Il futuro di Gaza. Israele: “No alla Palestina. Controlleremo la Striscia”

Roma, 16 novembre 2025 – Piove sulle macerie della Striscia di Gaza. Messa in ginocchio dall’offensiva israeliana, che ha lesionato in parte o completamente il 92% degli edifici residenziali, la popolazione, già costretta a trattenere il respiro per la fragile tregua in corso, da un paio di giorni deve fare i conti anche con le piogge torrenziali che allagano senza sosta le tendopoli. I temporali liquidano gli ultimi scampoli di umanità e normalità agognati da migliaia di uomini, donne e bambini, così come nell’acqua svanisce una volta di più, sotto il peso delle ultime tempestose dichiarazioni dei ministri di Tel Aviv, la speranza della creazione di uno Stato palestinese che Israele non vuole né oggi, né mai.

Inondazioni a Gaza, dove 93% delle tende è inabitabile

In questo clima, tutt’altro che sereno, anche in senso letterale – in Libano l’esercito israeliano ieri ha dichiarato di aver sparato per sbaglio a dei caschi blu dopo averli scambiati per dei sospetti proprio a causa del maltempo – , si attende in queste ore alle Nazioni unite il voto del del Consiglio di sicurezza sul piano Trump per la Striscia. Il programma autorizzerebbe tra l’altro l’invio di una forza internazionale di stabilizzazione nell’ambito della seconda fase di una road map che viaggia a rilento. Usa e Paesi arabi spingono per una rapida approvazione del piano, mentre Mosca ha presentato una controrisoluzione che omette qualsiasi riferimento al Board of Peace, l’organismo per la governance transitoria della Striscia che Trump dovrebbe presiedere. Il voto al Palazzo di Vetro rischia così di slittare o di infrangersi contro il veto russo e (chissà) cinese.

“Non accetteremo l’instaurazione di uno Stato del terrore palestinese nel cuore della terra di Israele, a una distanza infinitesimale dai suoi centri abitati”, scrive su X il ministro degli Esteri israeliano, Gideon Sa’ar. Ancora più tranchant il titolare della Difesa, Israel Katz: “La politica di Israele è chiara: non ci sarà uno Stato palestinese”. Sempre su X il ministro ha aggiunto che le forze israeliane (Idf) resteranno nelle zone considerate strategiche, insistendo poi sul fatto che “Gaza sarà smilitarizzata fino all’ultimo tunnel” e Hamas disarmata. Proprio come prevede la seconda fase del piano Usa. I gazawi, però, hanno altro a cui pensare. Le forti piogge hanno inzuppato abiti, cibo e i pochi beni rimasti a loro disposizione. L’Ufficio Onu per il coordinamento degli affari umanitari ha dichiarato che i partner impegnati a fornire supporto per gli alloggi hanno schierato squadre di risposta rapida per mitigare l’impatto drammatico delle piogge. E, come se non bastasse, nel pomeriggio di ieri Eyal Zamir, capo di Stato maggiore dell’Idf, che controlla il 50% della Striscia, ha chiarito che l’esercito “è pronto a controllare le aree oltre la linea gialla”. Se non piove sul bagnato, piove sulle macerie.