New York, 5 gennaio 2026 – Fra poche ore (alle 18 italiane) dovrebbe già comparire davanti al giudice federale di Brooklyn. È in manette, sorvegliato a vista in una cella a pochi metri da quella che ha ospitato El Chapo, il leader del cartello messicano della droga.
Trump: Prove schiaccianti contro Maduro, affronterà giustizia Usa
Il processo a Maduro
Nicolás Maduro, l’ex presidente venezuelano deposto con un blitz della Delta Force ordinato da Donald Trump e catturato insieme alla moglie, è nel super carcere dall’altro lato dell’East River. Il Metropolitan detention Center di Brooklyn lo ospiterà in attesa che si presenti in aula per rispondere di accuse legate al traffico di droga, alle armi e al narcoterrorismo.
Il giudice di 92 anni
A presiedere il processo sarà Alvin Hellerstein, giudice di 92 anni ed ebreo ultraortodosso. E spunta anche un supertestimone, l’ex capo dell’intelligence militare Barrios.
New York in stato d’allerta
New York è in allerta per la presenza di una comunità venezuelana che da un lato detesta ma dall’altro appoggia Maduro per come è stato prelevato dai militari americani in quello che l’Onu si prepara a oggi a definire un atto di invasione e violazione del diritto internazionale.
La governatrice Kathy Hochul ha assicurato che non esistono al momento minacce credibili per lo Stato di New York, ma ha confermato che la polizia statale e le altre forze dell’ordine stanno monitorando la situazione. Anche se la vita nelle strade intorno scivola tranquilla, la Federal Aviation Administration ha avvertito i viaggiatori di possibili ritardi negli aeroporti dell’area a causa di restrizioni temporanee su alcuni voli.

Il petrolio
Ma tornando al senso dell’operazione a Caracas, in un’intervista alla rete ABC News, il segretario di Stato Marco Rubio ha chiarito che Washington si aspetta ora una gestione dell’industria petrolifera “nell’interesse del popolo”, dalla cessazione del traffico di droga e delle attività delle gang, dall’allontanamento dei gruppi armati colombiani Farc ed Eln e dalla fine dei rapporti con Hezbollah e Iran.
Le minacce Usa a Delcy Rodriguez
“Giudicheremo – ha dichiarato Rubio riferendosi al governo venezuelano ad interim – in base a ciò che faranno, non a ciò che diranno pubblicamente, né a ciò che hanno fatto in passato”. Trump rincara su Delcy Rodriguez, presidente ad interim: “Faccia la cosa giusta o pagherà”. Resta ovviamente ancora da capire se la cattura di Maduro segni l’inizio di una amministrazione transitoria del Venezuela sotto controllo Usa, di un rapido cambio di regime o di una fase di instabilità prolungata. Per il momento, l’unica certezza è contenuta nelle parole pronunciate da Trump: “Restiamo finché sarà necessario”.

Ma siccome è Trump a dirlo, nessuno sa che cosa significhi, mentre si ribellano i Paesi latinoamericani che sembrano ripiombati negli anni bui dell’imperialismo piu sfrenato. Un regime change, un cambio di regime, fa sapere comunque lo stesso Trump, è sicuramente “meglio di quello che c’è in questo momento, non può andare peggio di così”. E giura che non si tratta di controllare un intero continente ma solo di un’operazione su un singolo Paese.
Trump: “Ci serve la Groenlandia”
Certo è, però, che le mire statunitensi non sembrano limitarsi al Sudamerica. Tornano infatti prepotenti gli appetiti sulla Groenlandia, d’altra parte dallo stesso Trump. “Ci serve assolutamente”, ha dichiarato in un’intervista a The Atlantic, descrivendo il territorio danese come un’isola “circondata da navi russe e cinesi”.

E Katie Miller, podcaster moglie di un fedelissimo di Trump, va oltre sui social, dove la propaganda trumpiana è rampante. «Presto», scrive accompagnando una mappa della Groenlandia colorata a stelle e strisce. E la Danimarca si infuria. “Basta minacce”, tuona la premier Mette Frederiksen. Il Venezuela, insomma, potrebbe essere solo il primo atto.