Non basta essere “testardamente unitari” per vincere le elezioni. Anzi, a forza di essere “testardamente unitari” si rischia di essere “testardamente” perdenti. Il risultato del voto regionale in Calabria, come quello nelle Marche della settimana scorsa, è più di un segnale negativo innanzitutto per Elly Schlein, che fin dal suo esordio ha avuto come obiettivo primario quello dell’alleanza con i 5 Stelle di Giuseppe Conte e con Avs del duo Fratoianni-Bonelli.
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Il dato politico delle due elezioni regionali, nelle quali la leader dem (più dei suoi partner) puntava come banco di prova della bontà della sua formula, indica nettamente che la somma delle opposizioni non “fa” una coalizione competitiva e vincente. Al contrario, la mera sommatoria delle sigle, con candidati presidenti calati e catapultati dall’alto (e, nel caso, da Bruxelles), frutto di una sorta di lottizzazione romana, ha prodotto un effetto boomerang o, se vogliamo, una crisi di rigetto che, da un lato, ha tenuto lontana dalle urne una fetta rilevante dell’elettorato di sinistra e, dall’altro, ha spinto verso il centrodestra una parte dell’opinione pubblica centrista.

Il punto chiave della sconfitta del campo largo è, dunque, nell’assenza di una politica che faccia da collante all’alleanza e la trasformi in una coalizione. Anzi, non solo non si percepisce una politica comune che faccia da pavimento solido all’unità delle opposizioni, ma quel poco che di comune si riesce a intravedere rinvia solo alla condivisione di un approccio radicale di mera protesta che da antigovernativo sta diventando, almeno in parte, antisistema.
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Si dirà che dobbiamo attendere l’esito del voto in Toscana, Campania e Puglia per tirare le somme. Ma l’obiezione vale poco. Anzi, vale al contrario: sono regioni nelle quali il Pd governa da solo o quasi e avrebbe potuto continuare a farlo “tranquillamente”, mentre è da vedere se l’aver associato i 5 Stelle alla maggioranza non finisca per suscitare una sorta di allontanamento dell’elettorato centrista. In questo modo il capolavoro dell’essere “testardamente unitari” sarebbe perfetto.