Milano, 18 gennaio 2026 – Mentre Donald Trump sogna di annettersi la Groenlandia, la moda lancia il suo manifesto più politically chic: non serve un rogito notarile per conquistare l’Artico, basta un cappotto ben costruito.
Setchu
In una terra desolata dove il vento sposta le rocce (e scompiglia i piani del designer Satoshi, stoico fumatore tra i ghiacci), Setchu trasforma l’ingegneria di sopravvivenza inuit in pura avanguardia sartoriale. Dimenticate il souvenir etnico: qui la lezione della pelle di foca diventa pretesto per un’anatomia inedita, dove i giromanica scivolano strategicamente verso l’interno, seguendo la forma delle zampe degli animali che permette di non non sprecare nemmeno un centimetro di tessuto (la Natura è sempre ottima consigliera). Il risultato è una tettonica delle materie: un sistema di ‘pieghe a monte e a valle’ scolpisce giacche, abiti e cappotti come ghiacciai portatili. Sono volumi che creano paesaggi addosso al corpo, accesi da iridescenze cangianti che mimano la fauna locale. Perché alla fine, per sopravvivere al gelo dei tempi, non serve un bunker, ma un blazer dall’architettura impeccabile.

Dolce & Gabbana
Da Dolce & Gabbana, la geopolitica non è solo un tema, ma un manifesto: l’individualità ritorna al centro dell’abbigliamento maschile. La collezione ‘The Portrait of Man’ è un invito a reclamare uno stile elegante e profondamente personale. “Non esiste un unico modo di essere uomo. Esistono infinite possibilità”.
Lo show in passerella a Milano esplora diverse personalità o “energie umane”, rifiutando gli stereotipi. Il pensatore introspettivo, il visionario creativo, il sensuale mediterraneo, il razionalista strutturato, il romantico irrequieto. Dominano i neri e i grigi e i toni terrosi, all’insegna di un caravaggesco ‘chiaroscuro italiano’, dicono i due designer. La sartoria non è un codice rigido, ma uno strumento di espressione. Le spalle definiscono il carattere e i tessuti (dai velluti profondi alle lane compatte, dalle sete opache ai broccati moderni) raccontano la memoria di chi li indossa. La moda FW26 diventa manifesto politico di resistenza identitaria, abbracciando una sociologia della pluralità.

Kiton
Se Dolce & Gabbana frammenta l’uniformità in ‘micro-universi’ psicologici, Kiton declina questa complessità in una struttura rigorosamente episodica.
Il racconto transita dall’archetipo interiore all’occasione d’uso concreta: la collezione di Kiton è una narrazione a capitoli dove l’uomo rifiuta la dittatura della monocromia per abbracciare una vivacità sofisticata e volumi confortevoli. L’eccellenza tessile di Biella diventa lo strumento tangibile per questa autodeterminazione. Che sia il ‘ritratto’ emotivo di D&G o l’episodio funzionale di Kiton, il messaggio è univoco: contro la standardizzazione di massa, l’abito torna ad essere narrazione di un sé molteplice, unendo estetica raffinata e innovazione materica.
