Se ci pensa, nel suo discorso non ha detto una sola parola ostile nei confronti della Russia di Putin”.

Dopo le scene viste in Cina è ancora convinto di poter portare il presidente russo dalla sua parte, secondo lei?

“Mi pare che il tentativo di avvicinare Putin per staccarlo alla Cina sia stato archiviato perché non portava da nessuna parte. Ma Trump non vede nella Russia un rivale strategico. Lo vede nella Cina e anche nell’Europa, che non segue la sua strada né sull’immigrazione né sui cambiamenti climatici. E mette in secondo piano quella che per settant’anni è stata una priorità strategica degli Usa, la sicurezza del Vecchio Continente. Durante la Guerra Fredda non perdere alleati era di importanza assoluta. Per Trump non lo è più”.

Abbiamo visto numerosi sconfinamenti russi, in questi giorni. Si rischia un attacco?

“Il problema potrebbe porsi piuttosto una volta concluso il conflitto in Ucraina. Già oggi la guerra in Ucraina serve a Mosca per testare continuamente le reazioni dei Paesi Nato alle sue provocazioni, e in particolare per capire quale sarebbe la risposta americana. In questo senso le parole pronunciate ieri da Trump sono rilevanti: il rischio è che possano incoraggiare Putin a verificare quali circostanze gli consentirebbero di spingersi oltre”.

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