Love Story: JFK Jr. e Carolyn Bessette, la tragedia dei Kennedy diventa un horror “vampiresco” su Disney+

Roma, 15 febbraio 2026 – Un piccolo aereo sospeso nel cielo sopra l’Atlantico che sparisce all’orizzonte. Parte dalla fine Love Story: John F. Kennedy Jr. & Carolyn Bessette. La serie TV antologica disponibile su Disney+ creata da Connor Hines e prodotta da Ryan Murphy che, dopo l’horror e il crime protagonisti del franchise di American Story, ha scelto di raccontare le grandi tragedie sentimentali della nostra Storia. Lo fa iniziando dalla coppia per antonomasia degli anni ’90, ricostruiti in modo impeccabile, tra musica, sigarette sempre accese, denim a vita alta e citazioni all’estetica di un certo cinema del tempo. Da un lato il figlio del presidente simbolo del sogno americano ucciso a Dallas nel 1963, dall’altro la pubblicitaria di Calvin Klein dal look minimal diventata icona di stile. Ad interpretarli Paul Anthony Kelly, un perfetto sconosciuto scelto tra oltre mille candidati, e Sarah Pidgeon, in due prove più che convincenti. Ad affiancarli Naomi Watts nei panni Jackie Kennedy Onassis, Grace Gummer in quelli di Caroline Kennedy e Alessandro Nivola in quelli dello stilista che fece da Cupido, Calvin Klein.

Una fine tragica e sciagurata la loro, secondo alcuni figlia della maledizione dei Kennedy, che li ha visti morire il 16 luglio 1999 quando il Piper Saratoga pilotato da Kennedy perse il controllo per andarsi a inabissare al largo di Martha’s Vineyard. La serie riavvolge il nastro, come una VHS consumata di Blockbuster, per riportarci al punto di inizio. Quando i due, appartenenti a background differenti, si incontrano nel 1992. Lui, relazioni da copertina e paparazzi al seguito, con il peso di dover dimostrare di essere all’altezza di Camelot, il presidente mai dimenticato. Lei, da commessa in un centro commerciale a pubblicitaria di New York capace di fare la storia di un marchio con l’intuizione di chi ha un talento innato. Si sposeranno il 21 settembre 1996 a Cumberland Island, Georgia, in una cerimonia per pochi intimi a lume di candela. In mezzo un corteggiamento lungo fatto di periodi di distanza, paura di impegnarsi e incomprensioni. Nove episodi basati sul libro di Elizabeth Beller, Once Upon a Time: The Captivating Life of Carolyn Bessette-Kennedy, dove vengono messi in scena l’ossessione mediatica, le complesse dinamiche familiari e la lotta dei due per affermare le rispettive identità come individui e come coppia.

Non ci sono mostri, serial killer o sangue, ma l’aspetto horror che contraddistingue molta della produzione di Murphy si ritrova nel racconto di una stampa famelica, capace di succhiare via come un vampiro serenità e sicurezza ai due. I clic delle macchine fotografiche dei paparazzi pronti a seguirli ovunque e a braccarli sotto casa a Tribeca per uno scatto da dare in pasto ai giornali – con tanto di riferimento alla morte di Lady D – e le notizie false fatte circolare su di loro, sono terrificanti tanto quanto le nefandezze di Jeffrey Dahmer. Un’analisi pop della tossicità della fama dietro la patina glamour incarnata loro malgrado dalla coppia. Una favola trasformata in incubo, un titolo di giornale e una foto rubata alla volta. Intanto, ancor prima dell’uscita, il nipote di Kennedy Jr, Jack Schlossberg, ha definito il progetto «grottesco», accusando la produzione di voler trarre profitto da una tragedia. La risposta di Murphy? «Strana scelta essere arrabbiato per un parente che non ricordi».