Nic, eroe a 13 anni: “Sentivo le urla venire dal ‘bunker’. Corpi ammassati, senza capelli: sono corso dentro e ho tirato fuori i feriti”

Crans-Montana – Nic è fermo davanti alla montagnola di mazzi di fiori e al prato di candele a poche decine di metri dal Constellation. Immobile. Quasi impietrito. Nic ha appena 13 anni e lo sguardo fisso verso i tendoni che coprono alla vista quel che resta del locale in cui la notte di Capodanno è scoppiato l’inferno. Lui, originario di Ginevra in vacanza a Crans-Montana, quella notte si è ritrovato proprio lì. In Rue Centrale. Nello stesso momento in cui le fiamme hanno iniziato a divorare il soffitto del locale, le pareti. E i corpi dei ragazzini che stavano festeggiando l’arrivo del nuovo anno. Quelli che sono rimasti intrappolati nel ‘bunker’ seminterrato. Nic era lì davanti e non ci ha pensato un istante. Ed è corso ad aiutare. Coraggioso. Anche se lui resta impassibile.

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Fiori, candele e messaggi di fronte al bar Le Constellation di Crans-Montana in Svizzera, teatro della strage di Capodanno
Fiori, candele e messaggi di fronte al bar Le Constellation di Crans-Montana in Svizzera, teatro della strage di Capodanno, 2 gennaio 2026. ANSA/ BENOIT GIROD

Cosa è successo quella notte?

“Ho trascorso la serata con alcuni amici in centro, poi abbiamo deciso di andare verso lo Chalet e siamo passati davanti al Constellation. Proprio lì fuori c’era un nostro amico e allora ci siamo fermati un po’ a scambiare due chiacchiere e farci gli auguri prima di proseguire la serata. Improvvisamente abbiamo visto del fumo uscire dal locale e in un attimo le fiamme”.

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Non hai pensato di scappare?

“Il mio primo riflesso è stato di cercare di rompere le finestre. Le prime non ci sono riuscito, poi ne ho spaccate due e sono entrato cercando di spingere fuori quanti più ragazzi possibile. Ho cercato di fare il massimo”.

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Quando sei entrato nel locale cos’hai visto?

“È stato orribile. Sentivo persone che urlavano, chiedevano aiuto. Ho visto ragazzi bruciati a terra. Irriconoscibili. Molti erano uno sopra l’altro. Non avevano più i capelli, i vestiti. Tutto bruciato”.

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C’erano tuoi amici nel locale?

“Non lo so, ma non sarebbe cambiato niente. Avrei fatto tutto allo stesso modo. Mi hanno detto del fratello di una mia amica che era al Constellation e che è ferito, in coma farmacologico all’ospedale di Sion”.

Nonostante quello che hai visto, sei voluto tornare.

“Era importante per me venire qui, per rendere omaggio a chi non c’è più”.