
Negli ultimi anni, l’inverno sembra recitare sempre lo stesso copione stanco. Poche gelate degne di nota, neve col contagocce e irruzioni fredde che, quando arrivano, si rivelano brevi e disorganizzate. È una tendenza ormai consolidata anche sull’Italia, dove la stagione fredda appare sempre più frammentata e intermittente. Eppure, nell’atmosfera esistono ancora due “interruttori” capaci di cambiare le carte in tavola e di sovvertire le sorti dell’inverno. Si tratta del Riscaldamento Stratosferico Improvviso e della NAO. Due sigle tecniche, apparentemente oscure, ma che possiedono un peso specifico enorme nelle dinamiche del clima europeo.
L’evento che scuote l’atmosfera: il Riscaldamento Stratosferico
Il Riscaldamento Stratosferico Improvviso, conosciuto a livello internazionale come Sudden Stratospheric Warming (SSW), è un fenomeno violento che prende vita nella Stratosfera, a una quota compresa tra i 10 e i 50 chilometri. È in questa fascia che, sotto determinate condizioni, le temperature possono subire un’impennata vertiginosa, crescendo anche di 40°C o 50°C nel giro di pochissimi giorni. Si tratta di un evento raro, ma tutt’altro che trascurabile. Quando questo surriscaldamento si verifica sopra il Polo Nord, l’equilibrio atmosferico viene alterato nel profondo. Non stiamo parlando di un dettaglio meteorologico, ma di una manovra in grado di condizionare il tempo su scala emisferica per settimane intere.
Vortice Polare sotto attacco
La prima “vittima” di questo riscaldamento è il Vortice Polare. Fino a quando questa immensa trottola gelida rimane compatta e gira velocemente, il freddo resta confinato alle alte latitudini. In questo scenario, le correnti occidentali (più miti) dominano la scena e l’Europa vive fasi temperate. Italia inclusa. Tuttavia, quando interviene uno Stratwarming di rilievo, il Vortice Polare può andare in crisi: si indebolisce, si deforma e, nei casi più estremi, inverte il suo senso di marcia, facendo soffiare i venti da est verso ovest (moto retrogrado). Questa è la condizione ideale per favorire la discesa di masse d’aria gelida continentale verso le medie latitudini. Non è una garanzia assoluta di gelo, ma le probabilità aumentano drasticamente.
Attenzione: lo Stratwarming non è sinonimo di neve sicura
Su questo punto serve fare estrema chiarezza. Non tutti i riscaldamenti stratosferici si traducono in ondate di freddo per l’Italia. La storia recente ce lo insegna. Nel Febbraio 2023, ad esempio, uno Stratwarming molto intenso ha innescato una severa ondata di gelo sull’Europa orientale e sui Balcani, mentre il nostro Paese è rimasto ai margini, con effetti modesti e neve quasi assente. La spiegazione è puramente geometrica. La risposta della troposfera (dove viviamo noi) dipende dalla posizione dei blocchi di alta pressione e dall’esatta traiettoria che le masse d’aria intraprendono. Basta uno spostamento di poche centinaia di chilometri per trasformare un evento storico in un nulla di fatto.
L’alleato indispensabile: l’indice Nao
Ed è qui che entra in scena il secondo protagonista: la NAO (Oscillazione Nord Atlantica). Quando questo indice assume valori negativi, tende a formarsi un robusto blocco anticiclonico in pieno Atlantico. Questa barriera costringe il flusso zonale a deviare, spalancando la porta a discese fredde dirette verso l’Europa centrale e il Mediterraneo. Uno Stratwarming che riesce a propagarsi efficacemente verso il basso favorisce spesso l’instaurarsi di una NAO negativa. È proprio questa combinazione — rottura del vortice più blocco atlantico — a rendere possibili le ondate di gelo strutturate. Se poi l’aria fredda riesce a interagire con correnti umide atlantiche o mediterranee, la neve può tornare a cadere a quote basse, o addirittura in pianura. Ma l’equilibrio è fragilissimo: un solo grado in più, o un lieve ritardo nella tempistica, e la magia della neve si trasforma in pioggia fredda.
Il paradosso del freddo nell’era del Riscaldamento Globale
C’è un apparente controsenso che merita di essere spiegato. In un contesto inequivocabile di Riscaldamento Globale, continuiamo ad assistere a episodi di freddo acuto. La fisica ci fornisce la risposta. Un Artico sempre più caldo riduce la differenza di temperatura (gradiente termico) con l’Equatore. Questo rende il Vortice Polare intrinsecamente più debole e instabile, esponendolo con maggiore frequenza agli attacchi degli Stratwarming. Il risultato è un inverno tendenzialmente mite, interrotto però da “flash” invernali improvvisi, talvolta severi. Sono episodi brevi, irregolari, ma ancora possibili. Dobbiamo dimenticare i tre mesi di gelo continuo del passato; quel clima non esiste più. Ma le sciabolate artiche o continentali possono ancora colpire, seppur in modo sporadico.
Lo sguardo su Gennaio e Febbraio
La fase centrale della stagione, tra Gennaio e Febbraio, rappresenta il momento più delicato. Sono questi i mesi in cui un eventuale Stratwarming ha le maggiori possibilità di produrre effetti concreti alle nostre latitudini. Al momento non ci sono certezze granitiche, ma solo segnali da monitorare giorno per giorno. Il tandem “Stratwarming + NAO negativa” resta, ad oggi, uno dei pochi meccanismi atmosferici ancora capaci di riportare il vero inverno sull’Italia, sfidando un clima che è profondamente cambiato.
Fonti e riferimenti scientifici internazionali:
- ECMWF – European Centre for Medium-Range Weather Forecasts
- NOAA – National Oceanic and Atmospheric Administration
- Met Office – UK National Weather Service
- NASA Goddard Institute for Space Studies
- IPCC – Intergovernmental Panel on Climate Change
Meteo: Stratwarming e Indice Nao, i fattori che possono ribaltare la stagione invernale
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