Vite spezzate “per errore”. Giuseppe e Pasquale colpiti e uccisi a 16 e 18 anni, ma non erano loro i bersagli dei killer

Napoli, 2 novembre 2025 – È la notte dei morti innocenti a Boscoreale, in provincia di Napoli, e a Capizzi, nel Messinese. Una notte che gronda sangue e dolore. Due giovanissimi incensurati, vite spezzate da una violenza cieca e brutale. Drammi apparentemente estranei a dinamiche mafiose, ma simboli di un Sud che vede le sue strade trasformarsi, nei weekend, in arene di sparatorie e duelli rusticani, alimentati dalla facilità inquietante con cui ci si rifornisce di pistole e coltelli.

Nel riquadro Giuseppe Di Dio ucciso a Capizzi e Pasquale Nappo ucciso a Boscoreale

Una moto, due sicari: l’omicidio di Pasquale Nappo a Boscoreale

Pasquale Nappo, diciottenne operaio residente a Scafati, viene freddato in piazza Pace, cuore storico di Boscoreale, durante una notte di spensieratezza con cinque amici, alcuni dei quali con precedenti penali. Una moto, due sicari, colpi sparati ad altezza uomo, per uccidere. Un solo proiettile raggiunge Pasquale all’altezza dell’ascella, bucandogli il cuore. Trasportato in ospedale a Castellammare di Stabia, il giovane muore alle 2.30, seminando dubbi e disperazione. La sua fedina penale immacolata, infatti, non induce a pensare a un coinvolgimento diretto con le gang del suo quartiere, Mariconda di Scafati.

Giuseppe Di Dio, sedicenne modello ucciso “per sbaglio” a Capizzi. La sua vita tra studio e l’azienda di famiglia

Il padre Salvatore: “Non era lui l’obiettivo. Era un ragazzo bravissimo, tranquillo, diplomato”

Le indagini, tuttavia, si concentrano sulle sue amicizie pericolose, su una rete di rapporti da chiarire con alcuni ragazzi con cui sostava in piazza a Boscoreale, poco prima che arrivassero i killer. “Un agguato così non può essere solo la conseguenza di una lite”, sussurra chi conosce le dinamiche criminali. Indagini in pieno svolgimento, ci sono telecamere di un supermercato che potrebbero dare un volto ai sicari in fuga. Il padre Salvatore è certo della sua estraneità: “Non era lui l’obiettivo. Era un ragazzo bravissimo, tranquillo, diplomato, lavorava per non pesare sulla famiglia”. E distilla la convinzione che Pasquale sia una vittima accidentale, finita in un regolamento di conti che non lo riguardava affatto.

Pasquale Nappo ucciso in piazza a Boscoreale. Il colpo esploso da uno scooter

A Capizzi ucciso Giuseppe Di Dio, 16 anni. “Non era lui l’obiettivo del raid”

A 450 chilometri di distanza, Capizzi (Messina) piange Giuseppe Di Dio, 16 anni, diligente studente dell’istituto alberghiero. Alle 22 di sabato è davanti a un bar in via Roma con una comitiva di una decina di coetanei, quando una macchina con a bordo tre persone fa irruzione. Poi gli spari. Il presunto assassino, Giacomo Frasconà Filaro, 20 anni, con precedenti significativi, viene fermato con il fratello Mario (18 anni) e il padre Antonino (48), ammettendo che non fosse Giuseppe l’obiettivo del raid scaturito da banali contrasti.

Giuseppe Di Dio (a sinistra) e Pasquale Nappo

I colpi esplosi sono tre: due feriscono non gravemente un ventenne al bar (anche lui estraneo), il terzo colpisce Giuseppe alla carotide. Morto solo per essersi trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato. Giacomo, secondo quanto si apprende, sarebbe stato agli arresti domiciliari fino a poco tempo fa, per aver appiccato il fuoco alla porta della caserma dei carabinieri. Da un po’ era libero. L’arma usata nell’agguato era una pistola con matricola abrasa. Le accuse nei confronti dei tre Frasconà Filaro, in carcere a Enna, includono a vario titolo omicidio, tentato omicidio, detenzione abusiva di armi, lesioni personali e ricettazione. Due efferati episodi che fanno scivolare il Sud in un abisso di violenza e sangue con le piazze che si trasformano in campi di battaglia per la resa dei conti.

Agguato al bar, sedicenne ucciso a colpi di pistola a Capizzi (Messina). “L’obiettivo era un altro”

“Questo evento mi ha sconvolto come sindaco e come padre”, confessa Pasquale Di Lauro, sindaco di Boscoreale. A Capizzi il sindaco Principato Trosso parla con il cuore in mano: “Conosco la famiglia di Giuseppe, persone perbene, grandi lavoratori. Dall’altra parte, però, ci sono famiglie con precedenti penali, sospettate di possedere armi, che potrebbero scatenare tragedie ancora più gravi di questa”. È un grido d’allarme che chiede rinforzi e una svolta immediata.