L’Ucraina vede la tregua. Intesa sulla sicurezza, nodo Donbass. “Risolto il 90% delle questioni”

Roma, 16 dicembre 2025 – L’atmosfera è quella che prelude ai grandi annunci. Un’intesa condivisa sulla fine della guerra in Ucraina potrebbe essere prossima, pur con criticità ancora aperte, a partire da quante terre Kiev dovrebbe cedere a Mosca e con quale formula. Tra i nodi irrisolti resta anche il destino della centrale nucleare di Zaporizhzhia, la più grande d’Europa, oggi sotto controllo russo: il Cremlino ne rivendica la giurisdizione, nonostante la regione sia ancora in parte territorio ucraino. Il segretario generale della Nato, Mark Rutte, ha sintetizzato lo stato dei lavori parlando di un percorso “passo dopo passo”: la strada è ancora lunga, ma forse meno in salita di prima.

Donald Trump e Vladimir Putin non si sono fatti vedere, ciascuno per ragioni diverse. Ma per 48 ore gli occhi della scena internazionale sono stati puntati su Berlino, dove si sono riuniti i principali leader europei, tra cui la premier Giorgia Meloni. Qui si sono intrecciate due partite strettamente collegate: la fine dell’invasione russa e le garanzie di sostegno a lungo termine per Kiev. Secondo alti dirigenti americani, a margine dell’incontro tra Volodymyr Zelensky e la delegazione Usa composta dall’inviato speciale Steve Witkoff e da Jared Kushner, “il 90% delle questioni fra Mosca e Kiev è stato risolto”. Fonti della Casa Bianca riferiscono che Trump è “molto soddisfatto” dello “straordinario lavoro” svolto dagli europei e pronto ad annunciare un collegamento con i leader Ue durante la cena in cancelleria. “Mai così vicini alla pace”, dice il tycoon in serata. L’inquilino della Casa Bianca sarebbe anche disposto a portare al Congresso le garanzie di sicurezza chieste da Kiev, sul modello dell’articolo 5 della Nato. Un passaggio, però, che resta subordinato al via libera di Mosca.

Zelensky parla di “progressi” su garanzie di sicurezza Usa per Kiev

Forte delle concessioni già messe sul tavolo e del giudizio positivo di Kushner, che ha parlato di “grandi progressi”, Zelensky ammette che sulla questione territoriale persistono divergenze con Washington, ma le attribuisce alle pretese russe. “Non tutte le questioni sono facili, alcune sono molto difficili, come quella territoriale – ha spiegato –. Ci sono posizioni ancora diverse, ma tutti sono disposti a lavorare in modo costruttivo”.

Sul tavolo restano il futuro della centrale di Zaporizhzhia e soprattutto il destino del Donbass: Kiev respinge l’ipotesi di una cessione definitiva, che comporterebbe la perdita permanente della sovranità. Gli europei, nel comunicato congiunto, ribadiscono che i confini non possono essere modificati con la forza e che ogni decisione sul territorio spetterà al popolo ucraino, una volta attivate solide garanzie di sicurezza, avallando di fatto l’ipotesi di un referendum.

A Berlino l’Europa si è mostrata compatta. Il cancelliere Friedrich Merz ha auspicato un cessate il fuoco prima di Natale e ha rivolto un appello alla “decenza umana” di Putin. In parallelo resta aperta la partita sugli asset russi congelati sine die. “Dobbiamo arrivare rapidamente a un accordo politico: è decisivo per la capacità di agire dell’Ue”, è il messaggio filtrato dai negoziati. I leader europei hanno fatto un ulteriore passo avanti, mettendo nero su bianco la disponibilità a creare una «forza multinazionale» in Ucraina a guida europea, composta dai contributi delle nazioni disponibili nell’ambito della coalizione dei Volenterosi e sostenuta dagli Stati Uniti, nonché “un meccanismo di monitoraggio e verifica del cessate il fuoco guidato dagli Stati Uniti con la partecipazione internazionale”.