Giorgia Meloni: “Il referendum non è una lotta nel fango. Mattarella? Parole giuste e doverose”

Roma – «Il 22 e il 23 di marzo non si vota sul governo, si vota sulla giustizia». Ragion per cui la premier Giorgia Meloni invita a «andare a votare» e a farlo «con coscienza» riguardo la riforma costituzionale sulla separazione delle carriere tra pm e giudici, «non per me o contro di me». Presa di posizione all’insegna di un aplomb istituzionale in antitesi alla polarizzazione che ultimamente ha preso il sopravvento rispetto a una consultazione che «giocoforza si gioca sulla proiezione politica del risultato», come rileva il costituzionalista Michele Ainis (Università Roma tre). E che recepisce in quest’ottica le parole «non solo giuste, ma doverose» pronunciate dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella di fronte al plenum del Csm per sminare la polarizzazione politicista della consultazione all’insegna del reciproco «rispetto» istituzionale invocato tra i distinti poteri costituzionali.

Blocco navale alla Sea Watch: “L’Ong va risarcita con 76mila euro”. Meloni attacca le toghe: “Decisione che lascia senza parole”

Meloni esibisce insomma il pacato abito istituzionale che meglio le calza, come dimostra anche il favore riscosso sia in patria che all’estero in tema di politica internazionale, a differenza di quando vede rosso e s’infervora contro toghe e opposizioni dello stesso colore. Dopo due giorni di espressi rimproveri contro la magistratura considerata politicizzata – prima sulla sentenza che ha risarcito un cittadino algerino detentore di una copiosa fedina penale e poi sull’ancor più cospicuo indennizzo all’ong Sea Watch, cui oggi è stato annullato il fermo di un’altra nave dal tribunale di Catania suscitando le ire di FdI e Lega, per lo stop imposto all’imbarcazione nave capitanata da Carola Rackete nel giugno 2019 – la premier ricalibra il tiro verso la sostanza del referendum; il cui responso è destinato a ripercuotersi catena nel bene e nel male sull’azione del centrodestra in senso alla riforma sul premierato e della legge elettorale.

Migranti, revocato il fermo della Sea-Watch 5. Ed è ancora polemica sul risarcimento per il caso Rackete

Mentre la maggioranza non lesina il sostegno nei riguardi delle prese di posizione contro le deliberazioni delle «toghe rosse» in tema di migranti e simili, come fa il presidente del Senato Ignazio La Russa, appare tantopiù interesse del governo non rimanere impastoiato nella polarizzazione politica che fu fatale per Matteo Renzi.

Carola Rackete (al centro) sulla nave Sea Watch 3 fermata nel 2019 al porto di Lampedusa
epa07682745 A handout photo made available by Sea-Watch shows Sea Watch 3 captain Carola Rackete (C) being arrested after entering the port of Lampedusa and ramming a patrol boat, in Lampedusa, Italy, 29 June 2019. According to reports, the captain Carola Rackete was arrested after violating orders from the Finance Police and entering the port of Lampedusa while ramming a patrol boat. EPA/SELENE MAGNOLIA/SEA-WATCH HANDOUT HANDOUT EDITORIAL USE ONLY/NO SALES

Il tema della giustizia, del resto, «è sempre divisivo», come fa presente il costituzionalista Alfonso Celotto. E i distacchi ridotti dei sondaggi «inaspriscono lo scontro». Il che spiega l’intervento di Mattarella per «riportare il dibattito nei corretti binari di rispetto istituzionale». Per l’accademica sassarese Carla Bassu «il senso» del discorso di Mattarella di fronte al Csm è stato tuttavia «vanificato da dichiarazioni aggressive nei toni e nei contenuti» anche da parte di chi «occupa posizioni apicali», che degenerano verso «una deriva da non sottovalutare» quando in ballo c’è «il patrimonio collettivo» costituzionale, che andrebbe invece maneggiato con «cautela». Mentre per Tommaso Frosini, costituzionalista della Suor Orsola Benincasa di Napoli, l’esasperazione dei toni «inquina il senso di etica pubblica del Paese», quando invece si tratta di una riforma prettamente tecnica che riguarda tuttavia «tutti i cittadini» nella misura in cui attua il principio del «giusto processo» che prevede «due parti e giudice terzo». Ma non per questo serve paventare day after carichi di veleni e tensioni.

Rileva invece il costituzionalista ed editorialista Michele Ainis che «il referendum sta diventando sulla premier e sul consenso che circonda il potere giudiziario». Un «plusvalore» rispetto alla questione specifica sottoposta al voto si verifica sempre nei referendum istituzionali. Del resto, rammenta, «siamo passati dalla prima alla seconda Repubblica con un referendum che riguardava un dettaglio della legge elettorale». La preferenza unica che fece nero Bettino Craxi e il suo invito ad andare al mare.