Meloni a Bari carica i suoi: “La sinistra è supponente. Io ascolto solo il popolo”

Roma, 10 novembre 2025 – Per qualche minuto, la Puglia si tinge di stelle e strisce. Matteo Salvini, sulle orme di Donald Trump, impugna la bandiera della remigrazione, un concetto sventolato nel nostro continente dall’ultradestra: “Il termine remigrazione può e deve essere oggetto di discussione anche in Italia. L’Europa permette a troppe persone di entrare e di distruggere il nostro tessuto sociale, valoriale, economico”. Manca solo che sullo sfondo campeggino le immagini degli uomini in passamontagna nero che spazzano le strade delle città americane per far rientrare in patria gli immigrati: “Fuori dalle palle chi non rispetta la nostra cultura, i nostri la simboli, la nostra religione e Costituzione”. Non che sia il primo problema all’ordine del giorno in Puglia, ma il leghista decide di battere sul tema sicurezza e annuncia di lavorare a un decreto ad hoc.

Meloni: “Sinistra ai margini della politica per supponenza”

Meloni: dal referendum al make up

Sul palco del Teatro Team di Bari stracolmo con duemila posti esauriti, anche la premier parla di Puglia fino a un certo punto nel comizio organizzato dai leader a sostegno del candidato alla presidenza della Regione, l’imprenditore Luigi Lobuono. Il pezzo forte per Giorgia Meloni è il referendum sulla riforma della giustizia: “Sono certa che migliaia di magistrati voteranno a favore e anche molti esponenti della sinistra”. Di sicuro, “la sinistra se ne inventerà di cotte e di crude. Sanno che sono norme di buon senso e infatti dicono: votate no per mandare a casa la Meloni”. Alza i decibel: “Mettetevi l’anima in pace, la Meloni a casa ce la possono mandare solo gli italiani”. Attacca lo schieramento avversario, “ai margini della vita politica per supponenza”. E ne spiega il motivo: “Un filosofo (Umberto Galimberti, ndr) giorni fa in tivù diceva che vinco perché quelli che si occupano del mio make-up sono bravissimi”. Al netto del fatto “che mi trucco da sola e manco così bene”, queste sono letture “superficiali”, da “intellettuali da salotto”, che “considerano i nostri elettori stupidi”.

Lobuono sfida Decaro

A due settimane dal voto Lobuono, chiamato a una missione complicatissima, battere il favorito Antonio Decaro (Pd), dopo aver rivendicato “di essere nato il 15 gennaio come Meloni”, rilancia le sue promesse: “200mila posti di lavoro in 24 mesi”, risollevare “una sanità smantellata” e “far girare la Puglia come un McLaren, non posso dire una Ferrari”. Per rovesciare i pronostici, vuole scuotere chi si astiene. “Ma chi non vota poi non rompa le palle se le cose non vanno”, sintetizza Salvini, alleato con Udc e nuovo partito socialista, che prende le distanze da Roberto Vannacci sul Ventennio: “Il fascismo è stato sconfitto dalla storia”. Da Lupi a Tajani, tutti attaccano la gestione attuale della Regione: “Emiliano e Decaro sono la stessa cosa. La vera alternativa è il centrodestra”, avverte il capo di Forza Italia. Che annuncia “un progetto innovativo” per la gestione della crisi della xylella. Insomma, un comizio che più comizio non si può.

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La battaglia di Salvini

L’unica novità arriva a margine e la indica Salvini poco prima di salire sul palco: “Come Lega stiamo lavorando a un nuovo decreto legge su sicurezza e immigrazione, ne ho parlato con Piantedosi. Non arriverà nel prossimo Consiglio dei ministri, ma se riusciamo già in settimana lo presentiamo”. Gli alleati cadono dalle nuvole, per la premier non è la priorità. E in ogni caso, dicono nel suo giro, andrebbe presentato con la veste del disegno di legge. Prima o poi sapremo che fine farà il pacchetto. Ma a quel punto probabilmente i pugliesi avranno votato.