Washington, 28 febbraio 2026 – Comunque vada Bill Clinton si muove come un uomo di grande fascino politico. Gli analisti lo osservano da anni come uno dei pilastri che nel bene o nel male ha lasciato un segno nella storia americana.
Professor Ferdinando Fasce (foto), analista di storia americana e docente all’Università di Genova, Bill Clinton è ancora un personaggio amato nella società civile degli Stati Uniti?
“È stato una figura controversa anche per la vicenda del sexgate, ma è ricordato con favore per una fase di crescita dell’economia degli Usa in cui pareva che la globalizzazione viaggiasse a gonfie vele. Si adoperò anche per rimettere a posto i conti pubblici. Sotto pressione dei repubblicani ridimensionò in una certa misura lo stato sociale”.
Come va inquadrato?
“Lo definirei l’interprete di una certa sinistra moderata che voleva cavalcare il neoliberismo. È stato un grande tattico della politica, anche se le conseguenze a medio termine delle sue scelte economiche e sociali sono state negative”.
Quindi un modello della sinistra progressista americana?
“Ha ottenuto due volte, nel 1992 e nel 1996, il mandato presidenziale e la storia lo ha legato ad una teorica terza via. Mise in piedi un modello che finì male, non più riproponibile, secondo cui la globalizzazione avrebbe risolto molti problemi. Detto ciò è stato un tattico capace di ottenere consenso popolare”.
Nella ragnatela di Jeffrey Epstein che ruolo ha avuto?
“Certamente Clinton faceva parte delle oligarchie che univano economia, media e politica. Ma se questo avesse a che fare con il “sistema Epstein” non siamo in grado di dire”.
Dove collochiamo Clinton nella classifica dei presidenti?
“Certamente non nei primi dieci. È vero che ha vinto due elezioni presidenziali in un ambiente politico a egemonia repubblicana, ma non ha convinto come figura capace di imprimere un effetto duraturo a una nuova politica del Partito democratico capace di fare i conti con gli effetti negativi della globalizzazione per gli strati popolari”.
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Le vicende sessuali, da Paula Jones a Monica Lewinsky hanno pesato sulla sua credibilità?
“Sicuramente. Chi ha collaborato con lui conferma che erano il suo tallone d’Achille. Clinton pagò anche l’errore del licenziamento, per motivi di bilancio, di funzionari dello staff presidenziale che forse avrebbero potuto tenerlo alla larga da certe tentazioni. I repubblicani lo attaccarono furiosamente come vendetta del Watergate e questo gli consentì di ottenere un certo consenso. Rimane comunque la gravità del gesto personale”.
Però è rimasto sempre a galla.
“Clinton è un uomo molto abile, formidabile nei rapporti personali e come detto per un certo periodo durante il suo mandato l’economia era florida. E comunque è stato un presidente di alto profilo intellettuale. Si è laureato a Yale e di lui si dice che legga un libro al giorno”.
I Clinton sono stati anche un centro di potere?
“Certo. Hillary è stata segretaria di Stato (2009-2013), senatrice per New York (2001-2009) e First Lady (1993-2001), prima donna a ottenere la candidatura presidenziale. Come i Bush, i Clinton sono stati accusati di una politica dinastica, anche se le dimensioni del loro potere erano inferiori a quelle dei Bush, che vantavano una genealogia plurigenerazionale”.