Roma – Espulsioni più facili, con un ampliamento dei reati per cui possono scattare, stretta sui ricongiungimenti familiari e sui minori non accompagnati e blocco navale temporaneo: sono i punti fondamentali del disegno di legge sull’immigrazione che il Consiglio dei ministri ha approvato ieri. «Con questo disegno di legge – ha spiegato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi – stiamo dando attuazione al nuovo Patto migrazione e Asilo adottato dall’Ue, nel provvedimento abbiamo previsto una serie di misure per rafforzare le espulsioni e garantire maggiore incisività nella gestione dei flussi migratori, prevista anche la possibilità di vietare l’ingresso nelle nostre acque territoriali per motivi di sicurezza nazionale. I confini dell’Italia sono i confini dell’Europa, difenderli è un dovere».

Con il blocco navale temporaneo, misura fortemente voluta da Fdi e Lega, si prevede la possibilità di interdizione fino a trenta giorni, prorogabili di ulteriori trenta fino a un massimo di sei mesi, dell’attraversamento del limite delle acque territoriali nei casi di minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza nazionale.
È il Consiglio dei ministri, su proposta del ministro dell’Interno, a disporre l’interdizione e – questo è un altro dei punti dirimenti del provvedimento – i migranti colpiti dalla misura, che si trovino a bordo di imbarcazioni, potranno essere condotti anche in Paesi terzi, diversi da quello di appartenenza o provenienza con cui l’Italia abbia stipulato accordi o intese che ne prevedono l’assistenza in strutture dedicate. È il caso, ad esempio, dell’Albania. Nel caso di violazione del blocco scatta una sanzione da 10 a 50mila euro e, in caso di reiterazione, la confisca della nave.

Una misura che restringe ulteriormente lo spazio d’azione delle organizzazioni non governative che operano in mare e che, da Sea-Watch ad Emergency, hanno già espresso «forte preoccupazione». La definizione di «Paese terzo sicuro», peraltro, consente agli Stati Ue di definire subito una domanda di asilo come inammissibile, quando i richiedenti avrebbero potuto chiedere di ottenere protezione in un Paese non Ue considerato sicuro per loro.
Anche le espulsioni divengono più facili grazie ad alcune disposizioni, all’interno del codice penale, che ampliano i casi in cui il giudice, con sentenza di condanna per gravi reati, dispone l’espulsione dello straniero o l’allontanamento del cittadino di uno stato Ue. Quali sono i reati per i quali da ora in poi il giudice potrà procedere ad espulsione? Si tratta di violenza o minaccia o resistenza a un pubblico ufficiale, a un corpo politico, amministrativo o giudiziario e poi tutti i delitti contro l’ordine pubblico, contro la famiglia, la persona, il patrimonio oppure la partecipazione, durante il trattenimento in un centro di permanenza per il rimpatrio, a rivolte con atti di violenza o di minaccia.
Tra le misure previste anche quella di un uso limitato dei cellulari, anche se di proprietà, di cui lo straniero «non avrà libera detenzione» all’interno dei Cpr. La decisione del magistrato di sorveglianza sulla espulsione dello straniero detenuto deve poi essere adottata «in breve tempo e con priorità».
Giro di vite anche per ottenere la protezione speciale per cui sono previste quattro condizioni: periodo di soggiorno regolare in Italia di almeno cinque anni, conoscenza ‘certificata’ della lingua italiana, disponibilità di un alloggio conforme ai requisiti igienico-sanitari ed una disponibilità finanziaria analoga a quella richiesta per i ricongiungimenti familiari. Nel 2024 su 90mila richieste di protezione ne sono state respinte il 64%.