
Un vasta porzione dell’Europa è interessata da una fase di gelo intenso, con temperature ben al di sotto delle medie stagionali, localmente fino a 15 °C, e nevicate che hanno raggiunto anche aree urbane dell’Europa occidentale. Emblematici i casi di Parigi, dove i 9 cm di neve caduti rappresentano la nevicata più abbondante dal 2018, e di Amburgo, interessata da un episodio nevoso rilevante; un evento di tale intensità non si verificava dal marzo 2013. Diversi i disagi.
I valori registrati negli ultimi giorni mostrano un raffreddamento diffuso, favorito dall’afflusso di venti gelidi di origine continentale. Sull’Europa settentrionale e in Scandinavia le temperature minime si sono attestate tra -25 e -35 °C, con punte fino a -40 °C in Svezia. Sull’Europa centrale si sono registrate minime comprese tra -10 e -15 °C, mentre tra Francia, Benelux e Regno Unito i valori notturni sono spesso scesi tra -5 e -10 °C con neve a bassa quota. Fino a -20°C nelle conche tra Slovenia e Croazia.
Un risveglio gelido ha interessato anche l’Italia, con temperature minime che non si osservavano da anni: nelle aree interne del Centro-Nord si sono registrati valori inferiori ai -10 °C, mentre sulle colline toscane si sono toccate punte fino a -17 °C.
L’estensione della copertura nevosa sull’Europa risulta in questi giorni tra le più ampie dal 2019, contribuendo a mantenere temperature molto basse, soprattutto durante le ore notturne.
La causa è un blocco anticiclonico sulla Groenlandia. Questa struttura che porta masse d’aria calde in Groenlandia, (punte massime di 6°C, 20°C in più rispetto alla climatologia del periodo) agisce come una diga, rallentando il flusso atlantico e costringendo le masse d’aria fredda di origine artica e continentale a scendere di latitudine. L’aria gelida si incanala così verso l’Europa, seguendo un asse che dalla Scandinavia si estende verso Germania e Francia e centro nord Italia. Di contro, come in un gioco di specchi, l’aria più calda risale dal Nord Africa verso il sud Est Europa, Mediterraneo orientale e la Turchia.
Nel contesto del riscaldamento globale, episodi di gelo di questa portata non sono scomparsi, ma risultano meno probabili e meno frequenti rispetto al passato. L’aumento delle temperature medie riduce infatti la ricorrenza di configurazioni favorevoli a ondate di freddo estese e durature. Tuttavia, quando la circolazione atmosferica assume assetti di blocco come quello attuale, il sistema climatico è ancora in grado di produrre fasi invernali intense, seppur sempre più intermittenti. Il gelo in atto si inserisce quindi nella variabilità naturale del clima, in un contesto di lungo periodo che resta orientato verso un progressivo riscaldamento. Il fatto che episodi simili fossero più frequenti in passato non ne riduce l’importanza; è proprio il loro progressivo diradarsi a renderli oggi più rari e, nel contesto attuale, più rilevanti.
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