Le tre vittime più giovani di Crans-Montana: avevano 14 e 15 anni. Le sorelle Alicia e Diana avevano il nonno italiano

Sono tre ragazze ebraiche di 14 e 15 anni le vittime più giovani della strage di Crans-Montana.  Le due sorelle Gunst – la quindicenne Alicia e la quattordicenne Diana, entrambe con nazionalità, italo-svizzera e residenti a Losanna – e Charlotte Niddam, anche lei di 15 anni. Il corpo della giovanissima Charlotte è stato identificato con il supporto di Zaka, l’organizzazione israeliana di soccorso impegnata sul posto insieme alle autorità locali.

Con l’identificazione delle tre ragazze, ora risultano all’appello tutti i nomi degli israeliani e dei giovani ebrei che risultavano ancora dispersi, come riferito dai media in lingua ebraica.

“È un momento estremamente doloroso e difficile”, ha commentato Nachman Dickstein, rappresentante di Zaka – ripreso da Shalom, il giornale della Comunità ebraica di Roma –  spiegando che le operazioni di riconoscimento sono state portate avanti in coordinamento con funzionari svizzeri, rappresentanti delle comunità ebraiche e una delegazione israeliana.

Le sorelle Gunst. Diana è la vittima più giovane

I nomi di Alice e Diana Gunst si aggiungono al terribile bilancio delle vittime italiane. Le due sorelle, infatti, seppur vivevano in Svizzera con la famiglia, a Losanna, avevano il nonno è italiano e quindi la doppia nazionalità italo-svizzera. È stata l’analisi del profilo genetico ad aiutare gli inquirenti a risalire alla loro identità.

La notte di Capodanno erano arrivare al pub ‘Le Constellation’ con altri amici per festeggiare l’inizio del 2026. Alice e Diana Gunst facevano parte della comunità ebraica di Losanna, come confermato dal rabbino di Ginevra, Menachem Mendel Pevzner. 

Nelle ore immediatamente successive al devastante incendio di Crans-Montana, parenti e amici avevano iniziato un tam-tam sui social alla disperata ricerca delle due sorelle. Speravano fossero tra i 116 feriti ricoverate nei diversi ospedali svizzeri, molte delle quali con ustioni talmente gravi da non permettere il riconoscimento immediato. A dare notizia del decesso è stata è stata la comunità ebraica della loro città: “È con grande dolore che annunciamo la morte di Alicia e Diana, tragicamente perite nell’incendio”.

La quindicenne Charlotte Niddam

La 15enne Charlotte Niddam viveva poco fuori Londra, dove frequentava l’Immanuel College, una scuola ebraica privata dell’area londinese. Prima di stabilirsi nella capitale inglese, Charlotte aveva vissuto tra Israele, Regno Unito e Francia

Il college frequentato dalla ragazza ha invitato dicenti e compagni di scuola a “tenerla nei pensieri e nelle preghiere in questo momento di grande dolore”.

Team scout del Niguarda in Svizzera: “Il dolore si tagliava col coltello”

“Con i colleghi svizzeri c’è stata moltissima collaborazione, basata su due elementi: prima di tutto la capacità di entrare in punta di piedi in un sistema che stava funzionando e che aveva fatto già moltissimo e andava rispettato per la fatica fatta. Dall’altra parte, oltre ad averci accolto con grande disponibilità, c’è stata da subito una collaborazione e un’intesa per poter portare avanti un processo”. Lo ha raccontato Valeria Terzi, medico dirigente di Anestesia e rianimazione dell’ospedale Niguarda di Milano, parte dello scout team che è andato negli ospedali svizzeri per valutare le condizioni dei feriti dell’incendio di Crans Montana.

Il team di specialisti inviato dal Niguarda in Svizzera è composto da chirurghi plastici ustionologi, intensivisti dell’emergenza come la dottoressa Terzi, psicologi e infermieri di area critica. Attive sull’emergenza hanno lavorato due squadre da 4 componenti ciascuna, una delle quali è ancora in viaggio mentre l’altra è rientrata a Milano.

“Il team di scout partito dall’Italia ha spostato pazienti gravi italiani in Italia, dando così la possibilità a pazienti gravi svizzeri di tornare in ospedali svizzeri”, ha spiegato Terzi durante un punto stampa fuori dall’ospedale milanese. “Abbiamo visto tanta fiducia – ha detto – sia dei sanitari svizzeri nei nostri confronti, sia delle famiglie in un sistema che stava funzionando e si metteva a loro disposizione. Non abbiamo visto disperazione. Certo, il dolore si tagliava col coltello, ma mai disperazione. Si era tutti parte di un processo, anche le famiglie. Sicuramente dolore – ha ribadito – sicuramente fiducia ma non disperazione”.

Due pazienti critici in attesa di trasferimento: troppo gravi per viaggiare

“Abbiamo ancora difficoltà nel trasferimento di due pazienti che avevamo previsto per via delle loro condizioni. Le condizioni di intrasportabilità non hanno permesso di fare arrivare già da ieri almeno uno dei due pazienti previsti. Quando sarà possibile, procederemo come abbiamo fatto per gli altri 11″. Lo ha fatto sapere il dg del Niguarda, Alberto Zoli, durante un punto stampa sui feriti di Crans-Montana ricoverati nell’ospedale milanese. “Anche se il viaggio non è lungo – ha sottolineato – perché si tratta al massimo di un’ora di volo, comunque il paziente deve essere ampiamente stabilizzato per poter arrivare in condizioni critiche, ma sufficienti per essere gestito all’arrivo”.