Scoprirsi veterano ma non sentirsi tale. Francesco Renga torna per l’undicesima volta a Sanremo.
Una vittoria con Angelo, nel 2005, un premio speciale della critica con i Timoria all’esordio assoluto per L’uomo che ride, ormai trentacinque anni fa. Le foto mostrano un vero multiverso. Zazzera, schitarrate e jeans scampanati hanno lasciato spazio a una cura anche estetica decisamente più pop.
Trent’anni di Sanremo: e non sentirli
Che ne è oggi di quel Francesco? “C’è una parte di me che rimpiange quel periodo anche perché crescere come sono cresciuto io in un gruppo ti dà una forza che da solo puoi solo immaginare di avere. Eravamo spregiudicati oltre che coraggiosi. I Timoria erano un progetto serio, costruito intorno a una forte consapevolezza collettiva dove ognuno di noi aveva una propria specificità. All’epoca presentammo una canzone che aveva un enorme spessore, un testo intensissimo, splendido e difficile. Sapevamo che cosa si dicesse di Sanremo e della sua capacità di disintegrare gruppi solidi e idee meravigliose, anche collaudate. Noi con l’incoscienza che ci contraddistingueva all’epoca andammo mantenendo la nostra identità. E andò bene, fu un’esperienza. I problemi sarebbero sorti dopo”.
L’uomo che ride
La canzone era un vero capolavoro, uno dei brani più belli e sofferti scritti da Omar Pedrini. Uscì nel disinteresse generale già alla seconda serata. Ma il brano viene accolto dalle radio e ottiene il premio della critica. Il mondo stava cambiando. I Timoria erano l’avanguardia italiana di un grunge che l’Italia non conosceva ma che stava sparando a manetta Alice In Chains e Faith No More. Sette mesi dopo sarebbe uscito Nevermind dei Nirvana.
I Timoria pubblicavano il loro secondo album e accumulavano migliaia di chilometri su un furgoncino Ford merde militare… Renga non rinnega nulla. Ma riconosce che quei tempi sono passati da un pezzo: “I Timoria erano la mia fuga, per lo meno una parte della mia fuga dopo la morte di mamma. Ci sono voluti anni per capire che non puoi scappare da tutto e che prima o poi le cose ti vengono anche a cercare. Fu un periodo folle: essere a Sanremo con i Timoria fu un eccesso. Alla fine però scappai anche da loro. Ogni anno mi chiedono se prima o poi io e i Timoria torneremo insieme, e ogni anno mi sembra sempre più difficile…”
Anche perché nel frattempo la band ha avuto altri problemi, serissimi quelli di salute di Omar Pedrini, presto in tour per conto suo, così come quelli di Illorca Pellegrini, vittima di un devastante incidente stradale.

Undicesima volta all’Ariston
Omar e Renga sono saliti sul palco un paio di volte insieme. Sporadicamente.
Meno sporadiche le presenze di Renga all’Ariston, ben undici con “Il meglio di me”, un brano che definisce “semplice e rivoluzionario” e che rappresenta il punto di arrivo di un lungo percorso di consapevolezza personale.
Il cantante bresciano si gode questa edizione forse un po’ meno in fuga… Soprattutto da se stesso: “Viviamo in un tempo in cui siamo abituati a nascondere ciò che non funziona per paura di crollare – spiega – e invece credo che guardando quella parte peggiore di noi si possa cambiare davvero. Non è l’altro a dover sistemare ciò che non va: sei tu che devi attraversare il buio. Il meglio di noi non arriva negando il peggio, ma guardandolo negli occhi e disinnescandolo.”
Insomma, scappare alla fine lo ha riportato davanti a conti da fare: “Sto affrontando un percorso nuovo e diverso con un nuovo team, dopo aver cambiato etichetta (ora incide per Atlantic/Warner) lasciando perdere lavoro già fatto per ripartire da zero. Ne è valsa la pena. A convincermi che la canzone meritava il suo pubblico è stata mia figlia Jolanda, che ha ascoltato il brano e mi ha detto che era bello. Per me conta più di qualsiasi classifica.”
La fuga iniziata con la morte di sua madre
Dietro il brano c’è una storia personale precisa. “Ho cominciato a scappare quando è morta mia mamma. Avevo 17 anni. Una mancanza che ha segnato tutta la mia vita e ha falsato i rapporti con le altre donne: lo avevo vissuto come un abbandono.”
Con la famiglia che si disgregava — la sorella gemella sposata, il fratello via, il padre che si era trasferito in Sardegna per lavoro — la sua famiglia erano i Timoria: “Vivevo con loro. Avevo cancellato le altre figure di riferimento. Ma alla fine sono scappato anche da lì.”
A chi gli chiede se sia “scappato” anche dalla relazione con Ambra Angiolini, Renga risponde senza esitare: “Sì… Ci siamo fatti del male… Non è stato semplice, ma adesso abbiamo risolto tutto.” Il confronto con le donne della sua vita — la ex compagna e soprattutto la figlia Jolanda — lo ha aiutato ad arrivare a questa nuova consapevolezza. “Ci sono tormenti che porti dentro per anni e che con la scrittura cercano uscire sciogliendo dei nodi. L’arte serve a fare i conti con il non detto.”
Le immagini di Ambra che intenerita lo guarda da sotto il palco durante i live fa capire che i non detti sono stati molti.

Jolanda, la figlia che gli ha detto “lavoraci su”
La prima persona ad ascoltare “Il meglio di me” è stata proprio Jolanda. E non si è limitata ad applaudire: “La prima volta che l’ha sentita mi ha detto ‘questa è bella, lavoriamoci su, mettiamo a posto delle cose’.” La figlia è arrivata anche a Sanremo, presente alle prove. In collegamento tv da La Volta Buona su Rai 1, lo ha anche stuzzicato bonariamente dopo la generale non perfetta: “Papo, è andata come ti aspettavi o speravi andasse meglio?”
Lui ha risposto con ironia: “Non è andata benissimo.” E lei lo ha rassicurato: “Domani sarà perfetto.”
Renga ammette: “Il parere degli altri è stato molto vincolante per me, anche troppo. Jolanda è una delle pochissime persone da cui pretendo la verità, e la accetto. Perché so che sarà d’aiuto e non mi farà del male”.
Serata cover, tour e nuovo disco
Nella serata delle cover, Renga si esibirà con Giusy Ferreri in “Ragazzo solo, ragazza sola”, versione italiana di Space Oddity di David Bowie con testo riscritto da Mogol. Un doppio omaggio: a Bowie nel decennale della scomparsa, e a Mogol che quest’anno compie 90 anni. “La conosco da quando ero bambino perché mi sentivo David Bowie”, racconta. “E poi per la sintonia tra due voci era meglio cantarla in italiano.”
In autunno arriverà il tour nei teatri, con partenza il 3 ottobre da Napoli. Scaletta antologica, qualche chicca e uno spettacolo che “scenograficamente abbia un senso”. Qualcosa di completamente diverso da due anni di concerti evento con Nek.
Poi il disco, che andrà nella stessa direzione di “Il meglio di me”: “Sono a un punto di svolta – ammette – e per la prima volta non mi sento inseguito, e non sento il desiderio di scappare da nessuna parte”.
Le date del tour
03 ottobre 2026 – MILANO – TEATRO ARCIMBOLDI
07 ottobre 2026 – NAPOLI – TEATRO AUGUSTEO
09 ottobre 2026 – ROMA – TEATRO BRANCACCIO
17 ottobre 2026 – BARI – TEATRO TEAM
23 ottobre 2026 – LEGNANO (MI) – TEATRO GALLERIA
25 ottobre 2026 – FIRENZE – TEATRO VERDI
28 ottobre 2026 – MANTOVA – TEATRO PALAUNICAL
30 ottobre 2026 – BRESCIA – TEATRO DIS_PLAY
31 ottobre 2026 – TORINO – TEATRO COLOSSEO
03 novembre 2026 – BOLOGNA – EUROPAUDITORIUM
06 novembre 2026 – PADOVA – GRAN TEATRO GEOX