Peggioramento, Gennaio diventa invernale come non succedeva da anni

Sembrava quasi che il Gennaio volesse scivolare via in una monotonia grigia, fatta di nebbie e temperature anonime, ma le ultime emissioni del modello GFS del NOAA hanno letteralmente rimescolato le carte in tavola. Diciamolo chiaramente: l’atmosfera sta uscendo dal suo torpore. Quello che osserviamo nelle proiezioni a medio termine non è solo un semplice raffreddamento, ma un vero e proprio ribaltamento del baricentro barico sull’intero continente. L’Europa si prepara a fare i conti con una massiccia irruzione di Aria Artica, un evento che promette di riportare l’inverno, quello vero, anche alle nostre latitudini. Ma andiamo con ordine, perché la situazione è più complessa di quanto una singola mappa possa suggerire.

In questi giorni, guardando i modelli matematici, si nota una certa frenesia. La dinamica che stiamo monitorando vede il Vortice Polare subire un forte disturbo, una sorta di “scossone” che favorisce lo scivolamento di masse d’aria gelida verso sud. Non è una novità, certo, ma la traiettoria che queste masse sembrano voler intraprendere è di quelle che lasciano il segno. Le correnti, inizialmente orientate dai quadranti settentrionali, tendono a curvare bruscamente non appena impattano contro l’arco alpino, scivolando poi lungo il bordo orientale della barriera montuosa per gettarsi a capofitto nel bacino del Mediterraneo.

 

Il cuore del freddo punta il Mediterraneo

Quando parliamo dell’Italia, dobbiamo sempre tenere a mente un fattore cruciale: la nostra posizione geografica. Siamo un braccio di terra immerso in un mare ancora relativamente caldo, e quando l’Aria Artica entra dalla porta della Bora o dal Rodano, l’interazione è quasi esplosiva. Le mappe delle anomalie termiche a 850hPa (circa 1500 metri di quota) mostrano un calo drastico delle temperature, con valori che potrebbero scendere anche di 10°C o 12°C sotto le medie stagionali su buona parte del Centro e del Sud. Insomma, il freddo non busserà con gentilezza, ma entrerà prepotentemente, accompagnato da venti di tramontana e maestrale che accentueranno la sensazione di gelo per il cosiddetto effetto wind-chill.

Il modello GFS indica una fase di estrema volatilità per i giorni centrali di Gennaio. Questa incertezza non è un difetto del calcolo, ma una caratteristica intrinseca della meteorologia quando si parla di irruzioni fredde. Un piccolo spostamento del minimo barico, anche solo di 50 o 100 chilometri, può fare la differenza tra una giornata di sole freddo e una nevicata storica sulle coste adriatiche. In effetti, la formazione di un Vortice Ciclonico tra il Mar Tirreno e lo Jonio sembra essere lo scenario più probabile, con pesanti ripercussioni sulla distribuzione delle precipitazioni.

Ma cosa succede quando il gelo incontra l’umidità del mare? Si innescano quei moti convettivi che i meteorologi studiano con grande attenzione. Non è la classica perturbazione atlantica che porta piogge diffuse e costanti, ma un’instabilità più “nervosa”. Potremmo assistere a temporali di neve, fenomeni rapidi ma intensi, dove la temperatura crolla bruscamente durante il rovescio. È in queste situazioni che il rischio di nevischio o di gragnola (quella sorta di polistirolo ghiacciato che imbianca le strade in pochi minuti) diventa elevatissimo, anche in pianura o lungo le coste se l’intensità dei fenomeni è tale da trascinare il freddo verso il basso.

 

Il ruolo dell’alta pressione

Se allarghiamo lo sguardo al resto d’Europa, notiamo che la Francia, la Germania e la Spagna settentrionale si trovano sotto l’influenza di correnti polari marittime, più umide e meno gelide rispetto a quelle che puntano l’est europeo e l’Italia. La Russia e la Scandinavia, nel frattempo, diventano un vero e proprio serbatoio di freddo, pronti a alimentare l’irruzione nel caso in cui l’alta pressione delle Azzorre decidesse di spingersi verso nord, creando il classico “Ponte di Woeikoff”.

Questa configurazione è fondamentale. Se l’anticiclone si distende lungo i paralleli, il freddo resta confinato alle alte latitudini. Se invece, come suggeriscono le ultime corse del modello NCEP, l’alta pressione punta verso l’Islanda o la Groenlandia, allora la strada per il gelo verso il cuore del Mediterraneo è spianata. In questo contesto, l’Italia si troverebbe proprio sulla linea di fuoco. Le regioni adriatiche, dalle Marche alla Puglia, sarebbero le più esposte all’Adriatic Snow Effect, ovvero quel fenomeno per cui l’aria gelida ricaricandosi di umidità sopra l’Adriatico genera bande nuvolose capaci di scaricare neve fin sulle spiagge.

 

Neve: un equilibrio delicato

Parliamo del tema che più scalda gli animi: la neve. Le mappe degli accumuli sono da prendere con le pinze, lo sappiamo. Tuttavia, l’evoluzione prevista per la seconda decade di Gennaio suggerisce che il rischio neve non riguarderà solo le Alpi o l’Appennino a quote elevate. Con lo Zero Termico che crolla verso i 300 o 400 metri (e talvolta anche meno durante i rovesci più forti), la possibilità di vedere i fiocchi a quote collinari o pianeggianti è concreta.

Non dobbiamo guardare solo dove il modello colora l’accumulo al suolo. Spesso, in presenza di forti contrasti termici, si verifica la caduta di neve anche con temperature positive al suolo, magari 2°C o 3°C, se l’aria in quota è sufficientemente gelida e secca. È la classica situazione da “sorpresa bianca”, dove il paesaggio cambia volto nel giro di mezz’ora. E poi c’è la gragnola, che spesso viene confusa con la grandine ma è tipicamente invernale: un segnale inequivocabile di aria instabile e gelida in libera atmosfera.

Le regioni del Sud, in particolare la Calabria e la Sicilia, vedranno probabilmente precipitazioni molto abbondanti. Qui il contrasto tra l’aria polare e il calore del mare accumulato nei mesi precedenti sarà massimo. Non escluderei nubifragi lungo le zone costiere e bufere di neve sui rilievi della Sila e dell’Etna, con venti che potrebbero toccare punte di burrasca. Il Vento, infatti, sarà un altro grande protagonista di questa fase: le raffiche di bora sul Golfo di Trieste e di tramontana sulle regioni centrali spazzeranno via l’umidità stagnante, regalando cieli tersi ma temperature pungenti.

 

La volatilità delle previsioni

C’è un aspetto che noi tecnici spesso sottolineiamo ma che al grande pubblico può risultare frustrante: la volatilità delle previsioni. Perché i modelli cambiano ogni sei ore? La risposta risiede nella natura caotica dell’atmosfera. Un’irruzione di aria fredda è come una pallina che corre su un crinale: basta un alito di vento perché cada da una parte o dall’altra. In questo caso, l’interazione tra le correnti atlantiche e il blocco freddo continentale è così delicata che pretendere certezze granitiche a sette giorni di distanza sarebbe intellettualmente disonesto.

Tuttavia, la tendenza mostrata dal sistema GFS è coerente con un cambio di passo stagionale. Dopo un inizio d’inverno piuttosto timido, le tessere del puzzle sembrano incastrarsi per una fase decisamente più cruda. Le temperature minime subiranno un tracollo, con gelate estese non solo nelle valli alpine ma anche nelle pianure dell’interno, dalla Toscana all’Umbria, fino alla Pianura Padana. Qui, il freddo potrebbe restare “intrappolato” nei bassi strati, creando quel cuscino gelido che è la base per eventuali nevicate da scorrimento qualora arrivasse una perturbazione atlantica subito dopo il gelo.

Diciamolo, è un momento emozionante per chi ama la meteorologia. Seguire l’evoluzione di queste mappe è un po’ come leggere un romanzo d’avventura dove il finale non è ancora stato scritto. Ogni aggiornamento ci dice qualcosa in più, limando i dettagli sulla posizione dei minimi di pressione e sull’entità del freddo. Ciò che è certo è che dovremo tenere a portata di mano abiti pesanti e prestare attenzione ai bollettini ufficiali, specialmente per quanto riguarda la viabilità nelle zone interne e montane.

In conclusione, l’Italia si appresta a vivere una delle fasi più dinamiche di questo inverno 2026. L’Europa è già in parte sotto scacco e il travaso di aria polare verso il Mediterraneo sembra ormai un processo avviato. Che si tratti di neve diffusa o di un freddo secco e ventoso, la parola d’ordine sarà prudenza. L’instabilità atmosferica è pronta a dare spettacolo e, come sempre accade con le irruzioni da est, le sorprese dell’ultimo minuto sono dietro l’angolo. Restate sintonizzati, perché il Gennaio di quest’anno ha ancora molte pagine da scrivere.

 

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