Roma, 31 dicembre 2025 – Nel buio prima dell’alba, un gruppo di scienziati risale le pendici del Popocatépetl, uno dei vulcani più attivi e temuti del pianeta. L’obiettivo è ambizioso: capire cosa accade sotto il cratere di “El Popo”, come lo chiamano in Messico, e anticiparne i comportamenti futuri. Scopriamo di più.
La prima immagine 3D: una ‘radiografia’ del vulcano
Da cinque anni il team dell’Universidad Nacional Autónoma de México affronta freddo, tempeste, rischio di esplosioni improvvise per portare a casa tonnellate di dati. Il risultato è storico: la prima immagine tridimensionale dell’interno del vulcano, profonda fino a 18 chilometri, capace di mostrare dove e come si accumula il magma. Sembra un paradosso ma non lo è: molti vulcani pericolosi nel mondo sono già “mappati” al loro interno, ma non il Popocatépetl, nonostante circa 25 milioni di persone vivano nel raggio di 100 chilometri. Un’eruzione potrebbe colpire abitazioni, scuole, ospedali e persino cinque aeroporti. Tentativi precedenti, risalenti a 15 anni fa, avevano prodotto immagini parziali e contraddittorie. “Non riuscivamo a capire come fosse costruito l’edificio vulcanico, né dove si concentrasse il magma”, spiega Marco Calò, responsabile del progetto.
Sismografi e intelligenza artificiale
La svolta è arrivata aumentando la rete di sismografi: da 12 a 22, distribuiti lungo tutto il perimetro del vulcano. Non servono solo a lanciare allarmi, ma a interpretare i segnali invisibili generati da rocce, gas, acqua e magma in continuo movimento. I dati, registrati cento volte al secondo, sono stati analizzati grazie all’intelligenza artificiale da Karina Bernal, dottoranda del team. “Ho insegnato alla macchina a riconoscere i diversi tipi di tremori del Popocatépetl”, racconta. Da lì, la ricostruzione: materiali, temperature, profondità. E infine la mappa. Tra l’altro, in questi giorni tra gli osservati speciali c’è anche l’Etna che sta continuando a eruttare.
‘El Popo’: un vulcano più complesso del previsto
L’immagine che emerge è lontana dai disegni scolastici. Non una sola camera magmatica, ma più “pozze” di magma a profondità diverse, separate da roccia e concentrate soprattutto a sud-est del cratere. Una struttura dinamica, instabile, viva. Come già detto, il Popocatépetl è attivo dal 1994 e produce quasi ogni giorno colonne di gas e cenere. Periodicamente forma un tappo di lava che poi collassa, causando eruzioni: l’ultima nel 2023.
Così il Popocatépetl ha distrutto la ‘Pompei mesoamericana’
Intorno al 100 d.C., il Popocatépetl produsse una violenta eruzione tremenda, con enormi colonne di cenere e flussi piroclastici che seppellirono completamente il villaggio preispanico di Tetimpa, situato sulle sue pendici. Gli archeologi parlano spesso di una “Pompei mesoamericana”: case, templi e oggetti quotidiani rimasero intrappolati sotto metri di cenere. Si trattò di un’eruzione ad altissima energia, con una massiccia espulsione di materiale capace di rimodellare il profilo del vulcano e di rendere inabitabile l’area per generazioni. Un’eruzione antica ma che dimostra chiaramente che il Popocatépetl non è solo un vulcano “irrequieto”, ma un sistema capace, in determinate condizioni, di eventi catastrofici. È anche per questo che oggi è uno dei vulcani più monitorati al mondo.
La domanda che inquieta gli scienziati non è se potrà accadere di nuovo, ma quando. E forse questa mappa 3D potrà dircelo con un po’ di anticipo. Non è un dettaglio di poco conto in una situazione dove ogni istante può segnare la differenza tra la vita e la morte.