I caccia russi e l’ipotesi abbattimento. “Regole d’ingaggio severe. Si spara solo per difesa”

Roma, 27 settembre 2025 – Si balla coi lupi nei cieli del Baltico, sopra il tetto della Polonia, nei dintorni della Norvegia, sopra il ghiaccio dell’Alaska. I jet russi o presunti tali moltiplicano gli sconfinamenti, idem per gli sciami di droni. In coro il segretario della Nato Mark Rutte, la presidente della Commissione Ue Ursula von del Leyen, il presidente ceco, Peter Pavel, perfino lo “sceriffo” Donald Trump, in coro avvertono la Russia che il balletto dei Mig che sconfinano potrebbe finire con un abbattimento. Replica del Cremlino: “Guai a voi, colpire i nostri aerei porterebbe a pericolose conseguenze. Noi rispettiamo le regole”. A Peskov si allunga probabilmente il naso. Con le bugie succede. Duelli di parole. Ma passare ai fatti è più complicato anche nel clima di tensione internazionale. Il singolo pilota di caccia che intercetta un velivolo “fuorilegge” non ha l’autorità per decidere di schiacciare il bottone del missile. Ci sono regole d’ingaggio severe. Oggi per abbattere un velivolo militare che viola lo spazio Nato è necessario cambiare le norme in vigore. Il pilota può reagire con una decisione autonoma solo se l’aereo intercettato mette in pericolo la sua incolumità. Scatta così la self defence, cioè la legittima di difesa.

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F-18E fighter jet gets ready to take off on aircraft carrier USS Gerald R. Ford as it sails during NATO Neptune Strike 2025 exercise on September 24, 2025 in the North Sea. According to NATO, more than 10,000 sailors, soldiers, aviators and marines from 13 allied nations took part in the large-scale multinational enhanced Vigilance Activity, running from September 22 to 26, 2025 in an area spanning the Mediterranean, Adriatic, North and Baltic Seas. (Photo by Jonathan KLEIN / AFP)

Altro capitolo è la decisione della filiera di comando. Lo spiega il generale Roberto Nordio, tremila ore di volo, già rappresentante italiano al Comitato militare Nato e Ue, sottocapo della Difesa e comandante del Centro operazioni aerospaziali di Poggio Renatico (Ferrara). “Siamo in tempo di pace e gli aerei Nato hanno un compito di air policyng, devono cioè controllare situazioni potenzialmente ostili ma non possono abbattere aerei se non per self defence”.

“Se la situazione dovesse evolvere a seguito di ciò che noi definiamo di indications and warning, come informazioni di intelligence di un imminente attacco si dovrebbero applicare nuove regole d’ingaggio anche per definire il livello di responsabilità verso un abbattimento. In una prima fase il via libera potrebbe arrivare dal massimo livello del comando Nato a Mons in Belgio guidato da un generale Usa. In via teorica ogni Paese Nato può anche decidere di intervenire o in proprio con gli aerei tenuti fuori dagli assetti dell’Alleanza. Con l’incognita del dopo se poi per reazione viene attaccato”.

Un rebus a rischio di guerra se ipotizziamo lo scenario con la Russia. “Il comando Nato (Combined Air Operations Center) per il controllo dello spazio dell’Alleanza a sud delle Alpi – spiega il generale – è a Torrejon in Spagna. Deve gestire le capacità di difesa aerea dell’Alleanza nell’area Sud. Idem per il centro di Uedem, in Germania a cui fa capo l’area nord e del Baltico. Da lì parte l’ordine di scramble in caso di velivolo sospetto e i caccia decollano”.

Ma poi lassù che succede? La coppia di intercettori avvicina l’aereo e lo tiene sotto controllo mentre dal centro a terra parte una comunicazione all’intruso di rientrare. “Se non segue le indicazioni – spiega ancora Nordio – allora i caccia passano a un secondo stadio di avvertimenti. Possono battere le ali o lampeggiare con le luci di navigazione ed eseguire una virata di fronte. Significa, adesso seguitemi. Se l’intercettato si adegua fa battere a sua volta le ali e lampeggia. Vuol dire, capito eseguo”. È ciò che normalmente avviene. Se l’ospite ostile resiste, c’è un terzo step: l’intercettore può sparare un colpo di avvertimento fuori tiro col cannoncino. “Significa ci stiamo innervosendo – dice il generale – ma non siamo mai arrivati a questo punto negli sconfinamenti dei russi”.