Vannacci lascia la Lega: “Sono la destra non moderata”. Salvini è “deluso” e il partito lo scarica: “Era un’anomalia”

Roma – Il lungo addio è diventato realtà. Dopo mesi di convivenza forzata e segnali di insofferenza reciproca, la parabola di Roberto Vannacci all’interno della Lega si è conclusa. Un divorzio che non è solo l’esito di un faccia a faccia chiarificatore con Matteo Salvini, ma l’atto di nascita di un nuovo scenario per l’intero centrodestra italiano. Se ieri era il giorno dello strappo, oggi è quello dei calcoli: nelle chat dei parlamentari e nei corridoi del potere si pesa già l’impatto di una scissione che sposta l’asse del dissenso identitario fuori dal recinto di via Bellerio.

Vannacci-Lega, è divorzio. Il generale lancia il nuovo partito: “La mia destra non è moderata, da solo andrò lontano”

Vannacci lascia la Lega, ecco quando un mese fa rinnovò la sua fedeltà al partito

La decisione di Vannacci di proseguire in autonomia non coglie impreparati i vertici leghisti, ma ne scopre i nervi scoperti. Da un lato c’è il sollievo dell’ala nordista e dei governatori che non hanno mai digerito le uscite del generale su classi separate, orientamenti sessuali e “italianità somatica”, col governatore della Lombardia, Attilio Fontana, che ne ha definito l’uscita dalla Lega «la conferma del fatto che fosse un’anomalia. Un partito politico non è un palcoscenico personale». Dall’altro lato, però, c’è l’incognita elettorale: oltre mezzo milione di preferenze che rischiano di evaporare, lasciando Matteo Salvini in una posizione di estrema fragilità interna mentre Fratelli d’Italia continua a fagocitare consensi.

Fenomenologia di Vannacci, il generale politicamente scorretto: da àncora di salvezza della ‘Lega di lotta’ a corpo estraneo del partito

Roberto Vannacci, ex generale ed eurodeputato
ROBERTO VANNACCI POLITICO

«Arrabbiato? No. Deluso e amareggiato». È così che commenta la notizia il leader leghista: «La Lega aveva accolto nella propria grande famiglia Vannacci quando aveva tutti contro ed era rimasto da solo. Gli abbiamo offerto l’opportunità di essere candidato con noi in ogni collegio alle elezioni europee – ricorda Salvini – e lo abbiamo proposto come vicepresidente del gruppo dei Patrioti in Europa, nominandolo vicesegretario del nostro partito. Si dice, fin dai tempi dei romani, che un soldato non abbandona mai il proprio posto. Ma la storia purtroppo spesso si ripete: quanti ne abbiamo visti cambiare bandiera e partito, senza ovviamente lasciare il posto in Parlamento e tradendo voto e fiducia dei cittadini».

Zaia e le dimissioni di Vannacci: “Non mi sorprende, ha capito di essere un corpo estraneo”

Intanto sui social, Vannacci si dice già proiettato al futuro: «Vado avanti da solo. Inseguo un sogno e vado lontano. Il mio impegno, da sempre, è quello di cambiare l’Italia». E per farlo ha lanciato il suo partito, “Futuro Nazionale”, riassunto in 6 punti nella parola VITALE (virtù, identità, tradizioni, amore, libertà, eccellenza). Il generale punterà a intercettare quel voto di protesta che non si riconosce più nelle mediazioni di governo. I temi suoi cavalli di battaglia sono la critica radicale al Green Deal, il contrasto frontale ai flussi migratori e una posizione meno allineata sul conflitto ucraino.

Chi è Roberto Vannacci, il generale del mondo al contrario: figlio di soldato, il libro, i tuffi (con vestaglia) e il trampolino leghista

Attilio Fontana e Luca Zaia
Attilio Fontana e Luca Zaia alla manifestazione della Lega Â?Senza PauraÂ? in piazza Cairoli davanti al Castello, Milano 4 Novembre 2023 ANSA/MATTEO CORNER

In via Bellerio il clima è di vigile attesa. La Lega andrà dunque avanti senza quello che Zaia ha definito «da sempre un corpo estraneo, che senza la Lega non avrebbe mai ottenuto il posto nell’Europarlamento», dove sarà indipendente, visto che il gruppo dei Patrioti lo ha espulso all’unanimità. Il generale ha ora dinanzi a sé la sfida più difficile e da affrontare senza paracadute: dimostrare che il suo “mondo al contrario” non è solo un fenomeno editoriale, ma un’entità politica capace di strutturarsi sui territori grazie al vento del sovranismo. Le prossime settimane diranno se questa scissione sarà un piccolo smottamento o l’inizio di una frana per gli equilibri della destra italiana. Di certo, da oggi, il centrodestra ha un concorrente in più e un alibi in meno.