Roma, 16 novembre 2025 – Milano resta in cima e guarda l’Italia dall’alto in basso. Bolzano (ancora seconda) e Bologna (arrembante terza) completano il podio nell’indagine annuale sulla qualità della vita nelle province italiane. La classifica 2025 di ItaliaOggi e Ital Communications, in collaborazione con la Sapienza di Roma, fotografa per il 27° anno l’andamento del Paese rivelando “un nuovo equilibrio” che “non è ancora un traguardo, ma un punto di partenza”, segnalano gli autori. Di sicuro c’è che la qualità della vita non è gratis, ma si paga e si progetta.
Vince chi investe. Festeggiano la top ten Firenze (meritamente quarta, in ascesa di 4 posizioni), Monza (quinta dopo la terza piazza 2024). Poi Trento, Padova e Verona (tutte scivolate di un posto) esaltano la forza del Nordest, mentre Parma (nona) e Reggio Emilia (decima, con un balzo di nove piazze) regalano altre soddisfazioni all’Emilia-Romagna. Non solo. Appena sotto la prima classe, si distinguono Modena (11esima, +6) e Rimini (12esima, grazie alla scalata di 21 posizioni). La Toscana premia anche Prato (21esima, +18), Pisa (24esima, +10) e Lucca (31esima, ma soprattutto in progresso di 27 piazze). In Liguria, La Spezia (46esima, +10) fa meglio di Genova (55esima, -12). Le Marche segnalano l’impennata di Ascoli (15esima, +25) e l’arretramento di Ancona (37esima, -6), superata da Macerata (30esima, +6) e Pesaro e Urbino (35esima, +12). Scivola Fermo (48esima, -4). In Umbria, Perugia (40esima, +12) prevale di poco su Terni (45esima, +17).
Il primato di Milano poggia su ottimi risultati nei comparti servizi, reddito, gestione infrastrutture, tessuto produttivo. Certezze che compensano il crollo nella sicurezza sociale (dal 5° al 29° posto) e addirittura l’ultima piazza per la categoria reati e sicurezza. Tra le aree metropolitane, Roma (29esima, -5) perde il confronto con Torino (26esima, -3) ma precede Venezia (34esima, -14) e Bari (66esima, +5). Le province simbolo del sud boccheggiano: Napoli è 98esima (-3), Palermo 99esima (+1), Catania 100esima (-2). In fondo alla graduatoria ancora Caltanissetta, mentre Lecce e Cagliari si stagliano sulla media del Sud.
Dopo un decennio caratterizzato da “scarti violenti” (incluse crisi, pandemia, inflazione), dai dati 2025 sembra così emergere “una fase di consolidamento lento”, nella quale “le differenze tra Nord e Sud” complessivamente “si riducono” grazie a “crescita dei servizi”, “lieve miglioramento della sanità” e “diffusione di modelli di sviluppo locali più equilibrati”. Un’Italia “meno polarizzata” ma comunque in percepito arretramento: 30 punti in meno nella media della classifica generale, con “una qualità della vita” sempre più “compressa verso il centro della classifica”, a dispetto dei progressi generalizzati nella sanità: comparto nel quale “quasi tutte le province registrano un incremento di punteggio”.
Le nove dimensioni dell’analisi (affari e lavoro, ambiente, istruzione e formazione, popolazione, reati e sicurezza, reddito e ricchezza, sicurezza sociale, sistema salute, turismo intrattenimento e cultura”) riferite alle province italiane suddivise in cinque cluster (Mediterraneo, Francigena, Adriatico, Padania, Metropoli) restituiscono una qualità della vita percepita come “buona o accettabile” solo nel 56% dei territori indagati (60 province su 107). Insomma, “il Nord e il Centro restano ai vertici” mentre il Mezzogiorno “riduce le cadute più profonde” senza tuttavia accorciare le distanze. Prova ne sia che di tutte le province italiane meridionali e insulari, solo L’Aquila figuri – da promossa – tra le prime 60 del Paese (56esima, con balzo di 13 posizioni). E a 16 anni dal sisma, è una gran bella lezione.