Pavia, 29 dicembre 2025 – Dopo la morte di Sara Di Vita, 15 anni, e della madre Antonella Di Ielsi, 50enne, all’ospedale Cardarelli di Campobasso – la causa è ancora misteriosa, 5 indagati tra medici e infermieri -, la struttura sanitaria ha allertato anche il Centro antiveleni di Napoli “per individuare l’agente eziologico”. Ma come funziona la rete nazionale dei centri antiveleno in Italia? Quanti sono e come vengono consultati, ad esempio dai pronto soccorso alle prese con sintomi misteriosi e non sempre da facile decifrazione?

Bisogna partire da un numero, che rende l’idea di quanto sia preziosa la rete: il Centro antiveleni dell’Irccs Maugeri di Pavia diretto dal professor Carlo Locatelli riceve “250 telefonate al giorno”.
Non esiste un protocollo scritto che ‘obblighi’ un medico a quella chiamata. Piuttosto è una prassi clinica, quando i dubbi non si dipanano e il rischio può essere alto.
Dal pronto soccorso al centro antiveleno
Premette Locatelli: mestiere “impegnativo e difficile” quello del medico, “al pronto soccorso si trova di fronte centinaia di persone, non può certo approfondire tutto. Fa valutazioni d’urgenza, se ha un dubbio chiama di solito un Centro antiveleni. Tutti i medici d’urgenza devono avere una conoscenza sulle intossicazioni, ma naturalmente non possono avere la conoscenza approfondita di uno specialista. Vale anche per tutte le altre specialità”.
“In questo periodo natalizio, i disordini alimentari, insomma le gastroenteriti con vomito, mal di pancia e diarrea sono abbastanza frequenti. Sono tanti che arrivano con questi disturbi”.
Quanti sono i centri antiveleni in Italia
Sulla carta sono 10 i centri antiveleni in Italia. Ma non hanno tutti specialisti, laboratori e antidoti come quello di Pavia, “unico di rilievo nazionale, tanto che è utilizzato dalle amministrazioni dello Stato, Presidenza del Consiglio e ministero della Salute, come riferimento nazionale per tutti i problemi tossicologici. Le tossinfezioni, quando sono dovute a batteri, virus o funghi, non le gestiamo noi. Noi gestiamo le intossicazioni, malattie provocate da sostanze chimiche”
La centralità di Pavia
Il Centro di Pavia “è privato ma convenzionato con il Servizio sanitario nazionale – ricorda Locatelli -. E questo vale per metà della sanità italiana”. Ma perché l’idea è venuta al privato? “Perché ha avuto la lungimiranza di crearlo, esistevano già laboratori che ci hanno facilitato a sviluppare altre cose”.
“Riceviamo 250 telefonate al giorno”
Il professor Locatelli ricorda che il Centro antiveleni di Pavia “riceve 250 telefonate al giorno”. Spiega: “Da Lampedusa a Livigno, da Trieste a Torino, gli ospedali chiamano in prevalenza noi. Sono consulenze delle più varie, un bambino che ha una terapia e c’è da capire se è il caso di cambiarla. Ma anche per sapere se serve un antidoto e in che dosi, qual è la diagnosi differenziale da fare. Le nostre sono consulenze rapidissime, per tutta Italia”.
Dalla diagnosi al trattamento
“La prima cosa che facciamo è una diagnosi, perché senza quella non si può procedere. Poi stabiliamo qual è il trattamento più idoneo, il monitoraggio da fare, se c’è un rischio e serve un’azione intensiva, a seconda dei veleni che pensiamo di identificare. L’attività alla fine è molto complessa. Poi ci chiedono anche quale farmaco dare a una donna che sta allattando. Ci sono le informazioni sulle medicine ma anche sul monossido di carbonio, sui morsi da vipera, da serpente tenuto in casa o da ragno violino”.