Franco Battiato, la mostra al Maxxi e il film “Il lungo viaggio”: parla la nipote Grazia Cristina

A cinque anni dalla sua scomparsa, Franco Battiato è più presente che mai. Forse anche perché quello che lui aveva predetto in modo non pessimistico, ma puramente analitico, si è puntualmente verificato. La tremenda visione di Shock in my Town in cui si parlava di subumani succubi della televisione e dell’immagine da inseguire a tutti i costi sembra scritta ieri. E invece a breve festeggerà trent’anni.

Chissà che cosa ci direbbe ora Battiato di Sanremo che incombe, dell’intelligenza artificiale che svilisce il buon senso e di artisti che costruiscono il proprio messaggio dall’inutilità dei social.

Capire Battiato

“Posso dire che non avrebbe mai detto che ci aveva avvertito” dice oggi Grazia Cristina Battiato, nipote di Franco e presidente della Fondazione che ne custodisce l’eredità. È lei la co-curatrice della mostra insieme a Giorgio Calcara, è lei ad avere supervisionato il film “Franco Battiato. Il lungo viaggio”.

Di Franco Battiato porta orgogliosamente non solo il cognome ma anche un modo garbato di vedere le cose: si somigliano molto. E quando le chiedi dello zio, le trema la voce e si commuove sinceramente… “Sono molto orgogliosa dell’attenzione che zio Franco continua a raccogliere e del desiderio di molte persone di approfondire sinceramente quelle che sono state le tematiche che hanno reso forte il suo esempio e le sue canzoni. Quello che le persone non sanno di Franco, e che a volte fatichiamo a trasferire, era che a dispetto del suo aspetto era tutt’altro che un guru. Era un uomo che ha studiato tutta la vita, cercando di rispondere alle domande che lui stesso per primo si poneva. Era una persona profondamente umile, aperta al dialogo e al confronto. Estremamente ironica e autoironica”.

Mio Zio, Franco Battiato

Parole che rispecchiano in alcuni frammenti della vita di Battiato che tutti chiamavano deferentemente Maestro, cosa che spesso lo metteva a disagio se non in imbarazzo: “Le prime volte si era quasi disorientato da questa consuetudine – sorride Grazia Cristina Battiato – a qualcuno diceva semplicemente di dargli del tu, ma fondamentalmente non avrebbe mai corretto o interrotto una persona anche solo per dirgli ‘non chiamarmi maestro’…”

È lo stesso Battiato che in Avanzi scherza con Corrado Guzzanti, che lo stuzzica nei panni del seguace di Quelo. E che accettava volentieri la sfida di proporre con una chiave di lettura del tutto inconsueta alcuni dei suoi classici.

Una delle cose che Battiato ripeteva sempre torna anche nelle parole di sua nipote: “So che oggi guardano in modo quasi scostante alle molte cover che gli vengono dedicate, magari in qualche talent show – dice Grazia Cristina Battiato – ma lui non si sarebbe mai opposto. Una volta disse che una volta che erano state pubblicate le sue canzoni erano patrimonio comune. Ed era giusto che ognuno ne facesse quello che riteneva opportuno”.

Una mostra e un film

Al Museo Maxxi di Roma, presso lo Spazio Extra, è allestita fino al 26 aprile la prima vera monografica dedicata all’artista siciliano: sette sezioni, 500 metri quadrati, materiali inediti e oggetti personali che restituiscono non solo l’opera ma l’uomo, il suo sguardo, la sua ricerca interiore. In parallelo, nelle sale cinematografiche ha esordito il biopic “Franco Battiato. Il lungo viaggio” di Renato De Maria, con Dario Aita nei panni del Maestro, coproduzione Rai Fiction e Casta Diva Pictures, atteso poi su Rai Uno.

A tenere i fili di entrambi i progetti è proprio Grazia Cristina Battiato, co-curatrice della mostra insieme a Giorgio Calcara: “Credo ne sarebbe felice, è un percorso molto intimo che mostra i luoghi che zio amava. Abbiamo ricostruito molto fedelmente il salotto di Villa Grazia, la sua casa di Milo, con i vetri cattedrale, il cavalletto con i pennelli, i libri di Gurdjieff e Guenon e la finestra da cui si affacciava al tramonto. Chi visiterà la mostra potrà coglierne l’evoluzione, fino ad arrivare a zone molto personali. È un viaggio dentro la sua interiorità, oltre che nella sua opera”.

Il Franco Battiato privato che emerge attraverso le parole di sua nipote è un uomo lontano dall’immagine austera che il pubblico gli aveva cucito addosso: “Era una persona sorprendentemente semplice e alla mano. Amava scherzare, stare in compagnia. Gli piaceva l’arte della tavola: mangiava pochissimo, come un uccellino, ma adorava avere tanti amici a cena, la sera, e conversare di tutto, passando con naturalezza da argomenti altissimi a quelli più quotidiani. Poi concludeva sempre la giornata con un film: tutti in salotto, a fare zapping, finché non si trovava quello giusto. Lavorava il giusto. Mai oltre un certo limite: a una certa ora quasi dovesse timbrare il cartellino usciva dal suo studio e invitava chi c’era a cena. Era un uomo di straordinaria ospitalità…”

Grazia Cristina Battiato
Grazia Cristina Battiato, nipote del cantautore e presidente della sua fondazione – Credits Antonella Bonetti (TVBlog.it)

Ognuno vorrebbe un po’ di Battiato…

La mostra ha anche riservato sorprese alla stessa nipote, in particolare la scoperta di quante persone abbiano conservato i suoi cimeli nel tempo: “Ci sono tantissimi privati che hanno dato molto a questa mostra. E questo è emblematico: avevano capito — quando ancora non si poteva sapere che cosa mio Zio avrebbe lasciato — che il suo messaggio era così forte che sarebbe arrivato.”

Sul film, Grazia Cristina Battiato ha lavorato a stretto contatto con il regista De Maria e alla produttrice esecutiva Francesca Chiappetta, storica amica del cantautore. La scelta di Dario Aita si è rivelata vincente: l’attore rifiutando qualsiasi concetto di imitazione, con una verosimiglianza che colpisce per gestualità, voce e presenza scenica, è perfetto nella sua interpretazione. Anche nella gestione della voce di Battiato: è Aita a cantare in ogni scena musicale…. “Mio zio si lasciava ispirare da qualcosa di superiore. Crediamo che sia importante per i giovani capire che devono abbandonare la ricerca del bene materiale che ti spinge verso il basso. L’evoluzione umana passa attraverso l’evoluzione spirituale e non quella della materia: si cresce attraverso lo studio, la lettura, il confronto. Una delle sue canzoni più dure, forse la sua eredità più forte – Povera Patria – è un estremo atto d’amore che ormai non riguarda solo il nostro paese ma il mondo intero.

Franco Battiato
Franco Battiato, scomparso nel 2021 a 76 anni – Credits Fondazione Battiato (YVBlog.it)

Franco Battiato, una mostra e un film

La mostra “Franco Battiato. Un’altra vita” è al Maxxi di Roma fino al 26 aprile. Il film “Franco Battiato. Il lungo viaggio” ancora in programmazione in alcune sale è stato prodotto dalla RAI e sarà trasmesso da RAI Uno. In onda in questi giorni anche “Franco Battiato in tournée” documentario del concerto del suo capolavoro un’con lo show dell’Arena di Verona dell’11 settembre 1982. Una galleria musicale di grandi successi che resero memorabile un’estate e che rimasero nel tempo: Battiato porta in scena una scaletta entrata nella memoria collettiva della nazione – da “L’era del cinghiale bianco” a “Cucurucucù”, da “Centro di gravità permanente” a “Bandiera bianca”. Una scaletta breve e intensissima.

L’ultimo concerto di Franco Battiato fu al Teatro Romano di Catania, il 17 settembre 2017. Le ultime quattro date di quel tour meraviglioso furono cancellate per motivi di salute: sarebbe morto quattro anni dopo a Villa Grazia. Aveva 76 anni. Le sue ceneri riposano nella tomba di famiglia nel cimitero di Riposto.