Adinolfi, la Magliana e il mistero delle catacombe. Quando Nicoletti disse al pm: “Dottore, le è piaciuta casa mia? Ma il giudice non l’avete trovato”

Georadar per indicare la ‘strada’ e una ruspa per andare in profondità. Sono entrate nel vivo le operazioni di scavo nel complesso della Casa del Jazz, spazio culturale a ridosso di via Cristoforo Colombo a Roma, dove si sospetta possano trovarsi i resti del giudice Paolo Adinolfi, scomparso nel nulla il 2 luglio del 1994. Le verifiche si sono concentrate in più punti attorno a quella che un tempo fu la villa di Enrico Nicoletti, ritenuto il cassiere della Banda della Magliana. Ieri mattina, 14 novembre, si è cercato sul retro dell’abitazione e nel pomeriggio nella parte opposta in cui dovrebbe esserci anche un pozzo dell’acqua. L’obiettivo è trovare l’accesso al tunnel sotterraneo. In campo anche esperti con georadar in grado di rilevare anomalie nel terreno. Ad assistere alle ispezioni carabinieri, guardia di finanza e polizia – pronti a entrare in azione qualora emergessero elementi – ma anche i figli del giudice Adinolfi, l’ex questore di Roma Nicolò D’Angelo (all’epoca alla Squadra Mobile) e l’ex magistrato Guglielmo Muntoni, ora presidente dell’Osservatorio sulle politiche per il contrasto alla criminalità economica della Camera di Commercio di Roma, che ha fatto scattare l’operazione segnalando la presenza di una galleria ‘tombata’, chiusa circa 30 anni fa.

Cerchiato in rosso, il punto sopra le gallerie in cui sono in corso le ricerche dei resti di Paolo Adinolfi

Perugia – Nel 1996 quando la procura di Perugia riaprì le indagini – già archiviate una prima volta nel ’94 – sulla sparizione del giudice Paolo Adinolfi, in servizio alla Corte d’appello di Roma, emerse la possibilità che il corpo del magistrato fosse stato sepolto nella catacomba adiacente una villa romana, oggi Casa del jazz, allora di proprietà di Enrico Nicoletti, il potente cassiere della banda della Magliana, ma sottoposta a sequestro dal tribunale di Roma. Poco più di una ‘chiacchiera’ riferita da un’allora funzionario della Banca d’Italia ai familiari e da questi alla moglie del giudice, Nicoletta Grimaldi che informò i pm.

Gli scavi alla Casa del Jazz, Roma
Scavi alla Casa del Jazz, Roma, 13 novembre 2025. Si e’ scavato per qualche metro a mano stamattina all’interno dell’area della casa del Jazz dopo la segnalazione della presenza di un tunnel sotterraneo, ‘tombato’ 30 anni fa e in cui si ipotizza che possano trovarsi i resti del giudice Paolo Adinolfi, scomparso dal ’94. Le ricerche hanno interessato il terreno accanto alla villa un tempo di Enrico Nicoletti, cassiere della Banda della Magliana, e riprenderanno domani mattina per la necessità di ulteriori mezzi, in particolare di ruspe necessarie ad ampliare lo scavo. ANSA

Il procuratore Fausto Cardella: “Chiesi un’archiviazione aperta, poi arrivò un pentito”

“Il caso lo ricordo bene – racconta oggi Fausto Cardella, già procuratore generale di Perugia e all’epoca procuratore reggente dell’Ufficio competente a indagare sulle toghe romane – io condussi le indagini dopo la sparizione nel ’94 e chiesi un’archiviazione che in gergo si dice ‘aperta’: non erano stati trovati elementi che potessero far pensare a un rapimento. Poi però il quadro cambiò. Riaprimmo il fascicolo due anni dopo, anche in seguito alle dichiarazioni di un pentito, Francesco Elmo”.

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Il pentito Francesco Elmo, i Servizi e l’intento manipolatorio

Allora era un giovane faccendiere: lo stesso che alla procura di Palermo nel ’97 raccontò che esisteva una “struttura” dei servizi in rapporti con Cosa nostra. Elmo disse prima ai carabinieri di Vico Equense, e poi ai pm di Perugia, di un presunto incontro tra Adinolfi e Michele Finocchi, già funzionario del Sisde, il servizio segreto interno, in quel periodo latitante. Ma “l’esito delle indagini eseguite dalla Dia ha avuto esito negativo. Nessuna conferma è stato possibile acquisire in ordine al presunto incontro, né più in generale riguardo alla conoscenza tra Elmo e il colonnello Ferraro (di cui il pentito aveva parlato, ndr).

Fausto Cardella
Il presidente della Fondazione umbra antiusura, Fausto Cardella, oggi presenterà i dati dell’attività messa in campo lo scorso anno

È possibile che Elmo – annota il pm – almeno per quanto riguarda i fatti oggetto del presente procedimento, non sia stato altro che un abile manipolatore di notizie apprese dalla stampa e creatore di fatti, rapporti e dettagli totalmente inventati”. In effetti sono gli anni in cui i collaboratori di giustizia fanno la parte del leone. Tutti. Personaggi affidabili e millantatori. “Il fascicolo fu assegnato ad Alessandro Cannevale – aggiunge Cardella – che svolse tutti accertamenti e cercò nel luogo indicato dove si disse poteva esserci il corpo del giudice ma non emersero elementi utili e concludemmo nuovamente per l’archiviazione. Oggi tutto è possibile ma ragionando da magistrati non puoi che attenerti ai fatti”.

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Gli scavi di ieri e di oggi a Roma e la galleria ‘tombata’ chiusa da 30 anni

Degli scavi, condotti in questi giorni nella capitale alla ricerca di un possibile tesoro di Nicoletti, perseguendo anche la vecchia ipotesi dei resti di Adinolfi, il prefetto di Roma ha informato giovedì il procuratore Raffaele Cantone ma l’indagine sulla sparizione del magistrato romano, da allora, in assenza di elementi nuovi, non è mai più stata riaperta. L’operazione è stata avviata grazie all’ex magistrato Guglielmo Muntoni, ora presidente dell’Osservatorio sulle politiche per il contrasto alla criminalità economica della Camera di Commercio di Roma, che ha segnalato la presenza di una galleria ‘tombata’, chiusa circa 30 anni fa. L’iniziativa, possibile grazie ai fondi messi a disposizione da Confcooperative del Lazio e dalla Camera di Commercio della Capitale, rientrerebbe in un più ampio progetto di riqualificazione dell’antica galleria. In particolare la Casa del Jazz, nata sulle ceneri di un bene confiscato alla malavita organizzata, sarebbe stata individuata come possibile location anche per la coltivazione di funghi in percorsi sotterranei per l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate.

Ruspe alla Casa del Jazz. Si cerca il giudice Adinolfi. Potrebbe essere sepolto lì

Allora invece l’indicazione, piuttosto generica, indicava che il corpo fosse stato sepolto nel cunicolo della catacomba sotto il pavimento della sfarzosa villa. Gli investigatori dell’epoca ricordano che Nicoletti aveva costruito una struttura abusiva all’ingresso della catacomba che venne bypassata entrando nel tunnel da un altro passaggio. Cannevale incaricò un geologo, esperto in speleologia che scese nel tunnel e lo percorse fino a trovare un muro di terra e comunicò con il walkie talkie al magistrato che si trovava in superficie. A quel punto si dovettero arrendere. “La verifica escluse la presenza di cadaveri, nonché tracce di ingressi recenti nella cavità”, fu la conclusione del magistrato. E non, come emerso in questi giorni, che non furono fatti gli scavi per mancanza di fondi.

Giornalisti attorniano l'ex magistrato Guglielmo Muntoni, da cui è partita la segnalazione
Giornalisti attorniano l’ex magistrato Guglielmo Muntoni, da cui è partita la segnalazione, mentr esce dalla casa del Jazz, dove si scava per cercare i resti di Paolo Adinolfi, giudice scomparso dal 1994, Roma, 14 novembre 2025. Gil scavi sono effettuati in più punti attorno a quella che un tempo fu la villa di Enrico Nicoletti, ritenuto il cassiere della Banda della Magliana. ANSA/Emanuele Valeri

Chi era Enrico Nicoletti, il cassiere della Magliana tra i Casamonica, Pecorelli e Calvi

Ma chi era Enrico Nicoletti? Morto cinque anni fa a 84 anni in una clinica romana Enrico Nicoletti era finito in svariate indagini, anche della procura di Perugia con un profilo inquietante: amico di politici, ma anche di malavitosi come i Casamonica e da sempre indicato come il cassiere dalla Banda romana attiva negli ’80 e ’90 nel traffico di droga e gioco d’azzardo, e coinvolta nei grandi misteri italiani: dall’omicidio di Mino Pecorelli a quello del banchiere Roberto Calvi.

Enrico Nicoletti, il "banchiere" della Banda della Magliana
A05-30/08/95 ROMA-ARCH: ENRICO NICOLETTI IL ” BANCHIERE ” DELLA BANDA DELLA MAGLIANA IN AULA, IN UNA FOTO D’ARCHIVIO. NELL’AMBITO DELL’INCHIESTA SULL’ATTIVITA’ DELLA CRIMINALITA’ ORGANIZZATA E SUL TESORO DI NICOLETTI,SONO STATI SEQUESTRATI BENI PER ALTRI 1.200 MILIARDI PER UN TOTALE DI CIRCA 2.600 MILIARDI. GLI INVESTIGATORI HANNO MESSO SOTTO SEQUESTRO ALBERGHI, PALESTRE, SOCIETA’ IMMOBILIARI,TEATRI DI POSA, VILLE E 24 AUTO DI LUSSO. GI SIF/ANSA

Sarebbe stato lui a ispirare il personaggio del ‘Secco’ in Romanzo Criminale di Giancarlo De Cataldo, anche se il diretto interessato ha sempre respinto sostenendo che in realtà si trattava di Ernesto Diotallevi. Un altro calibro da Novanta della Banda che comandava a Roma in quegli anni. Nicoletti non fu mai indagato perché il funzionario della banca d’Italia riferì di generiche ‘voci’ sulla possibilità che il corpo fosse proprio in quella villa. Ma proprio in quei giorni, gli stessi pm perugini erano impegnati nell’inchiesta toghe sporche (che coinvolgeva il cassiere della Magliana) e fu Nicoletti ad apostrofarli: ‘Dottore, le è piaciuta casa mia? Ma Adinolfi non lo avete trovato”, ironizzò l’imprenditore della mala romana.

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Una ridda di voci, avvistamenti in mezza Italia. “Adinolfi aveva vissuto una condizione di isolamento umano e professionale”

Trent’anni fa sul caso del magistrato romano si rincorsero infatti decine di voci e di segnalazioni: dagli avvistamenti in mezza Italia, alle testimonianze di detenuti e pentiti, alle fantomatiche voci di pedinamenti da parte degli zingari. “Seguimmo tutte le piste”, racconta ancora Cardella. “Io stesso andai a Milano a parlare con il collega Carlo Nocerino al quale Adinolfi si era rivolto perché l’ipotesi fu che la sparizione potesse essere collegata alla sua attività di giudice fallimentare”. Adinolfi infatti “era determinato – è scritto nella richiesta di archiviazione – a condurre un’operosa reazione civile contro le ingiustizie che riteneva di aver sofferto, tanto da mettersi a disposizione del pm di Milano per ogni informazione utile in un delicato processo per bancarotta legato a vicende da lui trattate”.

I figli di Adinolfi davanti agli scavi alla Casa del Jazz
Lorenzo Adinofli, all’uscita della Casa del Jazz, dove si sospetta possano trovarsi i resti del giudice, Paolo Adinolfi, suo padre, scomparso dal 94. Roma, 14 novembre 2025 ANSA/Emanuele Valeri

Quando era in servizio alla sezione fallimentare – secondo il racconto dei familiari – aveva “vissuto una condizione di isolamento umano e professionale: basti pensare a quando, durante una sua brevissima assenza dal servizio venne adottato in sua vece, in una delicatissima procedura, un importante provvedimento che mai sarebbe stato da lui condiviso e che desto le sue vive e inascoltate proteste”. Il riferimento è proprio al fallimento della Fiscom (legata alla banda della Magliana) da lui dichiarata e poi, a sua insaputa, revocata.

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I misteri del 2 luglio 1994: il vaglia postale alla moglie, le chiavi, l’auto parcheggiata in un posto anomalo

I misteri restano però ancorati anche al giorno della scomparsa, il 2 luglio 1994, un sabato. Tanto che inizialmente si ipotizzò anche il suicidio o l’allontanamento volontario. Piste poi scartate. Adinolfi infatti il giorno della scomparsa spedì un vaglia postale alla moglie dall’ufficio postale del Villaggio Olimpico, abbandonò le chiavi nella cassetta della posta della madre e parcheggiò l’auto lontana rispetto all’autobus sul quale doveva salire e dove fu incontrato da un conoscente.

Nicolò D'Angelo, ex questore di Roma, all'uscita della Casa del Jazz
Nicolò D’Angelo, ex Questore di Roma, all’uscita della Casa del Jazz, dove si sospetta possano trovarsi i resti del giudice, Paolo Adinolfi, suo padre, scomparso dal 94. Roma, 14 novembre 2025 ANSA/Emanuele Valeri

Le conclusioni dell’indagine e il possibile movente

“L’ipotesi che la scomparsa sia conseguenza di un’azione delittuosa non è sostenuta solo per ‘esclusione’. Non si può dimenticare l’estrema delicatezza di alcuni affari trattati dal magistrato, la notevole rilevanza degli interessi economici coinvolti, l’asprezza delle reazioni suscitate dalla ferma e lineare condotta di Adinolfi, i contrasti insorti con taluni colleghi, la capacità criminale di taluni soggetti interessati alle società che subivano le procedure”, fu la conclusione del pm Cannevale. Che aggiunse: “Senza dover ipotizzare che il dottor Adinolfi fosse depositario di chissà quali segreti, non è difficile pensare che una sua collaborazione a indagini riguardanti affari da lui trattati avrebbe potuto rivelarsi preziosa e insostituibile. Tutto questo è più di un’ipotesi visto che poco tempo prima della scomparsa aveva contattato il dottor Nocerino della procura di Milano dichiarandosi disponibile a fornirgli notizie”.