Tremate, tremate, le vallette son tornate (in tv): nostalgia televisiva o piccolo passo indietro mascherato da modernità?

C’è stato un periodo, neppure troppo lontano, in cui la parola “valletta” sembrava destinata a scomparire dal vocabolario televisivo. Non perché fossero sparite le donne dagli schermi, anzi, tutto il contrario, semmai le donne si sono prese finalmente il loro giusto spazio (anche se ancora la disparità è evidente). Ma perché quel termine portava con sé un carico simbolico ormai difficile da sostenere: l’idea di una presenza femminile pensata soprattutto come accompagnamento, come ornamento, come completamento visivo del conduttore rigorosamente maschio. Una figura figlia di una televisione che oggi tendiamo a definire superata, che ci ricorda gli anni ’80 e ’90 e dinamiche che (forse) non ci appartengono più.

E invece eccoci qui. Accendiamo la tv, guardiamo i quiz, i game show, i programmi da grande pubblico, e notiamo qualcosa di fin troppo familiare: accanto al conduttore c’è di nuovo una ragazza giovane, bella, sorridente. Una bella presenza e niente più. Magari non viene chiamata valletta. Spesso la definizione scelta è più elegante: spalla, partner artistica, qualche volta co-conduttrice. Ma basta osservare cosa fa davvero in puntata ogni sera per capire che la sostanza resta molto simile a quella di una volta.

I casi di Samira Lui, Martina Miliddi e Isobel Kinnear (tra le altre) non sembrano eccezioni isolate, bensì tasselli di una tendenza più ampia che sta prendendo forma soprattutto nei territori più classici della televisione generalista. Ed è proprio questo a rendere il fenomeno interessante: non sta esplodendo nei programmi sperimentali o nei format di rottura, ma nel cuore più tradizionale del palinsesto. Sono tornati in auge gli stacchetti, i balletti, i tacchi alti e gli abiti succinti nel pre-serale delle principali reti tv italiane: una regressione figlia di un presente che guarda quasi sempre al passato sbagliato.

Ancora le vallette in tv?

Vallette in tv: Samira Lui
Samira Lui

Per molto tempo è sembrato naturale pensare che la valletta appartenesse a un’altra epoca televisiva (e meno male). Nessuno ne ha decretato ufficialmente la fine ma il declino sembrava inesorabilmente portare verso la scomparsa dal momento che la tv stava lentamente spostando il proprio baricentro verso altre forme di presenza femminile. Donne finalmente alla guida di programmi tutti loro, volti che reggevano da sole intere prime serate, figure riconosciute e riconoscibili, e non come semplici accompagnamenti. Un cambiamento graduale, a tratti contraddittorio, ma comunque percepibile.

Dentro questo scenario, le vallette classiche in tv iniziavano a sembrare stonate. Negli anni Dieci del Duemila, soprattutto, questa impostazione è entrata in crisi, almeno sul piano del discorso pubblico. Si è iniziato a ragionare di rappresentazione, di stereotipi, di ruoli da ripensare. E per un certo periodo la figura della “bella in studio” è davvero sembrata scomparire dall’orizzonte principale dei palinsesti.

È anche per questo che vederla riapparire oggi attira l’attenzione e ci fa storcere il naso. Non perché sia uno shock, ma perché avviene in una fase storica in cui queste questioni non sono affatto risolte, anzi continuano a essere al centro del confronto.

Isobel Kinnear, Samira Lui e Martina Miliddi: le nuove vallette in tv

Vallette in tv: Isobel Kinnear
Isobel Kinnear

Samira Lui accanto a Gerry Scotti alla Ruota della Fortuna, Martina Miliddi ad Affari Tuoi con Stefano De Martino, Isobel Kinnear al fianco di Max Giusti a Caduta Libera: tre esempi diversi, ma sorprendentemente simili se messi uno accanto all’altro. Ma potremmo aggiungere anche Filippa Lagerbäck, ormai storica valletta di Fabio Fazio prima a Rai 1 e poi ora sul Nove. L’access prime time italiano, e in qualche caso la prima serata, non solo ha rispolverato vecchi successi (La Ruota, per dirne uno) ma anche antichi stilemi e quello che vediamo sfilare ogni sera è proprio il vecchio che ritorna, che si insinua di nuovo nel nostro immaginario. Che ci fa fare, in sintesi, un clamoroso passo indietro per quanto riguarda la rappresentazione femminile in ambito televisivo.

Il conduttore resta ancora il perno intorno a cui ruota tutto. La presenza femminile è stabile, riconoscibile, ben illuminata, ma posizionata un passo indietro. Sia mai prendessero troppo spazio in scena. Le vallette di oggi (come di ieri) sono ragazze giovani, molto telegeniche, spesso già note al pubblico grazie a talent, reality e programmi di intrattenimento. Le competenze le hanno, soprattutto nella danza e nella performance, ma raramente diventano centrali, raramente sono più di un semplice “stacchetto”. In pratica, il talento c’è. Lo spazio per esprimerlo, molto meno.

È giusto chiarirlo: non si tratta di mettere in discussione le scelte individuali delle showgirl. Accettare un ruolo del genere è comprensibile, soprattutto in una televisione sempre più affollata che sembra aver perso verve e idee. La riflessione che stiamo facendo riguarda il disegno complessivo, ovvero il fatto che la tv continui a immaginare per molte donne una collocazione di contorno, seppur elegantemente confezionata. E, lo ricordiamo, la tv è in grado di plasmare anche ciò che è fuori di essa.

La retorica della co-conduzione e la paura di osare

Martina Miliddi
Martina Miliddi

Uno dei segnali più evidenti di questo meccanismo è il modo in cui queste presenze vengono raccontate. Quasi mai come vallette. Molto più spesso come co-conduttrici. Il problema è che la parola “co-conduzione” suggerisce una condivisione di responsabilità che, guardando i programmi, fatica a trovare riscontro. Il conduttore principale resta colui che apre e chiude la puntata, spiega il gioco, governa i tempi, dialoga con i concorrenti, gestisce la scaletta. La presenza femminile, in questo gioco di ruoli, accompagna, commenta, interviene a margine, fa qualche battuta qua e là ma non incide realmente sulla struttura del programma.

Ed è da qui che nasce quella specie di cortocircuito linguistico e concettuale nel quale cadono, ahinoi, soprattutto le dirette interessate: cambiando l’etichetta, si tenta di modernizzare un ruolo che, nella sostanza, rimane molto simile a quello tradizionale. Ma è di vallette che si parla, non di co-conduttrici. E sì, anche nel caso di Sanremo (tranne qualche eccezione).

Ma perché la tv ha deciso di tornare indietro nel tempo? Una delle risposte possibili ha poco di ideologico, è più che altro pratica: la televisione generalista oggi ha paura di sbagliare. Non osa quasi mai e infatti vediamo riproporre più o meno sempre le stesse cose.

La concorrenza delle piattaforme, gli ascolti più fragili che si rincorrono a colpi di punti di share, un pubblico sempre più frammentato. In questo contesto, sperimentare diventa rischioso, lo capiamo, è molto più semplice rifugiarsi in strutture che in passato hanno funzionato. E la figura della valletta in tv è una di queste. C’è poi una componente estetica non trascurabile. Un volto giovane, gradevole, curato, vestito ad hoc rende il programma più leggero, più brillante e più “televisivo” nel senso tradizionale del termine.

Il suo ritorno, in definitiva, più che un semplice vezzo nostalgico è uno specchio della televisione di oggi. Ovvero una tv che prova a sembrare nuova ma che ogni tanto (spesso) torna volentieri su strade molto conosciute. Davvero ai piani alti di Rai, Mediaset e le altre reti generaliste non riescono a pensare a qualcosa di diverso – che so, una parità – per le donne della tv italiana?