Lillo a Sanremo 2026: “Mai fatto una co-conduzione. Sul caso Pucci: al suo posto sarei venuto”

Con il senno del giorno dopo, il momento più alto della seconda serata di Sanremo 2026 dal punto di vista degli ascolti è stato proprio lui: Lillo Petrolo che scende le scale con il suo modo stralunato, un po’ nerd, di chi non sai mai se ci è o ci fa, se ti vuole bene o ti prende in giro. Incassa il picco di share, incassa gli applausi, e il giorno dopo incassa anche il risultato con la stessa flemma con cui ha fatto tutto il resto. “Posso solo dire grazie, sono davvero contento. Le cose non si misurano solo in dati e numeri. Ma se il pubblico segue e apprezza, quando si fa il mio lavoro si dice grazie. E si è contenti.”

Pasquale Petrolo, in arte Lillo — improvvisamente diventato “Petrolio” in conferenza stampa in una delle gag involontarie più divertenti della sala stampa del Festival, con lui che replica sereno: “Avevo un insegnante alle medie che mi ha chiamato Petrolio per tutto l’anno, anche se ho provato a spiegarlo per tutto l’anno” — è uno dei volti più amati della comicità italiana. Fumettista agli esordi, poi metà del duo Lillo & Greg, attore, autore radiofonico, regista, e infine fenomeno di massa con Posaman, il supereroe nato quasi per caso a LOL: Chi ride è fuori. Ora, per la prima volta in assoluto, co-conduttore all’Ariston.

Lillo, fenomeno involontario

In LOL le sue caricature sono diventate storiche. Posaman, il supereroe con il solo potere di muovere le orecchie e con quattro pose (“faccio solo quelle che mi vengono bene”), ma anche la battuta entrata nell’immaginario collettivo in cui, smessi i panni del personaggio, è semplicemente se stesso: “Manco posso più dire ‘sono Lillo’ quando al telefono mi chiedono chi è. Si mettono a ridere. Adesso ogni tanto mi tocca rispondere che sono Pasquale.”

Sulla co-conduzione all’Ariston è il primo a ridimensionare: “Conduzione mi sembra una parola grossa. Ho fatto alcune cose che credo la gente volesse vedere.” Tra queste, il cantante mambo — altra trovata minimalista e spassosa già vista a LOL — e una coreografia a colpi di passi Ladispoli e doppia Anagni che ha fatto ballare Carlo Conti di spalle al pubblico.

Prima volta assoluta, niente copione

Quella di Sanremo è la sua prima co-conduzione in assoluto, e lui lo dice senza fingere disinvoltura: “Nella vita ho sempre cercato di combattere la noia e la routine. Ho suonato e cantato, recitato, scritto testi, mi sono esibito da solo e con colleghi, in club e in teatro, grandi e piccoli. Quando devo dire una battuta magari stupida sulle cose che faccio dico: ‘finché non se ne accorgono va bene così’.” La filosofia la riassume in una frase sola: “Meglio farne tante non benissimo che una sola, per quanto bene tu la faccia.”

Sul caso Pucci: libertà sì, censura mai, ma il giudice è il pubblico

A margine della conferenza stampa, Lillo ha detto la sua sulla vicenda di Andrea Pucci, il collega che aveva rinunciato alla co-conduzione di un’altra serata del Festival dopo una valanga di messaggi d’odio sui social. Posizione netta, senza schierarsi sul piano politico.

“Ognuno ha detto la sua. Io parlo da artista, non da politico, perché non lo sono. Da artista ti dico che capisco la situazione di Pucci, perché i social a volte sono feroci ed esagerano con i commenti. Uno può dire la sua opinione, anche dura, senza necessariamente essere offensivo.” Il punto fermo sulla libertà d’espressione è chiaro: “Se fosse stato censurato avrei detto la mia sulla censura, perché non deve esistere la censura in un mestiere come il nostro. Non esiste la censura, ma esiste il giudizio del pubblico. Quindi il pubblico deciderà poi se quello che hai detto è una cosa da rispettare, da amare o da contestare.” Quanto alla scelta del collega: “Essendo una decisione che appartiene solamente a lui, è giusta in quanto tale. Ha fatto quello che riteneva giusto per sé. Io al suo posto, per quanto possa interessare, sarei venuto.”

Sono Lillo serie
Lillo in un frame della serie nata dal tormentone Sono Lillo – Credits Ufficio Stampa (TVBlog.it) © Prime Video

L’ironia nata da bambino, come risposta al bullismo

Dietro la leggerezza costruita sul palco c’è una storia personale meno lineare. Da bambino era sovrappeso e timido, e veniva bullizzato. “Ho iniziato a sviluppare altre qualità per farmi accettare. Una di queste era proprio legata al clima che si crea quando si ride non di una persona ma di una situazione. L’autoironia è sicuramente una cura, un’arma potentissima di autodifesa.” Non è una posa, è una scelta di sopravvivenza diventata stile. E poi c’è stato il Covid, nell’ottobre 2020: ricovero al Policlinico Gemelli, terapia intensiva, il pensiero di non farcela: “Medici e infermieri mi davano forza.” Un passaggio che rimette in scala le priorità senza chiedere il permesso.

Prossima fermata: teatro Olimpico con Greg

Incassato il successo al cinema di Agata Christian con Christian De Sica e Maccio Capatonda, Lillo torna presto a teatro. All’Olimpico di Roma, insieme a Greg, con lo spettacolo Lillo e Greg – MOVIe ERCULeO: dall’11 marzo al 5 aprile, doppio spettacolo sabato e domenica, prevendite da sold out e una tournée italiana che si annuncia lunga. Dagli sketch di 610 su Rai Radio 2 — campione di longevità — al picco di share all’Ariston. Lillo non ha mai seguito un piano. E forse è proprio per questo che funziona.

Dall’11 marzo al 5 aprile la compagnia offre doppio spettacolo sabato e domenica. Si annuncia una serie di sold-out.