Il Signore delle Mosche ha cambiato generazioni e scosso le coscienze di molti giovani e meno giovani. Un’isola deserta senza nome, ragazzini dispersi. Caos, assenza di regole e sopravvivenza come unico obiettivo. Un solo incipit, tanti risvolti. Questo voleva creare il Premio Nobel William Golding quando lo ha scritto. Quelle stesse emozioni tornano in primo piano dopo più di 70 anni con l’adattamento cinematografico e televisivo targato Jack Thorne.
Il premiato autore di Adolescence porta per la prima volta sul piccolo e grande schermo un adattamento seriale del romanzo attualmente edito da Mondadori. L’opera verrà presentata in anteprima alla Berlinale, subito dopo arriverà in esclusiva su Sky. L’azienda televisiva mette a segno un vero e proprio colpo di mercato, facendo da apripista a certi contenuti. Episodio dopo episodio si rende giustizia a un caposaldo letterario con l’obiettivo di dare profondità ulteriore a una storia senza tempo.
Il Signore delle Mosche, dalla Berlinale a Sky
Dal romanzo sono state tratte, anche solo a livello di ispirazione, numerose serie che hanno fatto la storia del genere: Lost è in prima linea, ma numerosi sono i titoli che hanno attinto dall’estro e la fantasia di Golding. Nessuno, però, ha avuto il coraggio di trasformare il romanzo in una serie.

Questo passo lo ha compiuto Thorne, il quale arriva da un vero e proprio stato di grazia con Adolescence. Una serie pluripremiata anche agli Emmy. Il regista Marc Munden approfondisce ulteriormente i tratti emotivi del romanzo proprio su suggerimento di Thorne che ha diviso gli episodi con un titolo specifico che si riferisce ai personaggi principali dell’opera: si comincia con Ralph, poi ci sono Piggy, Simon e Jack. Personalità che mostreranno diverse prospettive in grado di confluire in un’unica grande storia fatta di capovolgimenti di fronte e arricchimento emotivo.
Hans Zimmer e Cristobal Tapia de Veer fanno “suonare” Golding
Pathos e sentimenti avranno la meglio su tutto il resto anche grazie a una scelta musicale specifica: il compositore Cristobal Tapia de Veer (The White Lotus, Smile, National Treasure) ha realizzato la colonna sonora, mentre Hans Zimmer (Dune, Planet Earth, Il Re Leone) e Kara Talve (Il tatuatore di Auschwitz, Prehistoric Planet) hanno composto il tema principale e le musiche aggiuntive. Riferimenti ben precisi che aggiungono blasone e risonanza a un prodotto in grado di accattivare pubblico e critica proprio per la sua modernità malgrado prenda le mosse da un capolavoro letterario considerato ormai classico, data anche l’ambientazione a metà degli anni ’50.
Il cast è molto particolare, con l’obiettivo di rendere fedelmente le descrizioni dell’autore: oltre 30 ragazzi, molti dei quali al loro debutto. I protagonisti principali sono rispettivamente: Winston Sawyers nel ruolo di Ralph, Lox Pratt nel ruolo di Jack, David McKenna nel ruolo di Piggy e Ike Talbut nel ruolo di Simon. Si uniscono a loro altri interpreti, tra cui Thomas Connor nel ruolo di Roger, Noah e Cassius Flemming nei panni dei gemelli Sam ed Eric, Cornelius Brandreth nel ruolo di Maurice e Tom Page-Turner nel ruolo di Bill. Una selezione capillare in grado di arricchire i registri e le sfumature emotive di una serie già pregna di collegamenti e rimandi. Thorne, in fase di scrittura, ha reso il prodotto molto moderno senza stravolgere i valori fondanti e l’epica narrativa di un classico.
La serialità del futuro
Gli amanti della letteratura potranno godere un prodotto che non si distacca eccessivamente dall’autenticità del manoscritto, mentre chi non avesse ancora avuto modo, tempo o voglia di leggere il noto romanzo può gustarsi una serie molto appetibile sia per quello che racconta ma anche per le modalità con cui tempo della storia e canoni della serialità attuale vengono a confluire in un unico risultato convincente che lascia spazio anche a ulteriori e possibili sviluppi.
Sky scruta la Berlinale per trarne il massimo possibile in termini di acquisto e importazione: Il Signore delle Mosche rappresenta al meglio una nuova tendenza televisiva che si racchiude nella volontà di creare avanguardie sceniche attraverso le grandi figure letterarie del passato. In questo ulteriore processo evolutivo e di trasformazione, Golding non può prescindere.