Torino, 28 dicembre 2025 – Spunta anche il nome di Mohamed Shahin – l’imam di Torino destinato all’espulsione e poi ‘liberato’ dalla Corte d’appello – negli atti dell’inchiesta che ha portato a nove misure cautelari per gli aiuti ad Hamas. Sette milioni di euro raccolti attraverso associazioni di beneficenza che raccoglievano fondi per il popolo palestinese.
L’imam Shahin potrebbe avere avuto un ruolo nella vicenda. Al momento non risulta indagato, ma il suo nome compare nel fascicolo dell’inchiesta per un collegamento gli arrestati: ha parlato con loro, è stato chiamato in causa e avrebbe spostato denaro con l’uomo accusato di raccogliere fondi a Torino per farli arrivare a Gaza. Lo riporta l’edizione locale de La Repubblica.
Negli atti dell’indagine non emergono contatti tra Shahin e il principale accusato, Mohammed Hannoun, presidente dell’associazione Palestinesi in Italia. Tra gli indagati, non arrestati, a Torino – riporta La Repubblica – c’è anche Mahmoud El Shobky, di 56 anni, secondo gli inquirenti referente dell’associazione per la raccolta del denaro in Piemonte, nell’area della Costa Adriatica, in Sicilia e in Sardegna.
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Le telefonate di Shahin con gli arrestati: cosa si sono detti
In una telefonata del 26 luglio 2025 Yaser Elasaly, uno degli arrestati, dice al telefono a Shahin: “Tanto El Shobky non sa niente, sa che prendiamo la ‘amana’ (cioè i soldi) e la consegniamo agli sfollati e ai bisognosi”.
In una conversazione del 6 febbraio 2024, Dawoud Ra’Ed Hussny, noto come Abu Falastine, anche lui arrestato, racconta a Sahin de “La cupola d’oro” e parla dell’appuntamento per aprire un conto corrente dedicato alla nuova associazione, ritenuta il tramite per raccogliere i fondi da destinare ad Hamas, insieme all’Associazione benefica di solidarietà con il Popolo palestinese.