Sembrano secoli. I Buggles cantavano Video Killed the Radio Star. Il primo video a essere storicamente messo in onda nella scaletta d’esordio di MTV. Nemmeno ce ne siamo accorti. Ma anche il video è morto. Ucciso dalle piattaforme, dagli algoritmi, da fretta e disattenzione crescente cancellando decenni di industria creativa non solo musicale di livello eccellente.
Partiamo dal presupposto…
Basti pensare a quanti registi che oggi puntano all’Oscar siano nati dal mondo dei videoclip e da una generazione, da un linguaggio, che oggi sembra ormai irrecuperabile. A inizio anno MTV ha chiuso i battenti. Il Festivalbar è drammaticamente rimpianto da chi ha memoria di quando la musica aveva uno spazio dignitoso in televisione. E anche se era playback era festa, festa vera. L’occasione di vedere tutti insieme musicisti e cantanti che solo un evento del genere era in grado di organizzare e di mettere insieme.
Quello che resta oggi sono show estivi su palchi da fiera paesana sponsorizzati da radio, dove tutto è rigorosamente in playback e nessuno si preoccupa nemmeno più di nasconderlo. La musica in tv ha sempre meno spazio, e quel poco che c’è è davvero pessimo. Le band e i musicisti sono stati sostituiti dai ballerini.
In questo deserto, Canale 5 porta in prima serata un monumento come Taratata condotto da Paolo Bonolis. Trasmissione che non va in onda in Italia da venticinque anni. È un test di mercato o un tentativo coraggioso di riportare davvero la musica al centro? La domanda è legittima, e la risposta la darà il pubblico. Ma intanto, alla ChorusLife Arena di Bergamo, il conduttore e il direttore di rete di Canale 5 Giancarlo Scheri hanno provato a spiegare che cosa vogliono fare.
C’è ancora spazio per la musica dal vivo in tv?
“La magia di questo prodotto è creare cose che già ci sono unendo artisti” – spiega Scheri quando gli viene chiesto se davvero esista ancora uno spazio per questo tipo di programma. È una risposta che suona generica, ma che nasconde una scommessa precisa: puntare sulla qualità quando tutto il resto punta sulla quantità e sul rumore.
“Ma il nostro show non è una risposta al Festival – precisa subito il direttore di Canale 5, anticipando le inevitabili domande sulla collocazione di Taratata a ridosso di Sanremo – abbiamo pensato di riproporre il format in questa stagione e abbiamo trovato la disponibilità di Paolo. Tutto qua”.

“Ci vuole un po’ di coraggio…”
Quanto alla musica… perché così poca e poco qualitativa quella che viene proposta in televisione? Paolo Bonolis invita le reti ad avere coraggio: “Si tratta di riunire artisti di spessore e chiedere loro di fare il proprio mestiere, esibendosi su un palco dal vivo con canzoni che fanno parte della nostra storia. Cosa può andare storto? Canzoni splendide, grandissimi artisti. Ma davvero la nostra preoccupazione deve essere l’audience? Io non credo. La nostra preoccupazione credo sia misurare quello che facciamo con il ritorno che abbiamo dal pubblico nelle arene e dai musicisti che finalmente possono dare vita a qualcosa di straordinario non perché lo chiede la promozione o perché c’è una gara. Non stiamo inventando niente, si tratta solo di fare le cose bene e forse di avere un po’ di coraggio”
Al momento la dose di coraggio consente due trasmissioni in prima serata su Canale 5. L’ultimo ciclo di Taratata sulla Rai, era il 2001, prevedeva quattrodici trasmissioni. Ma il sistema oggi è completamente diverso. Un conto è la Rai a produrre in uno dei propri numerosi teatri, un conto per un soggetto privato mettere in piedi una serie di eventi in un’arena con il pubblico tenendo tutto in equilibrio con gli interessi di una complessa produzione televisiva. Scheri ammette: “Ci sono tre aspetti da valutare. Le opportunità dettate da un palinsesto molto competitivo, i costi e poi, ovviamente, il gusto del pubblico che per noi si traduce in share e audience. Puntiamo molto su questo progetto. Da qui si può pensare di andare avanti…”
Bonolis: “Sono artigiani della musica, non prodotti da promuovere”
“Taratata mi permette di condurre un grande viaggio musicale insieme ad artisti che si ritrovano un ambiente a loro consono: suonare dal vivo con la propria band e i propri strumenti musicali raccontandosi con il sottoscritto senza rendere il tutto un talk show. La musica è al centro: tutto dal vivo. Niente playback, niente tracce pre-registrate, niente autotune a correggere le stonature. È una scelta profondamente voluta e difesa e in questo gli artisti sono stati straordinari e sono stati i primi a sostenere questa scelta”.
Il conduttore sottolinea come il programma sia “racchiuso nella perfezione di un palco centrale, circondato dal pubblico, senza l’ansia della gara, ma anche – ed è questo il punto – senza la necessità di promuovere qualcosa. Nessuno ha un disco in uscita, nessuno di loro deve vendere biglietti per un tour. Si suona e basta per il piacere di farlo”

“È la prima volta che sono pagato per andare a un concerto”
Con la sua consueta ironia, Bonolis inquadra così l’esperienza: “È la prima volta che sono pagato per andare a un concerto anziché essere io a pagare per vederlo!”. Ma dietro la battuta c’è una riflessione seria: “Lavoro da molti anni a Mediaset, mi trovo bene e mi è stato chiesto questo impegno con una tale educazione che non ho potuto dire di no! Ma – scherzi a parte – ho condotto due Festival di Sanremo, nel 2017 ho realizzato Music, un altro show musicale. Ogni tanto tornare alla musica è piacevole”.
Sulla questione musica in TV anche Bonolis ammette che molto si possa fare: “C’è troppa offerta. Ogni giorno siamo inondati da canzoni nuove e i prodotti che meritano quanto meno di essere ascoltati sono sovrastati dal rumore di fondo”.
C’è musica nuova in TV: è quella vecchia
È il paradosso dell’epoca dello streaming: non c’è mai stata così tanta musica disponibile, eppure non è mai stato così difficile trovare qualcosa di significativo. Tutto si consuma in fretta, tutto passa senza lasciare traccia: “La musica è la colonna sonora dei nostri ricordi. Ogni volta che sentiamo un pezzo riviviamo alcune sensazioni del passato”. Ma se tutto scorre veloce, cosa resta?
Sulla trap e i nuovi generi, da cui per la verità Taratata sembra lontanissima e nemmeno in sintonia, il conduttore ammette candidamente: “Non ci capisco nulla ma va bene così: la musica nasce sempre come espressione artistica ed è la colonna sonora che accompagna le nostre vite. Io ho già tante canzoni che associo ai momenti più belli che ho vissuto, è giusto che i giovani abbiano le loro”. Una dichiarazione di distanza generazionale senza giudizi: “A quasi 65 anni il mio film è già lungo, non ha bisogno di altre colonne sonore”.