Roma, 28 dicembre 2025 – Mar-a-Lago al centro dei destini del mondo. Oggi il presidente Usa Donald Trump incontrerà l’omologo ucraino, Volodymyr Zelensky. Alte aspettative in una situazione che, però, tende a ridimensionarle. La Russia continua a bombardare il territorio invaso tutte le notti, con gravi conseguenze sulla quotidianità di decine di migliaia di ucraini, mentre il presidente Putin dichiara che Mosca è pronta a combattere se Kiev non scenderà a compromessi. L’Europa, dal canto suo, sembra sempre più determinata. In una call che ha avuto luogo ieri con i leader Ue e la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, sono emerse grandi speranze.
Guerra Ucraina, Zelensky: “Continuiamo a lavorare per avvicinare veramente la pace”
Il presidente Zelensky ha manifestato un atteggiamento particolarmente pragmatico e, conoscendo il suo interlocutore, determinato a far capire che la fine della guerra potrebbe essere anche un grande affare. Ieri Trump è tornato a ripetere che vede “buone possibilità” e che nel suo primo anno di presidenza ha risolto otto guerre. Si tratta della prima volta per il presidente ucraino a Mar-a-Lago. Un particolare che porta molti analisti a pensare che ci sia un effettivo miglioramento delle relazioni fra i due leader e che siano stati fatti progressi concreti. Il numero uno di Kiev ha rivelato che durante l’incontro verrà discusso soprattutto il tema delle garanzie di sicurezza. Ma non solo: “Stiamo lavorando con gli Stati Uniti sulla tabella di marcia per la prosperità dell’Ucraina – ha spiegato Zelensky ai media nazionali. – La nostra visione, insieme agli Stati Uniti, si estende fino al 2040, comprendendo gli elementi chiave di un accordo sugli investimenti e sulla prosperità futura. Stimiamo che la ricostruzione richiederà circa 700-800 miliardi di dollari. Ciò che è importante è avere una visione condivisa con gli Stati Uniti, che istituiranno diversi fondi”.

Mosca infierisce
Fra il dire e il fare, come sempre, c’è di mezzo Mosca. Nella notte fra il 26 e il 27, la capitale Kiev è stata colpita da 500 droni e 40 missili. Il bilancio è di quattro feriti, ma danni collaterali ingenti. Secondo i media ucraini, un milione di persone è rimasto senza acqua calda né elettricità. Il presidente Zelensky non si è fatto scappare l’occasione per rimarcare l’ambiguità di Mosca: “I rappresentanti russi partecipano a lunghi colloqui, ma in realtà sono i Kinzhal e gli “Shahed” a parlare per loro – ha scritto Zelensky su X. – Questo è il vero atteggiamento di Putin e della sua cerchia ristretta. Non vogliono porre fine alla guerra e cercano di sfruttare ogni occasione per causare all’Ucraina sofferenze ancora maggiori”. Non manca la replica del Cremlino, che getta un’ombra sui colloqui. Il presidente Putin in persona ha detto che Kiev non è pronta alla fine del conflitto e che, se non sarà pronta a trattare, “Mosca è pronta a usare la forza”.
La compattezza Ue
Prima di planare negli Stati Uniti, Zelensky ha fatto tappa ad Halifax per incontrare il premier canadese, Mark Carney, e tenere una videocall con i leader europei. Il numero uno di Ottawa ha sottolineato come la giusta disposizione della Russia sia fondamentale per la soluzione del conflitto. Il premier polacco, Donald Tusk ha posto l’accento sulle garanzie di sicurezza per l’Ucraina, che devono essere “precise e affidabili”. Meloni ha ribadito “l’importanza di mantenere l’unità di vedute tra partner europei, Ucraina e Usa per porre fine a quasi quattro anni di conflitto. Solo attraverso questa solida unità di vedute – ha detto – la Russia può essere posta di fronte alle proprie responsabilità e spinta a dimostrare una reale disponibilità a sedere al tavolo dei negoziati”.