Roma, 30 dicembre 2025 – Alla fine di una lunga notte in aula alla Camera, scandita anche da citazioni di Gigi Marzullo e dall’evocazione delle gemelle Kessler, la manovra per il 2026, come di consueto, riceve il bollino finale del Parlamento e diventa legge da domani. Ai leader di governo e di opposizione tocca difenderla o attaccarla come da copione. E allora Giorgia Meloni spinge sul tasto della gestione oculata dei conti pubblici e delle priorità: “È una manovra seria e responsabile”, costruita in un “contesto complesso”, con “limitate risorse a disposizione” concentrate su alcune “priorità fondamentali: famiglie, lavoro, imprese e sanità”.
Manovra, gli applausi della maggioranza al momento dell’approvazione
Mentre Elly Schlein e Giuseppe Conte incalzano sulle pecche capitali, a loro dire, della legge di Bilancio: “È una manovra di austerità fatta per i ricchi”. È il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, però, a mettere a fuoco sia la cifra della politica economica dell’esecutivo (“Abbiamo aumentato i salari, ce lo chiedevano tutti”) sia un’indicazione su quello che si è rivelato, insieme con gli interventi sulle banche, come il nodo politico più aggrovigliato della manovra: le pensioni. “Se i conti andranno bene – spiega – elimineremo anche il mese in più introdotto per il 2027”.
Manovra da 22 miliardi
La quarta manovra targata Meloni-Giorgetti, con i suoi 973 commi, vale circa 22 miliardi. Il via libera di Montecitorio arriva all’ora di pranzo: il passaggio alla Camera è stato solo formale, senza nessuna possibilità di correzione del lavoro fatto al Senato. A far suonare la fine della partita la fiducia, per condurre in porto la legge prima del rischio di precipitare nell’esercizio provvisorio di bilancio, in linea con il monocameralismo di fatto che ormai caratterizza da qualche anno l’esame del provvedimento. “Ce l’abbiamo fatta: noi l’abbiamo approvata, altri Paesi in Europa no”, avvisa soddisfatto il ministro dell’Economia, alludendo al caso francese. E così rispedisce al mittente anche le accuse delle opposizioni. È “falso” che sia una manovra per ricchi: lo sforzo “si concentra” sui dipendenti con redditi medio-bassi e ha “permesso di recuperare ampiamente il fiscal drag”, rivendica il ministro. “Di fatto – insiste – abbiamo detassato gli aumenti contrattuali, oltre ad aver chiuso tutti i contratti pubblici da anni fermi; questo significa aumenti concreti dei salari e degli stipendi dei lavoratori dipendenti. Una cosa che ci chiedevano sia i sindacati che i datori di lavoro. L’abbiamo fatta, mi dispiace che se ne parli pochissimo”.
Opposizione. “Disastro Meloni”

L’opposizione, però, non ci sta. È una manovra che “aiuta i più ricchi”, “sbagliata”, che “non affronta le prime preoccupazioni degli italiani”, carovita e liste d’attesa, attacca la leader del Pd, mentre “Disastro Meloni” recitano i cartelli alzati dal Pd al termine del voto. “Sembra un circo ma purtroppo è la realtà. E non fa ridere”, è caustico il presidente del M5s Giuseppe Conte. Nelle rivendicazioni delle opposizioni ricompare il nodo delle pensioni. Il tentativo – fallito in Senato – di una stretta su finestre e riscatto della laurea potrebbe non essere del tutto scongiurato. “La bocciatura dell’ordine del giorno del Pd sulle pensioni è la dimostrazione che nel prossimo anno ci riproveranno”, avvertono i dem.
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Giorgetti e le prospettive per il futuro
Ma Giorgetti tenta di rassicurare, anche se lo fa su un altro capitolo della previdenza. Apre a un possibile stop dell’aumento dell’età pensionabile: nel corso del 2026, “se le cose continueranno ad andare bene sui conti pubblici come fino ad oggi, cercheremo di ridurre quel mese in più che partirebbe dal 2027”. Ultimo, ma non ultimo, dossier a tenere banco è quello delle spese militari. Il governo ha infatti messo in conto circa 12 miliardi in 3 anni se l’Italia uscirà dalla procedura di infrazione. “La manovra porta il Paese in un’economia di guerra”, avvertono M5s e Avs. Ma Giorgetti si smarca: valuteremo se chiedere la deroga “in primavera quando e se usciremo” dalla procedura, spiega. E comunque – promette – non saranno toccate le spese destinate a sanità, scuola, istruzione.