Sguardo fisso, seduti su due lunghi divani, uno contro l’altro. Sono tanti sguardi lanciati al grande tappeto, al pavimento che nasconde, al sottoterra, un senza fondo, un imbuto di immagini inverosimili che tutti abbiamo davanti, ma non eravamo là noi. Quello di AndreaX, di MariaCeleste, di Brando, di Luca, di Steffi, di Barbara, di Sole sono sguardi che non si guardano. Sguardi increduli. La sorella più piccola di una loro amica è ricoverata al Niguarda. Punto. E loro sono tutti a casa da lei.
Crans, quante risate. E che belle sciate. Si credevano tutti Alberto Tomba o la Brignone.
E poi Le Constellation, lo conoscevano bene.
Un salto chi non ce lo faceva? Orsetto ci giocava al biliardino. Un bar niente di che, ma contava esserci. Sono un po’ tutti eguali i locali in montagna. Cerchi il caldo, da bere, e vedi chi c’è e chi non c’è. Un giochetto di società involontario, lo fanno tutti. Prendi l’aperitivo in attesa di andare a cena. No, loro non andavano per ballare. Ci passavano per decidere cosa fare. Lo ricordano, è vero, come un locale po’ affogato. La scala però non era stata ancora ristretta. E comunque un bunker. Chi ci fa caso, però? Si entra, si esce, si ritorna.
La tragedia è ora. La nausea è di oggi. La loro amica, giovane e bella, ha una sorella ancor più giovane, ancor più bella. Cosa sarà di lei. Ripete: “Lei dorme, per fortuna dorme”. Lo ripete a voce bassa. Per stanchezza. Per assenza totale di energia, di fiato. Per non farlo sentire a nessuno, in verità. Lo dice a se stessa: “Lei dorme, se fosse sveglia impazzirebbe dal dolore”. E questo pensiero all’amica di AndreaX e MariaCeleste fa impazzire. C’è stato un attimo che i nostri si sono parlati. In verità all’arrivo in questa casa c’è stata tra loro un forte abbraccio, ma talmente tutto surreale che quell’abbraccio non aveva nulla di personale. Orsetto non ha trepidato. Si sono stretti tutti in assenza di parole. MariaCeleste, nel frattempo, si è anche lasciata con il suo “signorotto” milanese. Era già accaduto una prima volta. Significa che non andava.
In questo momento, però, come lei lo stia vivendo non interessa nessuno. L’unica vera cosa da farsi è occupare, assediare la vita, le giornate, il tempo della loro amica. Dare anche fastidio, ma non lasciarla mai sola. Tutti i familiari dei ragazzi che stanno combattendo negli ospedali devono sentire che il rumore del mondo prossimo a loro è a loro dedicato. Punto.