Il Festival di Sanremo è come un matrimonio a cui sei invitato. Inizialmente non vorresti partecipare, ma poi a ridosso del grande giorno cominci a essere curioso. Così scegli la postazione migliore, saluti tutti e ti ritrovi dentro un evento collettivo al solo scopo di fare le pulci a qualsiasi cosa. Il buffet, il vestito della sposa, la location, gli invitati. Dire la propria su tutto, sempre in qualunque momento. Sanremo è Sanremo, come diceva Baudo, perchè riunisce gli italiani davanti alla tv. Anche e soprattutto per criticare.
Sanremo senza polemiche è come la pasta scotta: si può mangiare, ma c’è di meglio. In quest’ultima edizione, le polemiche prima dell’inizio della kermesse sono state tutto sommato gestibili. Compreso il caso Pucci che, come apice del dibattito, ha visto scendere in campo (o salire metaforicamente sul palco, dipende dai punti di vista) persino Il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il Presidente del Senato Ignazio La Russa.
Le pagelle della prima serata
“Riabilitate Pucci a Sanremo”, ma in realtà se ne è andato lui per troppa pressione mediatica sui social. Non ha retto il possibile confronto con un pubblico difficile e sempre più severo. A conti fatti, però, la prima serata della kermesse canora equivale a una buona partenza. Senza infamia e soprattutto senza lode. Carlo Conti inizia facendo sentire la voce di Pippo Baudo, la platea applaude: Sanremo può cominciare. I cantanti in gara sono 30, per cui c’è necessità di andare veloci.
Il Direttore Artistico se ne approfitta e preme sull’acceleratore. Ci può anche stare, ma l’eccessiva frenesia tra una canzone e l’altra rischia di non far apprezzare appieno le canzoni. Dopo due ore e venti, però, ci si rende conto che il problema non è la velocità con cui i cantanti in gara vengono congedati. Il problema sono proprio le canzoni. Una sequenza di brani che non lasciano traccia, qualche esecuzione accattivante sicuramente è presente ma lo stato d’animo che pervade la kermesse, almeno in questo inizio, è la noia. E non è merito di Angelina Mango.
Olly e la Balorda Nostalgia
Lei all’Ariston non ci è tornata, ha lasciato spazio a Olly che ritrova Sanremo dopo il successo dello scorso anno. Conti cita Tortora: “È bello ripartire da dove eravamo rimasti”, afferma. Poi il cantautore comincia a eseguire Balorda Nostalgia ricordandoci quanto sarebbe stato meglio essere altrove. Non per la canzone in sè, che resta un successo incontrovertibile in grado di riempire stadi e palazzetti, ma per quello che avremmo visto poco dopo.
Laura Pausini affronta la scalinata del Teatro Ariston vestita come Morticia Addams: Tim Burton ha iniziato a girare la nuova stagione di Mercoledì, ma quello della cantautrice non è un omaggio al regista. La kermesse canora, dopo qualche battuta frivola sulla pronuncia della pluripremiata artista che litiga con le s per questioni dialettali, può cominciare.
Ditonellapiaga, una profezia in musica
A rompere il ghiaccio, non a causa delle freddure di Carlo Conti, è Ditonellapiaga. La sua “Che Fastidio!” non è un semplice brano: rappresenta una vera e propria profezia di tutta la prima puntata del Festival. Lei, dal canto suo (è il caso di dirlo), sveglia la platea dal torpore iniziale. Un’esibizione composta, ma deflagrante in grado di mettere in fila tutto quello che non sopporta ma in versione techno. Voto: 6,5.
Un inizio del genere prevede l’arrivo di un brano che possa controbilanciare la scarica di adrenalina lasciata dall’artista romana. A riportare la calma ci ha pensato Michele Bravi con una canzone piuttosto intima che parla di sentimenti e del valore dell’emotività. Il look e la resa lo fanno somigliare a una sorta di Mengoni prima maniera. L’essenziale qualche anno dopo. Prima o poi sembra aver strappato applausi e persino qualche lacrima. Voto: 7.
Sayf e Mara Sattei
Tocca a Sayf: è giovane, beato lui, arriva all’Ariston con l’entusiasmo delle prime volte. Tu mi piaci tanto è un brano orecchiabile che propone uno spaccato di vita tra emozioni e aspettative, con qualche richiamo a tematiche sociali. Senza esagerare che siamo pur sempre in Eurovisione. Voto 5,5 perchè non si possono citare Berlusconi e Rino Gaetano in una stessa canzone. Non solo per questione di consecutio.
Mara Sattei rilancia con Le cose che non sai di me. Una l’abbiamo capita e forse sempre saputa: la ragazza canta bene. Altrimenti non era a Sanremo, potrebbe pensare qualcuno, ma visti i tempi non è così scontato. La voce è la sua: niente auto-tune o stratagemmi di vario genere. Solo potenza vocale e qualche esercizio di stile. Voto: 6. Si comporta bene senza uscire dalla propria comfort zone. Parola d’ordine: osare.
Ci vorrebbe un D’Amico
Chi non ha bisogno di sollecitazioni invece è Dargen D’Amico: terza volta all’Ariston e si vede. Riesce a muoversi come un veterano, fa quello che vuole arrivando persino a prendersi la scena prima ancora di essere annunciato. Sale sul palco con occhiali a specchio e un vestito somigliante alla moquette di una villa. Il lusso, tuttavia, è poterlo sentire e provare a riflettere. Ai Ai è un testo tutt’altro che banale su una base piuttosto complessa: outsider. Voto: 7,5.
Arisa è tornata a Sanremo sapendo di giocare sul velluto. Ha sbaragliato la concorrenza nel 2009 con Sincerità e oggi cambia musica. Magica Favola è sulla stessa lunghezza d’onda di Meraviglioso Amore Mio. Un cambio di tonalità che rimette al centro la forza delle parole e un impatto vocale preponderante. Sanremo è Sanremo, almeno lei se lo ricorda e lo rammenta anche al pubblico. Voto: 8.
Luchè, come si esce dal Labirinto?
Luchè porta a Sanremo Labirinto e si incastra – di fatto – in un pezzo senza né capo né coda. Una canzone povera di contenuto senza alcun tipo di sorpresa o rivelazione. L’artista tiene bene il palco, ma è chiaramente in un contesto non in grado di valorizzare il suo repertorio. “Sei bella come una bugia detta per non piangere”. Qui l’unico che ha dovuto mentire, forse, è il produttore del brano. Voto: 4,5.
Tommaso Paradiso arriva all’Ariston con aspettative piuttosto alte da parte della platea. La comunicazione è sempre stata sferzante, con tanti riferimenti al cinema e alle sue passioni. I Romantici sa essere un inno al suo vissuto e a quello di tanti della sua stessa generazione. Un artista intrappolato negli anni ’80, per scelta, che si sta lentamente trasformando in Umberto Tozzi. Voto: 6.
Voilà, il talento dove sta?
Elettra Lamborghini sceglie di puntare sulle ballerine sperando che il pubblico guardasse la coreografia senza ascoltare la canzone: un espediente possibile, tutt’altro che risolutivo. Il brano lo abbiamo ascoltato, più volte per essere sicuri, e sì: non dice assolutamente nulla. Alla stregua di un qualunque tormentone estivo ma senza alcun tipo di appeal. Voilà, dov’è finito il talento? Voto: 4.
Patty Pravo: Opera è il trionfo della classe di una donna che, a 77 anni, insegna ancora come andrebbe tenuto un palco. Durante l’anno lei si gode la vita e poi arriva a Sanremo dando il proprio contributo. Il brano è divisivo, ma la resa forse ha messo d’accordo tutti. Voto: 7.
Samurai Jay: Ossessione è la tipica performance che crea scontri generazionali. I giovani ballano ascoltandola, mentre gli anziani stanno ancora applaudendo Patty Pravo. Maledetto feeling. Voto: 6.
Fedez e Masini, un “Male necessario” da evitare
Tocca anche a Raf, il cantautore propone Ora e Per Sempre. Un mix tra Cosa Resterà e Soltero in versione acustica. Un’operazione più rischiosa che originale. Voto: 5-.
J-Ax non riesce a uscire dalla crisi di mezza età che lo attanaglia da qualche anno: Italia Starter Pack mette insieme Italiano Medio e Spirale Ovale in versione country. Da Articolo 31 a Quota 100 è un attimo. Voto: 5,5.
Fulminacci: Stupida Sfortuna è una ballata intima e autentica, tutta la schiettezza di un ritratto generazionale. Coinvolgente e provocatoria, ma anche profondamente armonica. “Il migliore dei suoi sbagli”. Voto: 6,5.
Ermal Meta e Serena Brancale, vincono le emozioni
Levante ottiene lo stesso punteggio con Sei tu: l’artista torna all’Ariston e si libera da ogni zavorra emotiva. Racconta l’amore come non aveva mai fatto prima. Una genuinità che paga anche a livello musicale.
Fedez e Masini: un “Male necessario” da cui si può guarire. Canzone che non stravolge il repertorio di entrambi, forse avrebbero fatto meglio a presentarsi separatamente. Complicità venuta meno già alla prima esibizione, un duo pensato male e sviluppato anche peggio. Voto: 5.
Ermal Meta: Stella Stellina, 7. La mano di Dardust è tangibile per un brano cosmopolita che parla Italiano ma strizza l’occhio all’Oriente nella sonorità. Un’attenzione ai bambini che devono vivere la guerra loro malgrado.
Serena Brancale: Fiat 131 è una dedica al padre che tocca il cuore e non lascia spazio all’immaginazione. Voce e sensibilità sul palco dell’Ariston. Voto: 6,5.
Eddie Brock, Sanremo non è la Curva Sud
Nayt: un esercizio di stile sul beat. Canzone accattivante per i più giovani, ma poco Sanremese. Prima Che può dire ancora molto, ma bisogna capire come farlo e il tempo è poco. Voto: 5.
Malika Ayane: Animali Notturni 6. Una canzone dall’anima Soul che premia la vocalità dell’artista, l’esibizione è chiaramente entro la comfort zone dell’interprete. Osare non è vietato, ma ci sono altre 4 serate per dimostrarlo.
Eddie Brock: un prodotto a metà fra una filastrocca e un coro da stadio. L’artista è molto romanista, ma l’Ariston non è la Curva Sud. Voto: 4.
Sal Da Vinci: risveglia il teatro Ariston quando ormai è già piuttosto tardi. Per Sempre Sì è un trionfo di ritmo e capacità. Le stesse che gli hanno permesso di arrivare al successo con Rossetto e Caffè. Se l’avesse cantata Massimo Ranieri, ci sarebbe stata la standing ovation. Voto: 6,5.
Tredici, un uomo che cade…in piedi
Enrico Nigiotti: torna a Sanremo e propone un brano che riesce a toccare il cuore, ma non arriva forse nel modo migliore alla prima esibizione. L’emozione vince sulla resa. Voto: 6.
Tredici Pietro: Se il microfono non è partito inizialmente ci sarà stato un motivo. Lo stiamo ancora cercando. La canzone sarà un tormentone radiofonico, ma per il momento siamo al di sotto delle aspettative. Uomo che cade, in piedi. Voto: 5,5
Chiello: Tananai in versione Manga. Voto: 5.
Bambole di Pezza: voce profonda per un inno tra emancipazione e riscatto. Accorato appello alla rinascita e successiva maturazione con la forza dei sentimenti. Resta con me, voto: 6,5.
Maria Antonietta&Colombre: mix tra Coma Cose e La Rappresentante Di Lista. La felicità e basta, Voto: 6,5.
Francesco Renga, grinta e mestiere
Leo Gassmann: un cantante pronto e maturo che potrebbe muoversi con maggiore dinamismo, ma paga forse troppo l’esibizione a tarda notte. Si rifarà nelle prossime uscite. Voto: 6.
Francesco Renga: un artista che non ha bisogno di presentazioni. L’esperienza si percepisce nonostante la stanchezza e la tensione accumulata prima di salire sul palco. Mestiere e grinta, poi il testo potrebbe aprire un’altra discussione, ma il tempo è tiranno. Specialmente con una scaletta così ricca. Voto: 7.
LDA e AKA7: un brano orecchiabile e parzialmente coinvolgente. Le sonorità ricordano quelle di Ana Mena, restando in tema: duecentomila ore non equivalgono a una raccolta di Poesie Clandestine. Voto: 6