Roma, 13 gennaio 2026 – “È stato tutto così improvviso. Inaspettato. Non sapevamo nulla della cattura di Maduro. Sono felice, ringrazio l’Italia. Ora posso fumare una sigaretta?”. Alberto Trentini, maglietta rossa, jeans, testa rasata e il volto provato da oltre un anno di prigionia, parla dalla residenza dell’ambasciata italiana a Caracas. Una telefonata veloce con il ministro degli Esteri Antonio Tajani, poi le chiamate alla madre e alla fidanzata in attesa di salire sull’aereo per Roma-Ciampino dove arriverà questa mattina insieme all’’imprenditore piemontese Mario Burlò. “Ci hanno trattato bene, non ci hanno torturato – hanno assicurato entrambi –. Nell’ultimo trasferimento non siamo stati incappucciati, a differenza delle altre volte. Anche il cibo era sufficiente”.
Venezuela, Tajani: “Trentini e Burlo’ presto in Italia”
Dopo giorni di “angoscia e speranza”, i meccanismi della diplomazia sono riusciti a oliare le serrature del carcere di El Rodeo I, dove il cooperante veneto e l’imprenditore piemontese erano rinchiusi da 14 mesi. Sono circa le 23 di domenica quando i due riescono a varcare la soglia dell’istituto di massima sicurezza alle porte di Caracas che ospita i detenuti politici, noto per sovraffollamento e gravi violazioni dei diritti umani. Alle 3.40 della notte tra domenica e lunedì, l’ambasciatore italiano in Venezuela, Giovanni Alberto De Vito comunica a Tajani che i due italiani erano arrivati in ambasciata. Poco dopo la notizia è resa pubblica: “Alberto Trentini e Mario Burlò sono liberi” fa sapere il ministro assicurando che “sono in buone condizioni” e “presto rientreranno in Italia”. Una liberazione che segna un nuovo corso delle relazioni tra l’Italia e il Venezuela. “Certamente la presidente Delcy Rodriguez ha impresso una svolta, che cambia anche le relazioni tra i nostri Paesi, tanto che abbiamo deciso di elevare a rango di ambasciata la nostra rappresentante diplomatica” ha annunciato il ministro degli Esteri. Pochi giorni fa la stessa premier Giorgia Meloni aveva auspicato “una nuova stagione di relazioni costruttive fra Roma e Caracas”.

Un riconoscimento politico atteso dal Venezuela dopo il congelamento dei rapporti dell’era Maduro che aveva reso particolarmente difficili le trattative per la liberazione dei prigionieri italiani. “Questo risultato è il frutto del lavoro discreto ma efficace, portato avanti in questi mesi non solo dal governo ma dalla rete diplomatica, dall’intelligence. Io voglio ringraziare tutti i servitori dello Stato che, a vario livello, hanno dato il loro contributo per raggiungere questo obiettivo – ha commentato in un video sui social la presidente del Consiglio –. Continueremo a lavorare senza sosta affinché la costruttiva collaborazione instaurata con le autorità di Caracas possa produrre ulteriori sviluppi positivi”. La “svolta” – ha fatto sapere Tajani – c’è stata quando la presidente ad interim del Venezuela e il presidente dell’Assemblea nazionale Jorge Jesus Rodriguez “hanno detto che ci sarebbe stata una decisione per liberare i detenuti politici: allora abbiamo rinforzato la nostra azione diplomatica, lavorando sotto traccia e in silenzio, per convincere le autorità venezuelane a liberare il più presto possibile i detenuti politici italiani”.
Per arrivare alla liberazione si è attivato anche il Vaticano con gli appelli del Papa in chiaro e la mediazione sottotraccia della Chiesa di Caracas. Prosegue, ora, l’impegno del governo per riportare a casa gli altri 42 italiani detenuti in Venezuela. “Quelli con il solo passaporto italiano ora sono tutti fuori” ha fatto sapere Tajani che continua a lavorare a stretto contatto con l’omologo Yvan Gil.