Bimbo ucciso dalla madre, il padre gli aveva regalato uno smartwatch per dare l’allarme in caso di pericolo

Trieste, 15 novembre 2025 – E’ una vicenda terribile quella del piccolo Giovanni, bimbo di 9 anni sgozzato dalla madre, la 55enne Olena Stasiuk, a Muggia (Trieste). Soprattutto mano a mano che emergono i particolari di una tragedia che forse poteva essere evitata. Il padre di Giovanni – che non si fidava di quegli incontri con la mamma non più protetti – aveva regalato al piccolo figlio uno smartwatch con cui chiamarlo in caso di emergenza. Era un dono che gli aveva fatto l’anno scorso per il compleanno, come scrive oggi il quotidiano Il Piccolo precisando che non è ancora chiaro se il bambino lo indossasse la sera della tragedia.

Un tipo di regalo che indubbiamente sottolinea i timori del padre operaio al Sincrotrone e che aveva scelto d’accordo con l’avvocata Gigliola Bridda. Da quanto risulta allo stesso quotidiano, comunque, il piccolo non lo avrebbe mai utilizzato. Il padre glielo avrebbe regalato temendo che la ex moglie mettesse in pratica le minacce di morte proferite tempo prima e i due episodi di violenza che il piccolo aveva subito.

OLENA

“O Giovanni rimane con me, oppure sono disposta ad uccidere il bimbo, a uccidere me, buttandomi in mare, e a uccidere anche Paolo”, aveva detto la 55enne l’11 luglio 2018; frase verbalizzata dai Servizi sociali quando le fu prospettato il possibile affido esclusivo del bimbo al padre.

La disperazione del papà: “Perché le è stato consentito di vederlo da sola?”

“Perché le è stato consentito di vederlo da sola?” senza un assistente sociale, si è chiesto l’uomo, “completamente devastato”, riferisce chi lo conosce. Una risposta dovrebbe essere contenuta in una relazione che potrebbe arrivare agli uffici del ministero della Giustizia da Trieste nei prossimi giorni proprio in merito a questa decisione del tribunale civile. Come da prassi, infatti, la relazione potrebbe puntare a far luce sulle motivazioni che avrebbero portato i giudici a questa decisione.

Il padre non si è mai dato per vinto, negli anni attraverso la legale aveva più volte espresso dubbi sulla psiche della donna: “La mia ex moglie può arrivare a ucciderlo. Ho visto ciò che capitava a casa”, ripeteva. Almeno due i casi di violenza ai danni del piccolo uno dei quali la stretta al collo che gli causò qualche livido giudicato guaribile in tre giorni dai medici. Fatti di due anni fa.

“Ricordati bene che se io muoio anche Giovanni muore con me! Non pensare che stia scherzando”, avrebbe anche minacciato. Episodi inseriti in una guerra di 8 anni con accuse e carte bollate reciproche e che il tribunale deve aver valutato con prudenza, anche se l’avv. Bridda, parla di “segnali forse sottovalutati”.

Precisa però che la donna negli ultimi tempi non manifestava problemi: puntualità negli appuntamenti, nessun disagio. Ma il papà “ricordava il 2017 quando la signora aveva avuto una forte crisi ed era stata curata con un farmaco potente che poteva essere somministrato solo al Centro di salute mentale. Poi lei si è sottratta a questa cura”.

Nel 2023 la signora vedeva il figlio da sola una volta alla settimana; ma dopo i due episodi la giudice dispose solo visite in forma protetta”. Nell’aprile 2025 la psicologa Erika Jakovcic suggerì che il piccolo vivesse con il padre ma la frequentazione con la madre aumentasse, da sola o in presenza di educatori e assistenti sociali. Così il 13 maggio scorso il tribunale accordò alla mamma una visita settimanale da sola, il mercoledì pomeriggio. “Forse nell’ottica della genitorialità si è voluto dare fiducia a una madre”, puntualizza Bridda. Che però conclude: “Avevamo chiesto una perizia psichiatrica ma non c’è mai stata”.

Ora la donna è ricoverata all’ospedale Maggiore, non c’è stato l’interrogatorio di garanzia. La sua avvocata, Chiara Valente, ha annunciato: “Chiederò una perizia psichiatrica”.