Meteo prossimi 10 giorni, un caos: Italia sospesa tra gelo e sorprese nevose

C’è un aspetto fondamentale da chiarire immediatamente. Discorrere di ciò che potrebbe verificarsi sull’Italia nelle prossime settimane impone estrema prudenza. La meteorologia non è una scienza deterministica, nemmeno quando si analizzano le previsioni a 72 ore, figuriamoci quando l’orizzonte temporale si spinge fino alla prima parte di Gennaio. Le proiezioni rappresentano delle tendenze, non delle sentenze inappellabili. Tenere a mente questo concetto aiuta a interpretare correttamente i segnali che i modelli matematici ci stanno inviando.

 

Un clima che non è più lo stesso

Il primo tassello da inserire nel mosaico è il quadro globale. Il clima odierno non è paragonabile a quello di quarant’anni fa. La fascia tropicale mostra una tendenza a espandersi verso settentrione, mentre l’Artico evidenzia anomalie termiche sempre più marcate. Non ci riferiamo soltanto alla riduzione dei ghiacci, ma a temperature insolitamente elevate per le alte latitudini. Nei giorni scorsi, per citare un caso emblematico, nel nord-est dell’Islanda si sono sfiorati valori vicini ai 20°C, un evento locale ma di enorme significato. Ancor più rilevante è quanto sta accadendo alle Isole Svalbard, dove la Corrente del Golfo continua a convogliare calore, generando anomalie marine fino a 5°C sopra la media. È la prova tangibile di uno squilibrio energetico in atto nelle zone polari.

 

Il freddo c’è ma colpisce a macchia di leopardo

Discutere di riscaldamento globale non equivale a sancire la scomparsa del freddo. Tutt’altro. In Scandinavia, specialmente nel nord della Finlandia, la colonnina di mercurio precipita verso i -25°C. Nell’Artico russo si passa dai -2°C delle aree costiere ai -35°C dell’entroterra profondo. In Siberia, a oriente degli Urali, non sono rari picchi di -45°C o addirittura -50°C. Anche la Mongolia scende agevolmente sotto la soglia dei -30°C. L’Europa continentale non è da meno e vive condizioni rigide. Germania, Austria e Svizzera rimangono stabilmente sottozero. Persino la Spagna registra estese gelate notturne nelle zone interne. Sono segnali inequivocabili di un gelo presente, ma distribuito in maniera frammentata e irregolare.

 

Il disordine atmosferico su scala mondiale

Il caos atmosferico si manifesta con evidenza anche osservando il resto del pianeta. Negli Stati Uniti, il Texas oscilla tra i 25°C e i 30°C, mentre New York ha dovuto fronteggiare oltre 40 centimetri di neve nel mese di Dicembre. A Boston il freddo è pungente, mentre a breve distanza i contrasti termici risultano esasperati. Nell’Australia sud-orientale è nevicato in piena estate australe, con fiocchi che hanno raggiunto i 700 metri in Tasmania, mentre altre zone del Paese combattevano contro ondate di calore superiori ai 40°C. In California, le alluvioni costiere convivono con accumuli nivometrici impressionanti, fino a 5 metri, sulla Sierra Nevada. Non siamo di fronte a un disordine apparente, bensì a una variabilità estrema.

 

Le manovre del Vortice Polare

In questo scenario complesso si inserisce la condotta del Vortice Polare. Le elaborazioni più recenti suggeriscono una possibile tendenza verso il Mediterraneo, ma senza prevedere, almeno per ora, un affondo diretto e perentorio. La traiettoria rimane estremamente sensibile a minime variazioni dinamiche. Se le correnti oceaniche dovessero spingere con maggiore vigore, il nocciolo gelido potrebbe scivolare verso est, puntando dritto su Balcani e Turchia. In tale eventualità, l’Italia rimarrebbe ai margini dell’azione. Viceversa, se l’alta pressione europea si dimostrasse meno solida, arretrando verso l’Atlantico, si aprirebbe un corridoio favorevole a ingressi freddi verso l’Europa centro-meridionale.

 

Italia tra occasioni mancate e colpi di scena

È proprio qui che regna l’incertezza. Il Mediterraneo è ancora un serbatoio di calore. Un ipotetico ingresso freddo, se ben orchestrato, potrebbe innescare risposte atmosferiche violente, con la formazione di ciclogenesi e nevicate anche a quote molto basse. Tuttavia, basta un nonnulla per stravolgere tutto. Una diversa inclinazione dell’asse dell’anticiclone, o una spinta zonale leggermente più intensa, e lo scenario invernale si ridimensionerebbe drasticamente. Non c’è una data certa sul calendario. Non esiste un giorno “X”. Esistono però delle opportunità, ampie e tuttora aperte, che rendono la prima parte di Gennaio particolarmente intrigante sotto il profilo sinottico.

 

Fonti e riferimenti internazionali:

 

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