Famiglia del bosco, la lettera d’accusa di mamma Catherine alle assistenti sociali: “State distruggendo e bullizzando i miei figli”

Palmoli – La lettera è in inglese, dear Maria Luisa e Marika. Il testo digitato sulla tastiera dello smartphone. Uno sfogo dal silenzio, nella casa protetta di Vasto. E un atto di resistenza: l’ennesimo. Catherine Birmingham vive nella stessa comunità dei tre figli di 6 e 8 anni da quando il giudice ha sospeso la potestà genitoriale a lei e al marito Nathan Trevallion. Era il 20 novembre scorso. Il messaggio, agli atti del tribunale per i minorenni dell’Aquila, è stato reso pubblico dal quotidiano abruzzese Il Centro: “Ho dovuto guardare la completa distruzione, il trauma e l’ansia costante crescere nei miei tre figli, ogni giorno per quasi tre mesi. E le stesse persone che avrebbero dovuto proteggerli dal male stanno attivamente supportando tutto questo”.

Catherine Birmingham e Nathan Trevallion con i tre figli, la famiglia del bosco di Palmoli

Chi sono quelle stesse persone? La lettera di Mamma Cathe è indirizzata a Maria Luisa Palladino e Marika Bolognese, tutrice e curatrice nominate dal tribunale. E il testo è un duro sfogo nei confronti degli assistenti sociali che da tre mesi si occupano dei bimbi nella casa famiglia: “Carissime Maria Luisa e Marika, ieri mi avete chiesto perché non vi parlassi. L’ho fatto io, l’hanno fatto i miei figli, vi hanno detto che sono infelici qui, che non gli piace, il maschietto ha parlato a nome delle sue sorelle, dicendo che questo posto è brutto. Vi hanno detto che vogliono tornare a casa, vi hanno detto che gli mancano il loro papà, i loro animali, i loro amici e la loro casa. Come persone nominate per rappresentare questi bambini, le loro richieste d’aiuto sono state ignorate, liquidate, non credute e purtroppo non è stata intrapresa alcuna azione in loro favore. Invece sono stati dati in dono zucchero, istruzione e siringhe. Bugie sul fatto che non mi sarei impegnata ad avere un insegnante quando ce ne andremo e che sarei d’accordo con le bugie e le informazioni distorte e ingannevoli diffuse da questa struttura. Questi bambini sono molto intelligenti, sensibili e creativi. La loro fiducia è stata tradita da ogni adulto che avrebbe dovuto garantire loro sicurezza e cure. Voi compresi. Lo capiscono da soli e non hanno bisogno che io glielo spieghi”.

Famiglia del bosco, l’allarme nella relazione del neuropsichiatra: “Nei bimbi gli effetti del trauma da sradicamento”

Nella lettera Catherine racconta l’angoscia dei figli, il loro stato d’ansia a causa della “separazione forzata” dai genitori e accusa gli assistenti sociali di “avergli mentito” e –  addirittura – di aver “usato adolescenti per bullizzarli”. “I bambini – è il suo appello – devono essere immediatamente restituiti alla madre e al padre, dove possono iniziare a guarire da questo stato incredibilmente traumatico che tutti e tre vivono ogni giorno!. Sono costretta a vederli rompere le cose, farsi male, farsi del male a vicenda, disegnare aggressivamente sui muri. Qualsiasi capacità di comprensione psicologica vi darebbe la preoccupante consapevolezza del trauma, della depressione e dell’ansia costante che questi tre bambini hanno manifestato fin dal primo giorno”.

La famiglia nel bosco di Palmoli: Nathan, Catherine e i tre figli

I legali di Catherine Birmingham e Nathan Trevallion hanno presentato la richiesta di revoca del provvedimento di sospensione della responsabilità genitoriale. L’istanza è corredata da una relazione tecnica firmata dal neuropsichiatra e psicologo Tonino Cantelmi: la consulenza di parte evidenzia la “grande angoscia” vissuta dai bambini in questo periodo in cui la mamma è sì con loro nella struttura, ma dorme in un’altra stanza e può stare con i figli non più di qualche ora al giorno, condizione che sta causando in loro “disagio” e “sofferenza crescenti”.

“Abbiamo visionato un centinaio di file relativi a foto e video che riguardano i bambini – ha spiegato all’Ansa il professor Cantelmi – Tutta questa imponente documentazione è scioccante: i bambini soffrono e stanno male. Abbiamo allegato per il Tribunale 8 file di foto digitali e 2 video, più due disegni dei bambini. La documentazione, che comunque ci rendiamo disponibili a consegnare tutta se necessario, è inequivocabile: solo per il servizio sociale il dolore dei bimbi è invisibile”. Foto e video mostrerebbero un aggravarsi delle condizioni mentali dei 3 minori e anche dei rapporti all’interno della struttura protetta.

Si legge nel documento: “Si giunge a rilevare nei minori evidenti manifestazioni cliniche riconducibili agli effetti del trauma da sradicamento, osservabili sul piano emotivo, comportamentale e relazionale. Tali manifestazioni indicano che l’esperienza di separazione dal loro contesto familiare di origine, non rappresenta un rischio meramente potenziale, ma ha già prodotto un impatto significativo e lesivo sul loro equilibrio psicologico”. L’effetto sarebbe visibile nei gesti dei bambini: “segni di autolesionismo”, comportamenti “regressivi” come il mordere abiti o lenzuola, “stati emotivi disfunzionali” come eccessi di rabbia e irritabilità, sintomi che sarebbero apparsi nelle ultime settimane, da quando i bimbi sono stati separati dai genitori. Tre mesi fa.